Nuovi fasci, vecchie merde!

con questo approfondimento vogliamo ricostruire una storia durata fin troppo e a cui è ora di mettere la parola fine.

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SE NON LI CONOSCETE, GUARDATE ALLA LONTANA…

Le connessioni mostrate dalle inchieste di Fan Page dell’Ottobre 2021 sono dovute a delle mele marce? Che il fascismo non sia finito con il ventennio, purtroppo è cosa nota: quando il 25 Aprile del 1945 insieme alla Liberazione, “cadde” la Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio guidato dallo stesso Mussolini, alcuni reduci, Almirante in testa, poco più di un anno dopo, formarono l’ MSI, Movimento Sociale Italiano. Potremmo partire da li e ricostruire passo dopo passo le parentele che, arrivando fino al giorno d’oggi, mostrano che no, non è un caso se dentro a partiti razzisti, omofobi, e pregni di spregevoli discriminazioni (finanche nei confronti della donna in quanto “angelo del focolaio”) siano zeppi di “topi di fogna”, rigurgiti del passato a cui non dovrebbe essere lasciato alcuno spazio nel nostro paese e nel mondo, eppure, come mostra il dibattito di questi giorni, ne rappresentano la base: lungi dall’essere un fenomeno sconosciuto, sono invece un pezzo a cui Lega e FdI ammiccano, e di cui orgogliosamente si fanno portavoce dei valori “patrioti”. Partendo dalla storia recente, guardiamo alla lontana…

INDICE DELLE SEZIONI: 

Speciale in continuo aggiornamento

 FRATELLI D’ITALIA: IL FASCISMO NON FA PARTE DEL SUO DNA. ???

Il logo è già una dichiarazione: la fiamma tricolore infatti è la stessa identica fiamma che fu il logo del Movimento Sociale Italiano. Questo partito infatti, checchè ne dica la Meloni, è un diretto nipote del M.S.I., il partito che fece da casa al neofascismo italiano e anche rifugio per componenti del terrorismo nero durante la Strategia della Tensione. Quando nel ’95 ci fu la cosiddetta “svolta di Fiuggi”, Gianfranco Fini, il delfino di Almirante, diede vita ad Alleanza Nazionale, un tentativo grossolano di abbandonare i riferimenti ideologici al fascismo per essere più presentabili come forza politica: infatti tanto la dirigenza quanto la base arrivavano direttamente dall’MSI-DN, e il legame con quel pezzo di storia non fu mai ripudiato. AN fu parte attiva delle coalizioni berlusconiane e della formazione del Popolo delle Libertà. Proprio in seguito al fallimento del PdL (su cui torneremo) e della “caduta” del rais Berlusconi, Fratelli d’Italia prese vita, raccogliendone l’eredità. Fondatori di FdI, Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.

SE LI CONOSCI LI EVITI PT.1  – FRATELLI D’ITALIA & FAMILY

 

Partiamo da Ignazio Benito Maria La Russa, figlio del regime (suo padre infatti era segretario del PNF), ha un curriculum di cui non ci si dovrebbe vantare: responsabile milanese dell’organizzazione giovanile dell’MSI negli anni 70, famoso picchiatore fascista con un ruolo tutt’altro che di secondo piano (tanto che fu indicato come responsabile morale del lancio di bombe a mano a Milano nel ’73), legale della famiglia Ramelli, prosegue la sua carriera politica viene eletto alla Camera nelle liste dell’MSI. Fu in prima linea nel fondare AN a fianco di Gianfranco Fini, altro nome noto del neofascismo italiano. Viene rieletto diverse volte con AN fino a passare al PDL nel 2008 di cui fu Ministro della difesa. Un passato mai rinnegato da La Russa, ma anzi motivo d’orgoglio, come non manca mai di ricordare nelle sue infelici uscite come dimostra il furore con cui è tuttora pronto a scagliarsi quando qualcuno gli fa notare che il fascismo è un crimine. Nonostante infatti in questi giorni strilli che loro “hanno chiuso col fascismo ai tempi di Almirante” tuttora il “prode” patriota dimostra di non digerire il 25 Aprile, proponendo di trasformarlo in una “festa di tutti i caduti” e non si trattiene dal pubblicare video con cimeli della sua militanza fascista sostituendo Bella Ciao con “La canzone del Piave”. D’altra parte non è il solo in Fratelli d’Italia a essere “vittima” di una nostalgia messa in mostra senza vergogna, basta vedere le uscite di Rachele Mussolini (si, anche la nipote di Benito è esponente di FdI) sul 25 aprile, in cui dichiara orgogliosamente di festeggiare “solo San Marco”. Altro che taglio con il passato. Su La Russa e famiglia torneremo in seguito.

