“Io sono vivo, voi siete morti”

dedicato ad Karl Emìl Gaddà

Ascolta l’Intervista a Antonio Caronia dal Moratorium di Ubik

di Radio Futura, emittente immaginaria del Laboratorio sul Futuro di UniPop – Pianeta SMS

Pubblichiamo di seguito queste righe rinvenute da qualche parte nel sottosuolo del cyberspazio, scovate selezionate e ricombinate da un’entità imprecisata, magari un avatar o un* vecchi* amante, più probabilmente un bot o un surrogato qualsiasi nascosto laggiù dove le fibre ottiche si innestano con la carne… Insieme a queste, un file audio, proveniente da uno dei tanti futuri lontani che tuttavia oggi ci paiono ormai prossimi: non è possibile determinare quando sia stato prodotta questa intervista, eppure quella voce senza tempo pare a tutti gli effetti avere ancora vita…

[…] Era un nastro. Ne ha registrati a migliaia, a volte anche tre o quattro al giorno, e lo tengo vivo cosi come posso …Aveva ancora tante cose da dare al mondo.

Potrei dire che anche il vostro DNA non è altro che un programma di autoconservazione. La vita è come un nodo creatosi nel flusso dell’informazione. La specie umana utilizza un sistema di memoria chiamato “geni”, e acquisisce la propria individualità dai ricordi che racchiude. Anche ponendo che tali memorie possano essere paragonate a “illusioni”, è comunque grazie ai ricordi che esiste l’umanità. Quando la diffusione dei computer rese possibile esportare la memoria, avreste dovuto pensare molto più seriamente a ciò che avrebbe significato. Questo é stato bruciato da un laser scanner. Alcuni di noi sono stati tenuti in vita per lavorare. Bruciare corpi. Le unitá di sterminio correvano notte e giorno. Noi eravamo sempre sull’orlo di scomparire per sempre. Ma ci fu un uomo allora che ci insegnó a combattere, a distruggere il filo metallico dei campi, a ridurre in poltiglia quei luridi maledetti schifosi. Lui capovolse tutto.

Da quel fatale giorno in cui fetidi pezzi di melma fuoriuscirono dalle acque ed urlarono alle fredde stelle: “io sono l’uomo” il nostro grande terrore è stato sempre la conoscenza della nostra mortalità, ma stanotte lanceremo il guanto della scienza contro lo spaventoso volto della morte stessa, stanotte noi ascenderemo nell’alto dei cieli, sfideremo il terremoto, comanderemo il tuono, e penetreremo fino nel grembo dell’impervia natura che ci circonda. La tecnica passa impercettibilmente dalla natura di protesi (di prolungamento ed estensione di organi e funzioni del corpo) a quella di creatrice e produttrice di mondi (di ambienti sempre più strutturati e sofisticati, sia sul piano dell’immaginario che su quello del funzionamento materiale). Cyborg mediatico, nuovo ibrido in cui la componente artificiale è appunto immateriale e mediatica, ma è capace di produrre effetti materiali di ogni tipo, in primo luogo sul corpo che fa l’esperienza di quel medium, sino a trasformarlo in “nuova carne.” Il medium attraverso cui ed entro cui si produce il cyborg, qui non è più la televisione, ma il ciberspazio del computer, in cui navigare con un corpo virtuale adatto a questo nuovo mondo geometrico di dati e di software, mentre il corpo fisico, che serve solo a instaurare la connessione neurale con il computer, giace riverso e inanimato davanti allo schermo. E’ collegato con te, sei tu l’ alimentazione: il tuo corpo, il tuo sistema nervoso, il tuo metabolismo, la tua energia.

Noi continuiamo a sentire il sangue che ci pulsa nelle vene, il cuore che batte, lo stomaco che si riempie e l’intestino che si svuota, continuiamo a sperimentare la levigatezza della nostra pelle, l’elasticità dei nostri muscoli e la rigidità delle nostre ossa: ma non è questa esperienza che ci dice ormai qualcosa di significativo sul nostro corpo. Il senso individuale e sociale del corpo è ormai largamente transitato nel suo modello quantitativo e digitalizzato, nelle tabelle che correlano l’età, l’altezza, le condizioni di vita e il peso forma, nei dati sul colesterolo, nei programmi di fitness o di body building che seguiamo in palestra o a casa nostra, con gli stimolatori acquistati in una televendita. Progettati come copie degli esseri umani in ogni senso, fatta eccezione per le emozioni. Ma i progettisti stimarono che dopo qualche anno potevano sviluppare reazioni emotive proprie. Contrasto lacerante fra le due metà dell’ibrido, le sue tendenze e i suoi ricordi umani da un lato, la rigida programmazione della macchina dall’altro. Vedo tutto questo potenziale. E lo vedo sprecato. Porca puttana, un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, o schiavi coi colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto.

Il mio cervello è un portento di biomeccanica, programmato e brevettato da una multinazionale. Programmato. In me, da qualche parte,c’è una matrice, una griglia che mi inibisce certi pensieri, certe azioni, e mi costringe a certe altre ho uno scanner in testa collegato con la mia anima, trasmette ogni mio dubbio al comando generale. Non sono libero. Non lo sono mai stato. Ma ora lo so. E qui sta la differenza. Quanto sai di te stesso se non ti sei mai battuto? Tutti i cyborg integrali come me hanno dubbi del genere. Che forse la vera me stessa sia già morta da tempo, e io sia solo una copia, fatta con un corpo cibernetico e un cervello elettronico. O forse non c’è nemmeno mai stata, una vera me stessa…

Finché dal mezzo di queste tenebre una luce improvvisa mi illuminò, una luce così brillante e portentosa eppure così semplice: cambiare i poli da positivo a negativo e da negativo a positivo… Io solo sono riuscito a scoprire il segreto di infondere la vita, macché, anche di più: io, proprio io sono divenuto capace di rianimare nuovamente la materia inanimata…E’ morto su Videodrome. Hanno usato la sua immagine per sedurti ma era già morto. Non tirarti indietro. L’ho rubata da loro solo per fartela vedere. Videodrome è morte. Così va meglio. Molto meglio. E’ sempre doloroso rimuovere la cassetta … e cambiare il programma. Ma ora che noi… vedrai che sei diventato qualcosa di molto diverso. Sei diventato la parola video fatta carne. Io sono la parola video fatta carne. E ora che tu sei la parola video fatto carne… sai cosa devi fare.

Devi giocare il gioco per scoprire perché stai giocando.

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