Difendiamo il Leoncavallo.
Si. Ci siamo e ci saremo.
Perché il Leoncavallo rappresenta una trincea simbolica che siamo dispost* a difendere di fronte al Nulla che avanza.
Lo difendiamo, perché i simboli sono potenti. Lo sappiamo noi e lo sanno bene i nostri nemici.
Difendiamo il Leoncavallo, perché quel simbolo é un’arma per difendere tutte le altre trincee di Resistenza, materiali, presenti e vive in questa città.
Dal 2001 ad oggi, il Cantiere non ha mai smesso di scommettere sulla disobbedienza e sull’autonomia, come storia e come pratica.
Dal Leoncavallo abbiamo imparato tanto: di fronte ad uno sgombero, bisogna resistere. Abbiamo imparato che la polizia può arretrare se siamo in tant* a credere in un sogno.
Abbiamo imparato che la lotta può costare tanto, a volte tutto, e che compagn* come Fausto e Iaio non si dimenticano, non lo fanno le Mamme del Leoncavallo, non lo fanno le generazioni che vengono.
Abbiamo imparato però anche che i centri sociali sono strumenti di lotta, e se diventano locali, società per azioni, vetrine per la Peggior Destra, allora forse, semplicemente non servono più.
Abbiamo imparato anche per costrasto, e al negativo, che i centri sociali o sono strumenti di lotta e conflitto, o non servono.
O si difendono con l’autonomia e la lotta, o non servono.
O sono strumenti per l’auto organizzazione dei margini e dai margini o non servono.
O sono strumenti nelle mani di student*, comunità della diaspora, persone povere, occupanti per necessità, comunità queer, comunità antirazziste o non servono.
Difendiamo il simbolico per difendere il materiale, qui ed ora, per resistere nel concreto della carne e della Vita di questa metropoli.
10 dicembre, h.9, ci vediamo in via Watteau.