Passiamo a Giorgia Meloni, che dobbiamo dirlo, finalmente quattro giorni fa ha dichiarato che “Non c’è fascismo nel DNA di Fratelli d’Italia” e che “Fratelli d’Italia e il fascismo sono lontani anni luce”. Poveretta, alla fine l’hanno costretta a dirlo, lei, che ha fatto di tutto per non usare quella parola, cosi attenta a camuffare la sua doppia faccia… Ma davvero la Meloni è estranea al mondo dell’estrema destra? Diciamo che per usare un eufemismo “strizza l’occhio” al neofascismo italiano, e che certamente Giorgia non era all’oscuro dello schifoso sottobosco che circonda il suo partito. Che certamente non è antifascista. Capita infatti che l’organizzazione giovanile di FdI, Gioventù Nazionale, omaggi il capo di una divisione SS, Leon Degrelle, in un suo post (poi cancellato, in seguito ad un articolo di denuncia di Berizzi, insieme alla pagina veronese dell’organizzazione che l’aveva pubblicato). O che il partito organizzi una cena commemorativa della Marcia su Roma, in cui sul menu il logo di FdI compare sopra l’aquila fascista a lato del fascio littorio e a cui prendono parte esponenti non di secondo piano come il governatore delle marche Acquaroli, uno dei pupilli della Meloni. D’altra parte lei stessa considera Almirante un “grande statista”. O ancora, basta cercare conferme nelle dichiarazioni di CasaPound, che afferma che i loro elettori hanno votato FdI e la Lega. A volare fuori dall’Italia, il contesto rimane lo stesso: in Spagna, ad esempio, dove proprio in questi giorni la Meloni è andata a presenziare all’adunata di Vox, “partito fratello” di Fratelli d’Italia, di matrice fascista e apertamente ispirato al franchismo e legato alle frange delle Forze Armate spagnole che tentarono il golpe nell’81. O in Ungheria, dove la Meloni “vanta” una stretta amicizia con Orban, il presidente ungherese resosi tristemente conosciuto per le sue leggi liberticide e autoritarie, contro i dritti della comunità LGBTQ. Ciliegina sulla torta, Fdi si è gettata a gamba tesa dentro “The Movement” il movimento sovranista internazionale con cui Steve Bannon puntava a riunire i partiti populisti e sovranisti; lo Steve Bannon ex-stratega di Trump, co-fondatore di Cambridge Analytica società finita in bancarotta a seguito dello scandalo legato all’uso dei dati di Facebook, senza approvazione degli utenti, per dirottare la campagna elettorale a favore di Trump. 

IL VIDEO INEDITO DI REPORT:

QUANDO GIORGIA MELONI SI FACEVA SCORTARE DAL LEADER DI FORZA NUOVA

LEGA LADRONA. INDIPENDENTISMO EVERSIVO E FASCIOLEGHISMO

UNA MANO “ARMATA” TROPPO SPESSO.

