LE NOSTRE VITE CONTANO. LE NOSTRE VOCI CONTANO:
Cittadinanza, diritti e linguaggio
2 GIUGNO ore 16:00 
Stazione Centrale
Le manifestazioni del Giugno 2020 hanno portato nelle piazze giovani nerǝ italianǝ, insieme ad alleatǝ e complici che in tutta Italia hanno risposto al grido Black Lives Matter dopo l’assassinio di George Floyd negli Stati Uniti. Lo spirito di quelle mobilitazioni ha continuato ad animare riflessioni e dibattiti, a costruire iniziative, rinnovando la necessità di aprire un confronto sulle diverse esperienze di esclusione vissute da tuttǝ coloro che vengono razzializzatǝ, discrminatǝ e oppressǝ nel nostro Paese.
A un anno di distanza, quel grido non smette di essere una necessità e un’urgenza, perché in Italia il razzismo non fa respirare, non permette di liberarsi da nostalgie e amnesie coloniali, rinchiude sogni e desideri in macchinosi processi burocratrici che discriminano, veicola rappresentazioni violente, vittimizzanti, denigratorie o criminalizzanti delle persone considerate straniere, o fuori dai canoni di una supposta normalità.
Il razzismo sistemico ferisce: il database di Cronache di ordinario razzismo racconta che negli ultimi 18 anni ci sono stati 7.426 episodi di razzismo, di cui 5.340 casi di violenze verbali, 901 aggressioni contro la persona, 177 danneggiamenti alla proprietà, 1.008 casi di discriminazione.
Il razzismo istituzionale uccide, fuori e dentro i confini, europei e italiani, e lo fa con impunità: dalle strade delle città, ai luoghi di reclusione, dalle campagne, al mare aperto, da Willy Monteiro Duarte a Musa Balde, la lista è lunga anche in questo ultimo anno, e vanno aggiunte le centinaia di persone di cui non conosciamo il nome, sepolte non dal mare, ma dalle politiche discriminatorie dell’Europa.
Oggi 2 giugno, Festa della Repubblica, in Italia non siamo tuttə uguali, non abbiamo pari diritti e pari dignità, per questo reclamiamo un cambiamento che parta dal linguaggio, soprattutto quello dei mezzi di informazione che oggi costruiscono un palcoscenico grottesco e fittizio della realtà, senza restituire una fedele rappresentazione della società plurale che abita questo Paese. Questo abbiamo chiesto con la campagna #cambieRAI.
Reclamiamo una nuova legge e piena cittadinanza nel Paese in cui nasciamo, cresciamo, o in cui decidiamo di stabilirci, per muoverci liberamente, studiare all’estero, lavorare senza essere sfruttatə perchè ricattatə da un documento, accedere ai concorsi pubblici, votare i nostri rappresentanti.
Reclamiamo il diritto ad una vita degna.
La nostra battaglia è per il benessere di tuttǝ!
7 Giugno 2020 Black Lives Matter - il razzismo non ci fa respirare

Il razzismo non ci fa respirare Black Lives Matter

7 Giugno 2021, Milano Stazione Centrale

A Milano, come in decine di città negli Stati Uniti, in Europa e nel mondo, il razzismo toglie il fiato. Ieri la manifestazione è stata un momento in cui riprendercelo, quel fiato, per poter gridare al mondo la nostra rabbia, ma anche per dare spazio al significato delle parole Black Lives Matter, qui e ora, nella nostra Italia.

Siamo state e stati insieme nella piazza della Stazione Centrale, luogo simbolo della libertà di movimento e della sua segregazione, per poi muoverci fino in via Zuretti, dove nel 2008 Milano ha perso un figlio: Abdul William Guiebre detto Abba, ucciso a sprangate con l’accusa di aver rubato un pacco di biscotti.

Ieri abbiamo protestato contro il sistema di oppressione razziale vigente negli Stati Uniti, e in ugual misura contro la dimensione strutturale del razzismo di Stato in Italia: nel nostro Paese #BlackLivesMatter significa non vedere come “altro” il corpo nero e agire di conseguenza.

Significa approvare la Riforma sulla Cittadinanza, che abbiamo definito “l’elefante nella stanza” perché nessuno può più far finta di non vedere.

Significa lottare con ogni forza perché nessun* debba più morire nel Mediterraneo o sulla rotta balcanica, perché nessun venga più imprigionato per il solo motivo di esistere o torturato in un moderno lager in Libia o in Turchia, o in Italia, nei Centri per il Rimpatrio (CPR).

Significa superare le Leggi sull’immigrazione come la Bossi-Fini, i Decreti Sicurezza, e smettere di vedere i lavoratori razzializzati come corpi “di cui si può disporre e disfarsi senza remore, corpi utili a raccogliere frutta e verdura ma non persone a cui offrire sicurezza sul lavoro e diritto alla salute”.

Oltre agli 8.46 minuti di silenzio, in ricordo dell’assassinio di George Floyd, abbiamo ripetuto insieme i nomi e le storie delle persone uccise dal razzismo in Italia dagli anni ’80 a oggi, per poi muoverci verso via Zuretti insieme a migliaia di persone.

Con le nostre mascherine e i nostri corpi, la mobilitazione di ieri è stato luogo di cura collettiva. La Cura può assumere forme diverse, a seconda degli attacchi che ci si trova a fronteggiare e delle ferite che si devono guarire. Con le x per terra e le richieste dal palco, a Milano come in tutto il mondo, la rabbia, la frustrazione, ma anche la gioia di generazioni di esclus*, di sacrificabil*, è stata protagonista.

Aggiungiamo che troviamo intollerabile che ci venga puntato il dito contro quando in questi giorni abbiamo assistito ad assembramenti di sovranisti e negazionisti, persino dell’epidemia, per questioni dall’urgenza alquanto discutibile.
Noi su quella piazza abbiamo preso spazio e marciato per rivendicare diritti fondamentali.
A tutte e tutti coloro che vogliono sporcare e deviare l’attenzione da quei messaggi, diciamo che non siamo disposti a sprecare energie, perché il lavoro è tanto e servono alleati.

Siamo certe e certi che chi guarda i video degli interventi di ieri, le foto, le facce, gli occhi, le mani, saprà dentro di sé cosa c’era in quella piazza. Se ciò che vede è solo la mancanza di distanza tra una persona e l’altra, allora non ci vede.

#blacklivesmatter
#Icantbreathe
#GeorgeFloyd
#Abbavive

Murales dedicato a George Floyd, realizzato il 26 Maggio 2020, sul Cavalcavia Bussa

Milano – 28 maggio 2020 – Iniziativa davanti al consolato degli Stati Uniti  

#GeorgeFloyd #BlackLivesMatter #

SayHisName
Davanti al consolato degli Stati Uniti ci siamo unit* al grido di lotta e di dolore che sta scuotendo Minneapolis.
George Floyd è morto perché il razzismo permea il nostro modo di percepire le cose.
Viviamo immersi in un sistema razzista, che divide l’umanità in scale di valori, che definiscono la possibilità di esistere o meno, di vivere o morire.
Il razzismo viene insegnato, tramandato, costantemente costruito.
Divulgare messaggi che facciano percepire le persone nere come diverse e pericolose, porta a questo.
Colpevolizzare chi reagisce davanti a queste morti ingiuste, porta a questo.
Le vite nere valgono.
Le nostre vite valgono.
@Consolato USA a Milano