“Non si può tornare in presenza, non c’è spazio.” Questa è la frase che noi studenti e studentesse continuiamo a sentire ripetuta dalle istituzioni, dai dirigenti scolastici fino al ministero. Ma la verità è un’altra, gli spazi ci sono; Milano é piena di spazio. Edifici vuoti, pubblici e privati. Palazzinari speculano e fanno affari sullo sfitto e la rendita immobiliare, ma per la scuola non c’è mai posto, tempo e soldi.

Oggi, sabato 30 Gennaio, dopo un’assemblea studentesca al parco Ravizza, abbiamo segnalato uno spazio sfitto che è simbolo perfetto dell’ipocrisia che è endemica delle istituzioni che dovrebbero garantirci la nostra istruzione.

Via Ripamonti 42, ex sede del provveditorato all’istruzione. Questo stabile di circa 9000 metri quadrati che è stato valutato per 15 milioni di euro giace in stato di abbandono da più di dieci anni, ed è di proprietà del ministero dell’istruzione, che fatica a trovare spazio e soldi per le scuole che sono sovraffollate e cadono a pezzi ma lascia cadere in stato di abbandono la sua sede, che un tempo era un punto di riferimento per studenti e studentesse di tutta la Lombardia.

Dare spazio alla scuola

Decenni di tagli hanno portato la scuola al collasso come abbiamo visto, uno dei problemi principali lo si ha rispetto all’edilizia e agli spazi scolastici, oltre alla mancanza di organico nelle scuole.
Ciò ha portato al problema che tutti conosciamo della classi pollaio e del sovraffollamento degli istituti, cosa non più attuabile con l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo.
La necessità di distanziamento obbliga le scuole dividere le classi a causa della mancanza degli spazi.
L’edilizia scolastica è un punto fermo nelle rivendicazioni che portiamo in piazza da molto prima della pandemia perché sicurezza a scuola non si limita solo ai tamponi e ai dispositivi di protezione, ma significa anche non aver paura che i soffitti ci cadano in testa.
A Milano ci sono migliaia di spazi sfitti e inutilizzati su cui pochi palazzinari e costruttori guadagnano miliardi dalla rendita immobiliare.
Pretendiamo che queste migliaia di palazzi sfitti vengano requisiti per ospitare gli studenti. Solo questo spazio di 9000 metri quadri potrebbe ospitare più di 1500 studenti, ma ce ne sono molti altri.
Negli scorsi mesi li abbiamo segnalati: tra questi ci sono tantissime aree verdi ad esempio piazza d’armi, 9 ex caserme ristrutturate (tra cui l’ex caserma Montello, 100000 metri quadrati), numerosissime banche abbandonate come piazzale Accursio da più di 60000 metri quadrati.
Le soluzioni ci sono, manca la volontà politica di volerle attuare, perché come sappiamo da mesi a questa parte si preferisce riaprire ciò che fa profitto non pensando e mettendo all’ultimo posto la nostra formazione

Rientro in sicurezza

Dall’inizio della pandemia, l’istruzione è stata abbandonata a se stessa. Le uniche alternative che le istituzioni ci hanno dato sono la didattica a distanza, un sistema fallimentare che non può essere più accettato dopo quasi un anno dall’inizio della pandemia, oppure un rientro improvvisato e non sicuro, andare a scuola alla sprovvista per richiudere dopo poche settimane. Crediamo che ci sia una terza opzione, un rientro in presenza ed in sicurezza, come abbiamo dimostrato nelle ultime settimana occupandoci delle nostre scuole, ma a delle condizioni una naturale conseguenza di investimenti strutturali, economici e politici a favore dell’istruzione pubblica.
Chiediamo che vengano immediatamente potenziati i mezzi di trasporto, aumentando le corse di autobus, metropolitana e treni anche nell’area extraurbana, e che vengano garantiti a studenti e studentesse abbonamenti gratuiti a servizi di bike sharing, per permettere a tutte e tutti di raggiungere in sicurezza la scuola.
Chiediamo che venga ripristinata e potenziata la medicina scolastica, fornendo a studenti e studentesse dispositivi di protezione personale, reintroducendo i presidi sanitari all’interno delle scuole, con la presenza di personale medico o infermieristico, effettuando tamponi periodici a tutti gli studenti per favorire il tracciamento all’interno delle classi e dando priorità ai docenti nel piano vaccinale.

Critica alla didattica

Nell’ultimo anno, la didattica a distanza ha messo in luce ed inasprito tutti i problemi endemici alla didattica della scuola pubblica italiana. Il metodo di insegnamento frontale e nozionistico non è adeguato a prepararci al nostro futuro e non stimola la nostra crescita personale. Le continue valutazioni vuote ci portano ad abbandonare il piacere dello studio e della conoscenza in favore di una memorizzazione fine a se stessa. Questo ci porta a non essere ascoltati o capiti, ma considerati solo come automi o numeri che non rispecchiano la nostra individualità. Noi studenti pretendiamo e dobbiamo pretendere una scuola che ci prepari realmente alla vita, con nuovi programmi pensati per gli studenti d’oggi, non del 1945. Vogliamo una scuola che promuova una cultura contraria alla violenza ambientale, razzista e sessista che è ancora troppo diffusa nella nostra società. Vogliamo una scuola che non insegni peniseri ma ci insegni a pensare.

Più fondi alla scuola

Siamo stanchi di non essere considerati perché non impegnati nel voto politico, abbiamo il diritto di essere posti sullo stesso piano delle attività economiche e di avere la stessa priorità nelle riaperture. Dovremmo piuttosto essere considerati per ultimi quando si tratta di chiusure, non viceversa.
C’è bisogno che ci siano investimenti strutturali definitivi in termine di percentuale del PIL investito per scuola e ricerca, così da raggiungere la media europea del 5% e scalare l’ultimo posto in Europa per abbandonò e dispersione scolasticascolastica che occupiamo.