La Lega, in quanto a curriculum, non è certo da meno. Possiamo partire dall'(ora ex)assessore leghista Adriatici, che pochi mesi fa ha ucciso con un colpo di pistola un uomo di 39 anni, Youns, di origine marocchina: ritenuto “socialmente pericoloso” si trova attualmente ai domiciliari. Una storia che purtroppo non stupisce, visto le origini eversive della Lega Nord,  caso tutt’altro che singolo, visto i precedenti che la Lega ha nella sua storia a proposito di armi. Alcuni ricorderanno le Camicie Verdi, vera e propria organizzazione paramilitare per cui Bossi, Calderoli, Borghezio, Maroni per un totale di esponenti di spicco dell’allora Lega Nord sono stati PROCESSATI PER BANDA ARMATA, tra cui è bene non dimenticare che c’era anche il sindaco di Milano Formentini. Siamo nel ’96 ma non stiamo parlando di qualcosa che riguarda la vecchia dirigenza: c’è un filo che si dispiega dalle origini della Lega Nord all’attuale Lega di Salvini, lo stesso che da giovanissimo imbracciava il fucile da guardia padana a tutela del parlamento del nord e che ha poi fatto carriera alimentando odio e paura nei confronti dei migranti: senza mai perdere occasione di farsi campagna elettorale sulla pelle dei più bisognosi, vittime delle politiche che questi stessi partiti hanno promosso. Infatti, dietro alla Lega non c’è solo ideologia eversiva e razzista: c’è anche tanto amore per il denaro e ben poca vergogna nel continuare, da ormai tre decenni, a sottrarre soldi pubblici attraverso appalti truccati, tangenti, mazzette e via dicendo, fino ai LINGOTTI E I DIAMANTI IN TANZANIA e i 49 MILIONI mai restituiti. Quale gioco più semplice che gridare al ladro e, mentre tutti guardano il dito, fregarsi la luna?

P2, ORDINE NUOVO, E IL PADRE PUTATIVO DELLA LEGA

Per capire meglio di cosa parliamo, possiamo andare indietro sino all’epoca in cui cominciava la Trattativa Stato-Mafia. L’epoca in cui Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord, ebbe un ruolo centrale nella nascita delle Leghe centro-meridionali nonchè nella candidatura di Michele Greco, Vito Ciancimino e Licio Gelli, quest’ultimo riferimento, insieme ad Andreotti, di Miglio stesso, tanto che l’ex politico della Lega nord Gianmario Ferramonti, lui stesso gelliano (e allora “galoppino” di Miglio), definisce Gelli il padre putativo della Lega Nord. Siamo agli inizi degli anni Novanta e dentro al movimento della leghe meridionali si trovano: terroristi neri come Stefano delle Chiaie (prima MSI, poi Ordine Nuovo, il cui nome compare in praticamente tutti i processi sulle stragi della STRATEGIA DELLA TENSIONE) assieme a persone legate a Cosa Nostra come il già citato Ciancimino e il commercialista di Totò Riina. Una storia che già dal principio mostra legami a doppio filo tra la Mafia, Ndrangheta, terrorismo nero e destra eversiva, ma anche servizi segreti e massoneria italo-americana con partiti che a quell’epoca prendevano piede, Forza Italia (in cui per esempio confluirà Sicilia Libera, il partito nato con l’intenzione di lasciare la Mafia a Governare la Sicilia) e la Lega (come dimostra l’incontro tra Enzo De Chiara, altro amico di Gelli e uomo dei servizi segreti americani, Bossi, Maroni neo ministro dell’Interno, e l’allora capo della polizia Parisi…). Non stupisce ritrovare ancora oggi dunque una serie di legami vergognosi tra la Lega e organizzazioni fasciste e anche con organizzazioni mafiose: poco più di un anno fa il procuratore del Tribunale di Reggio Calabria nel processo alla Ndrangheta stragista, spiega che Licio Gelli fu il perno che controllava contemporaneamente i Servizi, Cosa Nostra e la Ndrangheta…

Licio Gelli, condannato post mortem per essere tra i quattro organizzatori e finanziatori della strage di Bologna, il “Maestro Venerabile” della P2, loggia massonica che, come si scopri nell’ ’81 a seguito della perquisizione della villa dello stesso Gelli, comprendeva  “l’intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di SavoiaFabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo.” Come disse Gelli stesso con la P2 avevano “l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia”. 

SE LI CONOSCI LI EVITI PT.2  – LEGA (NORD) & FAMIGGHIA

VI RICORDATE “LA TERZA LEGA”?

