Riflessioni dal Comitato Abitanti di San Siro

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad una crescente campagna, a livello nazionale, incentrata in particolar modo su Milano e su Roma, attorno al tema della casa e in particolar modo rispetto alla questione delle occupazioni abitative, e più in generale rispetto alla vita e ai problemi dei nostri territori, spesso lontani dalle brillanti vetrine del centro delle metropoli.

In molti, giornalisti e politici a vario titolo hanno soffiato sul fuoco di una situazione di disagio che nei quartieri popolari purtroppo si vive realmente, ma crediamo sia ben più complessa e ampia di come viene rappresentata strumentalmente.

Quello che nessuno ha detto, ad esempio, è che le politiche neoliberali e di austerity del Governo Renzi e di una classe politica nel suo complesso sempre meno rappresentativa e sempre più impegnata a spartirsi gli utili della speculazione, grande evento o grande opera di turno, stanno devastando vite e territori, creando esasperazione in chi quei luoghi li anima e abita.

Jobs act, buona scuola, piano casa, sblocca Italia, sono tutti provvedimenti che operano in una direzione ben precisa: cancellare tutti quei pochi diritti rimasti, far pagare la crisi a chi già non ha più nulla, cancellare di fatto migliaia di persone dalla vita pubblica di questo paese.

In questo quadro di fame, miseria, ignoranza e disperazione ecco che spunta dal cilindro la carta dello straniero, del più povero, dell’occupante di casa, del capro espiatorio di turno, cavalcata a dovere da un’informazione che si fa sempre più vero e proprio organo e apparato al servizio di  sistemi di potere. La rabbia giusta e degna delle periferie e dei quartieri popolari abbandonati a loro stessi, senza servizi, senza mezzi pubblici, senza luoghi di socialità, si sfoga verso il basso, verso chi sta peggio di noi, verso chi è più facilmente sacrificabile,  laddove non siamo capaci di indirizzarla verso i veri responsabili

quotidianamente cerchiamo di immergerci nelle contraddizioni, di presidiare i territori, di seminare cultura e anticorpi, per evitare che queste derive diventino qualcosa di più strutturato e di pilotabile da parte di chi, Salvini, Borghezio, Lupi o Renzi che sia, ha interessi di varia natura affinchè questa rabbia rimanga solo una questione “di pancia” e non si trasformi invece in una forma di opposizione sociale reale e organizzata.

Rispetto alla casa, quello che nessuno ha cercato di fare emergere, troppo occupato a fare campagna elettorale o a fare notizia, sono le responsabilità di questa situazione e la totale incapacità (o volontà?) di dare delle risposte concrete all’emergenza abitativa, relegando tutto alla sfera del mero problema di ordine pubblico.

Il Piano Casa del Ministro Lupi, che, a parole, tanto ha a cuore la nostra città, non fa altro che dare milioni di euro in regalo a speculatori e palazzinari, tagliando completamente la possibilità per le fasce deboli e colpite più duramente dalla crisi di costruire una vita dignitosa per se e per i propri cari.

La cancellazione della residenza, ad esempio, impedisce nei fatti a centinaia di bambini di iscriversi a scuola o ad avere un medico curante; il distacco di acqua, luce e gas, beni imprescindibili per chiunque, condanna intere famiglie ad un forzoso ritorno al medioevo.

Qui da noi Aler e Regione preparano anche grazie a questa legge un gigantesco piano di svendita del patrimonio immobiliare pubblico, proprio nel momento in cui più invece servirebbe trovare una casa a prezzi accessibili alle migliaia di famiglie che non riescono più a far quadrare i conti alla fine del mese.

Lo fanno anche per recuperare quei 400 milioni di euro che gli stessi vertici di Aler, attraverso truffe e consulenze d’oro, hanno creato in anni di mala gestione, facendo così pagare ruberie e meccanismi clientelari a chi ha semplicemente bisogno di una casa o all’inquilinato che si vede continuamente aumentare il canone, fino a raggiungere cifre che di popolare hanno ben poco.

