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Giù le mani dalla città.

Occupiamo tutto lo spazio perche un altro mondo sia possibile.

5-6-7 Settembre: Festival antirazzista Abba Vive

6 settembre: Manifestazione nazionale – Giù le mani dalla città, difendiamo gli spazi sociali.

Per noi, uno spazio occupato è uno spazio liberato. Liberato dalla speculazione finanziaria che trasforma case e beni comuni in profitti per pochissimi.
Liberato perché chi lo attraversa lotta contro povertà,misoginia, omolesbobitransfobia,razzismo e ogni forma di oppressione.

Viviamo in un paese profondamente razzista: chiedetelo a un ragazzo arabo in motorino, a un giovane burkinabé che entra in un bar, a una donna con il velo su un tram, a una studentessa italiana senza cittadinanza in fila all’ufficio immigrazione. Chiedetelo ai sopravvissuti della strage di Lampedusa.

Chi fomenta il razzismo è lo stesso che odia gli spazi sociali. La stessa mano ha firmato lo sgombero del Leoncavallo, costruito un lager in Albania, la stessa mano ha liberato torturatori come Al Mahsri.

Dobbiamo essere onest3 però. Razzismo e sgomberi stanno anche nella Cosiddetta “riqualificazione urbana” che altro non è che espulsione di tant3 da una città destinata a pochi ricchi. Stanno nelle case trasformate in asset finanziari, nelle periferie trasformate in ghetti, nella profilazione razziale funzionale alla Milano vetrina.

Lo sappiamo: il Leoncavallo del 2025 non è quello del 1994. un’organizzazione politica non può volare libera se si chiude nella gabbia delle primarie di partito, delle poltrone di parlamento,della maglie della burocrazia e, soprattutto, lontano dalle piazze.

Costruendo il 6 settembre lo vogliamo dire chiaramente: faremo tutto ciò che sta nelle nostre possibilità e capacità per alimentare la forza di una piazza moltitudinaria, ma lotteremo anche perchè questa non venga barattata per una soluzione contentino in salsa di amianto, la testa di un re del mattone o l’immagine del modello Milano.

“non stiamo facendo una rivoluzione, ma una rivoluzione capace di rendere possibile la rivoluzione”, scrive Don Durito dalla selva Lacandona.

Lo sgombero del Leoncavallo non è solo un atto repressivo: è il tentativo di uccidere un simbolo. E i simboli, lo sappiamo, non sono scatole vuote: sono formule magiche capaci di proteggere e di scatenare l’immaginazione oltre la durezza del reale.
Senza il simbolo, diventa più difficile difendere i cuori pulsanti della Milano antirazzista e autonoma da partiti e Signori del cemento. Senza l’incanto, diventa più arduo scorgere la libertà nelle crepe del cemento. (riformulare)
E soprattutto è più difficile trasformare l’utopia in pratica, e farlo in tant3.

L’anniversario del brutale omicidio razzista di Abba Abdoul Guiebre si avvicina. Come ogni anno, Milano rinnova il suo patto con la memoria: trasformare un momento di lutto e rabbia in gioia, lotta e organizzazione. Per combattere il razzismo e costruire un mondo migliore per tutt\*. Questo mondo, per esistere, ha bisogno di spazio.

Costruiamo la manifestazione nazionale del 6 settembre: accettiamo la sfida per trasformare una minaccia in un orizzonte di possibilità.

Con Abba nel cuore.
Qui siamo e qui restiamo.
Giù le mani dalla città.