Il legame con Ordine Nuovo, vero e proprio gruppo neonazista, è tutt’altro che fortuito: la storia della Lega e quella del fascismo eversivo infatti non si esauriscono con Licio Gelli. Non serve andare molto indietro per individuare le radici ancora ben salde e presenti del neofascismo stragista, basta ripercorrere la carriera e il ruolo di un altro nome noto della Lega odierna. MARIO BORGHEZIO, che dopo una parentesi nella DC entra in ORDINE NUOVO. Un ambiente in cui il futuro esponente della Lega si trova benissimo, come dimostrano le sue amicizie con ROBERTO FIORE (condannato per associazione sovversiva e banda armata) e Morsello, fondatori di Forza Nuova, una sorta di reincarnazione di TERZA POSIZIONE (vi ricordate la “terza lega” di cui parla Borghezio nell’inchiesta di Fan Page?) e con lo stesso Pino Rauti (ben noto anche ad altri leghisti della prima ora che sono stati con lui in viaggio di formazione nientemeno che dai Colonnelli Greci come denuncia un’inchiesta del 1993). Sul passato di Borghezio, c’è molto da dire, l’arresto sul confine con la Francia quando Borghezio fu trovato con in tasca una cartolina firmata Ordine Nuovo, decorata con svastiche e frasi inneggianti a Hitler e all’omicidio di Occorsio è solo un esempio di quanto parliamo di vera e propria militanza attiva nella destra eversiva. Un percorso che l’ha portato addirittura a dare lui stesso lezioni ai neofascisti francesi su come infiltrarsi nella democrazia presentandosi come movimenti regionalisti… la “scuola di Miglio” fa ancora scuola insomma.

E’ importante sottolineare però che Borghezio NON E’ IL SOLO AD AVERE AMICIZIE DI LUNGA DATA CON IL NEOFASCISMO ITALIANO. Nella foto qui sopra, vedete Matteo Salvini abbracciarsi in posa con Castellino di Forza Nuova e Passaro di IoApro. Entrambi tra i 12 arrestati per assalto alla CGIL di sabato scorso. E’ da parecchio tempo infatti che Salvini strizza l’occhio a rigurgiti del passato vari, senza farsi mancare frasi come “il fascismo ha fatto anche cose buone. E le uscite disgustose come quella di intitolare luoghi pubblici a Hitler e Mussolini da parte dei due leghisti Claudio Durigon (sottosegretario di Stato al Mise) e Andrea Santucci (ex capogruppo a Colleferro) sono cartina tornasole di una storia e di legami ben consolidati all’interno della Lega, e non singole eccezioni.

FASCISTI IERI, FASCISTI OGGI

 

E’ nota anche la simpatia reciproca tra la Lega di Salvini e Casapound, un’altra organizzazione neofascista che proprio grazie alla connivenza con esponenti della politica italiana, sin dai tempi di Alemanno, ha potuto farsi spazio, arrivando a essere la militanza e il bacino elettorale di partiti che governano il nostro paese. Una vera e propria alleanza che ha preso il via proprio attraverso, ancora una volta, Mario Borghezio, votato in massa dai camerati di Casapound alle Europeecome racconta lo stesso Di Stefano. Per capire quanto sia grave la relazione esplicita di un partito di governo con un’organizzazione come Casapound basta uno sguardo alla cronaca che la circonda: dallo stupro di gruppo attuato da un consigliere e un militante entrambi di Casapound a Viterbo; a Traini, che sparò a dei cittadini migranti a Macerataex candidato per la Lega e con amicizie sia in Casapound che in Forza Nuova che sul collo sfoggia il tatuaggio del simbolo di Terza Posizione; o ancora a Gianluca Casseri, autore della Strage di Firenze e assassino di Modu e Mor nonchè ideologo di Casapound, tanto che scriveva non di rado sull’Ideodromo, sito che dà la linea all’organizzazione neofascista. E questi sono solo tre dei più intollerabili atti di violenza e aggressione messi in campo da questi rigurgiti del passato.     

Un rapporto che fa doppiamente schifo perchè aggiunge all’intollerabile nostalgia per il passato una più che visibile passione per gli affari: sembrerebbe ridicolo se non fosse che invece è gravissimo, confrontare la retorica del “prima gli italiani” e del loro populismo spiccio con la realtà dei fatti, a partire dalla stessa Casapound che se da un lato guida le proteste per togliere il cibo ai rom dall’altro le soluzioni se le trova solo per la famigghia, basta dare un occhio a chi vive nel “Grand Hotel” al centro di Roma.