Lasciano migliaia di alloggi sfitti e riscaldati, sono 8400 solo quelli di edilizia pubblica a Milano, nascondendosi dietro alla scusa degli adeguamenti tecnici e delle manutenzioni, quando ci sono circa 20.000 persone in lista d’attesa decine di migliaia sotto sfratto per morosità incolpevole e migliaia che probabilmente non hanno nemmeno i requisiti (assolutamente folli e discriminatori) che occorrono per entrare in graduatoria e vedersi assegnare una casa, cosa che per altro, quando avviene, avviene comunque dopo un attesa anche di anni.

E’ evidente che se ci sono migliaia di case lasciate vuote e riscaldate, e migliaia di persone che hanno bisogno di una casa, si sviluppi in maniera assolutamente naturale un meccanismo di riappropriazione di questi alloggi.

Quale padre di famiglia, quale donna, uomo o bambino, vorrebbe vivere sotto un ponte, magari dopo una vita passata a lavorare e pagare le tasse per gonfiare gli stipendi di qualche funzionario, se ad ogni angolo delle nostre strade ci sono appartamenti lasciati vuoti a marcire in attesa di essere venduti anziché assegnati?

E non venite a parlare a noi di racket e “immobiliari rosse”: siamo proprio noi, i comitati di lotta per la casa, tra gli unici a prendere pubblicamente e con forza parola contro meccanismi mafiosi e speculativi, al pari di quelli di Aler, che si sviluppano nei quartieri! Siamo noi a denunciare pubblicamente la vergogna di vedere persone disperate, che senza altre possibilità sono costrette a pagare piccoli o grandi sciacalli senza dignità, che si arricchiscono aprendo case che gli enti preposti colpevolmente lasciano sfitte. Siamo sempre noi a togliere giorno per giorno terreno al racket, nelle strade, parlando con le persone e affermando che la casa, la salute, l’istruzione, la mobilità devono essere per tutte e tutti, e che devono essere gratuite e non legate a logiche speculative!

Quindi non ci venissero a raccontare che con il piano sgomberi, 200 a settimana pare, si cerca di risolvere una presunta emergenza nei quartieri popolari; non siamo stupidi e capiamo benissimo che la vera emergenza, quella abitativa è colpa loro, di Aler, Regione e Comune, e che questi sgomberi servono solo a liberare gli alloggi popolari per poi venderli.

Assegnando le case, subito e tutte, a chi ne ha bisogno, si risolve il problema abitativo di questa città, non vendendo e facendo sgomberi, che sono tra l’altro un grosso giro d’affari, che viene a costare migliaia di euro (spesso ben più di quello che costerebbe fare quella manutenzione necessaria agli appartamenti); e non ci vuole un genio a capire che sgomberando si fornisce al racket la possibilità di moltiplicare il guadagno su ogni singolo appartamento!

Abbiamo sentito parlare di esercito e vigilantes: i nostri quartieri hanno bisogno di piazze vivibili e di cinema, di teatri e di socialità, di solidarietà, di negozi e di botteghe, non di essere militarizzati, non di famiglie e bambini traumatizzati e portati in centri di prima accoglienza, non di gas lacrimogeni cs sparati nei cortili, non di inquilini dei palazzi terrorizzati e con le teste rotte dal manganello facile di qualche celerino.

A chi soffia sul fuoco e cerca di creare una guerra tra poveri, rispondiamo che se avessero attuato politiche serie, anziché pensare solo alle poltrone e ai guadagni, oggi non saremmo in questa situazione. E’ semplice dare la colpa a chi sta un pochino peggio di noi, allo sfrattato, al moroso, al migrante, all’occupante per necessità, ecc…, iniziamo invece a prendercela con chi in questa situazione ci ha chirurgicamente e meticolosamente messo.

Dobbiamo tutti avere il coraggio di rompere questo meccanismo, svelare gli interessi privati e le incompetenze che hanno generato tanta miseria e pretendere che i soldi, quelli nostri, quelli che ci hanno rubato, vengano utilizzati per chi ne ha bisogno e diritto; per l’emergenza abitativa, per riqualificare i nostri quartieri, per una scuola pubblica e di qualità, per la salute e il reddito. Non per grandi opere inutili e grandi eventi o per aerei da guerra: quelli servono solo per continuare a far arricchire chi ci affama.

Author: Cantiere

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