DA DOVE ARRIVANO I SOLDI CON CUI I FASCISTI DI CASAPOUND

FINANZIANO LE LORO ATTIVITA’? ANCHE QUI RITROVIAMO SALVINI…

LO STRANO CASO DEI DUE PARTITI, DEL 2XMILLE E DI 49 MILIONI RUBATI E DA RESTITUIRE ALLO STATO…

LICIO GELLI, IL MILIONE DI DOLLARI AI NAR PRIMA DELLA STRAGE DI BOLOGNA  E LA FORTUNA DELL’EX NAR ROBERTO FIORE DURANTE LA LATITANZA A LONDRA

IL RUOLO DI MURELLI DAL NEOFASCISMO DEGLI ANNI DI PIOMBO ALLA LEGA. UNA PARABOLA CHE PASSA ATTRAVERSO CASAPOUND MA ANCHE SAVOINI E I SOVRANISTI RUSSI.  

#LEGALADRONA LA NUOVA SEDE DELLA LOMBARDIA FILM COMMISSION E I DUE COMMERCIALISTI DELLA LEGA DI SALVINI.. 

“IN REGIONE SON TUTTI NAZISTI”

FARE DI TUTTA LA MERDA “UN SOL FASCIO”

La Regione Lombardia è governata da anni da una giunta leghista che agevola interessi privati e razzisti, che gestisce il patrimonio abitativo pubblico in maniera clientelare e alimenta speculazioni e ruberie ovunque si possa guadagnare. Il Barone Jonghi Lavarini afferma che “In regione son tutti nazisti”, come spiega l’inchiesta di FanPage.it: storici militanti di MSI, AN, Fiamma Tricolore e il gioco sporco di scambio di voti, favori, denaro insieme a esponenti e Lega e Fratelli d’Italia anzitutto. Secondo Jonghi Lavarini, un gruppo eterogeneo di ammiratori di Hitler ha portato voti alla politica per influenzarne l’attività ed è proprio dentro a questo contesto che compaiono i nome dell’Eurodeputato della Lega Angelo Ciocca cosi come dell’ ex-eurodeputato di FdI Carlo Fidanza, autodimessosi in seguito all’inchiesta La Lobby Nera. Lo stesso jonghi Lavarini non solo ha il ruolo di anello di congiunzione tra il mondo dell’estrema destra milanese e i palazzi della politica istituzionale, ma lui stesso è stato candidato alla Camera per Fratelli d’Italia (2018) poco prima di essere condannato per apologia del fascismo (2020). Insomma, l’obiettivo è “fare un sol fascio”. Per quanto le rivelazione che in questi giorni hanno riaperto il dibattito sulla chiusura delle organizzazioni neofasciste e sulla presenza di personaggi che fanno esplicita apologia del fascismo in sedi istituzionali (il nuovo consiglio comunale di Milano conta almeno cinque rigurgiti di cui sbarazzarsi, tra FdI e Lega, a partire dalla ormai nota Chiara Valcepina), diciamo che per chi ha un po’ di memoria questi fatti non sono certo una novità. Proviamo qui a ricostruire come attraverso il Popolo delle Libertà prima e Lega e Fratelli d’Italia poi, una “famiglia” ben precisa di nostalgici abbiano non solo “messo il culo in poltrona”, ma soprattutto abbiano avuto un ruolo centrale nello smantellamento e nella distruzione di quelle che sono le partecipate che dovrebbero garantire servizi ai cittadini, come l’Azienda Lombarda per l’Edilizia Residenziale e non solo. Una storia che riporta al centro anche il ruolo dell’altro fondatore di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, di cui abbiamo già parlato nel capitolo dedicato al DNA di FdI.

OSNATO E LA FAMIGLIA LARUSSA

Vi ricordate Romano La Russa, fratello di Ignazio, finito sotto inchiesta per finanziamenti illeciti insieme a Marco Osnato (allora anche lui del Popolo delle Libertà, o meglio, il popolo del magna mangna) in un inchiesta riguardante Aler. Ora, prima di raccontare la storia, un po’ di contesto: 1) non c’era solo Osnato, Romano La Russa erano in buona compagnia: ai tempi risultavano indagati altri 10 consiglieri regionali, di cui il 90% di PdL e Lega. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. 2) Tra Osnato e La Russa però c’è una relazione più profonda: il primo, sposato con Mariacristina La Russa, è genero del secondo. All’epoca Marco Osnato era il direttore generale dell’area gestionale dell’Aler, Consigliere Comunale del PDL, Vicecoordinatore cittadino del PDL e membro del Comitato Scientifico per la Sicurezza Urbana e la Polizia Locale, nominato dal Consiglio Regionale. 3) “morto” il PdL entrambi sono emigrati, seguendo La Russa capo, in Fratelli d’Italia.  Insomma, basta collegare un po’ di informazioni per rendersi conto che le ruberie, i buchi di bilancio, le gare d’appalto truccate, cosi come i continui attacchi ai sistemi di welfare fossero frutto di un modo ben preciso che connota la politica italiana e che ancora più disgustoso risulta di fronte al fatto che questi stessi partiti e questi stessi politici sono gli stesdsi che promuovono e hanno promosso le politiche securitarie con il solo scopo di indicare nei migranti, nei più poveri, e nei più deboli, i responsabili delle case popolari non assegnate, delle risorse di welfare inaccessibili, dei quartieri abbandonati nel degrado quando si tratta evidentemente di un trucco vigliacco per distrarre lo sguardo sul dito che punta i migranti e nascondere la mano che si frega i nostri soldi.
E non pare neppure un caso trovarsi con sedi di nazifascisti che “hanno casa” nei complessi ALER: ai cittadini le case popolari non le assegnano, ma per i nazifascisti una via di favore e prezzi concordati sono pronti. Come mai? Un altro fatto “strano” sembra contribuire a tracciare un filo che collega l’estrema destra alla politica istituzionale infatti gli hammerskin, Terra e Popolo (circolo identitario che fa capo a Massimiliano Bastoni e alla Lega, un altro nome che non dovrebbe suonarvi nuovo) e, dulcis in fundo L’Associazione Combattenti Flottiglia X Mas avevano avuto una sede assegnata da Aler, guardacaso proprio in zona 3, dove siedeva Roberto Jonghi Lavarini: lo stesso consiglio di zona che diede il patrocinio al torneo di neonazisti che, sempre in quell’anno, si tenne al Lido, tra contestazioni e mobilitazioni della Milano Antifascista, ma ben coperto, supportato e spalleggiato da alcuni esponenti del PdL e non solo…. un nome tra tutti? Proprio Marco Osnato. Jonghi Lavarini, in quegli anni, era l’organizzatore della corrente interna al PdL “Destra per Milano”, una corrente che non nascondeva la sua appartenenza alla destra neofascista tanto che dai loro blog pubblicizzavano senza vergogna la commemorazione della Marcia su Roma o della battaglia di El Alamein.

ALER, AFFITTOPOLI E NAZIAFFITTOPOLI

ALER  gestisce le case popolari, azienda regionale partecipata ma pubblica e paradossalmente agevola i neofascisti. Se da una parte ci sono migliaia di case vuote e riscaldate e famiglie per strada, graduatorie infinite, speculazioni immobiliari come il quartiere di Santa Giulia appena fuori Milano, è ben chiaro che per ALER è prioritario riempirsi le tasche e favorire gli amici degli amici piuttosto che garantire case a chi è in graduatoria o agli occupanti per necessità. Nel 2010 Aler concede a Lealtà e Azione una sede per un incontro su Léon Degrelle, criminale di guerra e comandante delle SS, una delle principali figure del negazionismo, nonché padre degli Hammerskin di Lealtà e Azione. Nel 2011 Aler attraverso una trattativa privata, concede a Lealtà e Azione un contratto per l’affitto di un negozio in viale Brianza per 3.302 euro l’anno. L’intestatario del contratto? Norberto Scordo, leader degli Hammerskin italiani già condannato per avere aggredito nel 1992, a martellate, due giovani usciti dal Leoncavallo. Sotto le vesti di “associazione per i cittadini”, Upiq (Uniti per il quartiere, Uniti per gli italiani), una delle due sedi a Milano di Forza Nuova è in via Palmieri 1, nel quartiere di Gratosoglio, con un contratto concesso da Aler nel 2013 e rinnovato nel 2019 per altri 10 anni. Nel 2011 scoppia lo scandalo Affitopoli con al centro il Pat, il Pio Albergo Trivulzio, che concede case e favori ovviamente solo agli amici degli amici come Domenico Zambetti, assessore alla casa della Regione Lombardia condannato per la vicenda che riguarda le infiltrazione della ndragheta e il voto di scambio, comprando le preferenze per le elezioni del 2010 di clan mafiosi. Nel 2017 il presidente della Lombardia, Maroni, nomina Sala ai vertici ALER , ritenuto un fedelissimo del governatore. ex numero uno della azienda delle case popolari di Monza, Varese e Como. Un passato da dirigente leghista, e dopo un fallimento per debiti non pagati vieni a messo a capo di ALER Milano con 72 000 appartamenti da gestire. Visto le usanze dei suo predecessori come l’ex Presidente Sraffa un fedelissimo anche lui del governatore Maroni, Sala non vuol essere da meno e rinnova il contratto a Forza Nuova nel 2019. Delle alleanze e dei favoritismi che si perpetuano nel tempo, lasciando spazio a neofascisti e razzisti, in quartieri che avrebbero bisogno di sviluppare pratiche di inclusione e di ricordare la loro storia che è la storia di una Milano Medaglia d’ oro della Resistenza. Perchè si assegnano spazi ai neofascisti e si lasciano migliaia di case vuote e riscaldate? perchè al posto di sgomberare chi occupa per necessita non smettono di concedere spazi a chi semina paura e odio? In quanto pubblico questo patrimonio abitativo dovrebbe essere usato per sanare la fame di case popolari e non per arrichirsi, speculare e favorire  a rigurgiti della storia che non dovrebbero godere di nessuno spazio e agibilità in primis da enti pubblici che dovrebbero favorire l’accesso ai diritti per tutti e non agevolare pericolosi nostalgici del Ventennio. 

SE LI CONOSCI LI EVITI!

Breve fotografia dei personaggi più in vista di questo intollerabile intrigo di affari sporchi e rigurgiti fascisti.

IL PASSATO E’ UN FUTURO DI MERDA!

Una cricca di nostalgici di vecchia data, che condividono non solo la nostalgia per i rigurgiti del passato, ma anche la passione per i soldi.

Come si sono evolute queste reti di amicizia e di relazione tra Fratelli d’Italia e la Lega in questi giorni lo raccontano in molti, come funzionino le loro “lavatrici” per ricevere finanziamenti illeciti lo raccontano i diretti interessati, a partire dal Barone Nero Jonghi Lavarini che a Milano suona tutt’altro che sconosciuto. Questo grazie alle inchieste che negli anni hanno portato avanti molti giornalisti, in ultimo quelle pubblicate da Fan Page. Ve le riproponiamo qui

ALCUNI CONTRIBUTI

Vi proponiamo anche alcuni altri contributi che troviamo interessanti, per approfondire e comprendere l’urgenza di sciogliere tutte le organizazioni neonaziste subito, senza se e senza ma! 

I FASCISTI DELLA MILANO BENE

Riproponiamo il commento di Guido Caldiron, esperto di nuove destre, autore di numerose inchieste e libri sul tema, giornalista de Il Manifesto, per Radio Onda d’Urto.

Intervista a Guido Caldiron

by Radio Onda d'Urto | La Lobby Nera

Qui invece l’ intervista, sempre di Radio Onda d’Urto, a Francesco Cancellato, direttore di FanPage che commenta le reazioni della Meloni e di Salvini dopo la pubblicazione della prima inchiesta. 

Intervista a Francesco Cancellato

by Radio Onda d'Urto | La Lobby Nera