Stiamo dimostrando al governo e alla regione Lombardia che un ritorno a scuola in sicurezza è possibile. Oggi abbiamo simbolicamente occupato il cortile del liceo Severi Correnti per seguire le lezioni online e per dire, un altra volta, che bisogna dare priorità alla scuola. Pretendiamo risposte ed azioni concrete per un ritorno SICURO in presenza.

Alle ore 15:00, davanti al Severi Correnti, faremo un’assemblea con il mondo della formazione per dichiarare che la DAD non può essere chiamata scuola e che l’emergenza educativa è da mettere in prima linea. Abbiamo bisogno di potenziare i mezzi, requisire gli spazi sfitti, assumere più personale scolastico e riguardare il programma educativo. Pretendiamo una risposta dalle istituzioni.

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Lettera da un professore

un professore di Storia e filosofia, al Severi, é stato tutta la notte insieme ai suoi studenti che occupavano. ha occupato con loro. e racconta così, in questa lettera tra le più straordinarie che io abbia mai letto:
“(…) mi sono svegliato stanco, infreddolito, ma soddisfatto, sereno e felice.
ho riflettuto a lungo, negli anni, oltre che negli ultimi mesi e nelle ultime ore, sul mio ‘ruolo’ di educatore, parola cui mi sento etimologicamente e professionalmente più vicino e legato rispetto al termine insegnante. Credo che il primo ingrediente per star bene in classe e tra i corridoi, per poter lavorare proficuamente assieme, sia mettersi in gioco, senza remore, senza paure, facendo sul serio, ma senza mai prendersi troppo sul serio. Cerco di farlo sempre con il sorriso, è il mio modo di vivere e di pensare: la leggerezza che prova ad andare a fondo, sfiorare la profondità con delicatezza, senza orgoglio, con passione, rigore e rispetto. Penso che il rapporto in classe possa e quindi debba essere biunivoco: la creatività adolescenziale ed il loro coraggio spensierato – anche se a volte ingenuo, anzi forse proprio per questo – possono essere stimolo importante per noi adulti sovente irrigiditi da stanchezze fisiche e mentali ed affezionati a narcisistiche consuetudini che rischiano di portarci ad un indurito ripiegamento su noi stessi. Troppo spesso ho visto la relazione docente-discente ridursi ad un mero rapporto gerarchico in cui l’autorità s’impone con le chiavi del timore reverenziale e del rispetto dovuto, insegnando l’obbedienza, invece che educando alla responsabilità.
Ho imparato a non dar nulla per scontato nella vita, men che meno in classe: a conquistarmi giorno dopo giorno un rispetto- non-dovuto, spiegando le mie scelte, nella convinzione e speranza che potessero essere condivise. Non credo che questo significhi, come a volte mi è stato fatto notare, abdicare al mio ruolo, “giocare a fare lo studente”. Sono convinto, diversamente, che questa ricerca di un equilibrio relazionale non garantito sia il sentiero migliore per vivere e declinare con responsabilità ed efficacia quel mestiere, che, senza empatia ed umiltà, non farebbe che ridursi a subdola imposizione di un’autorità vuota ed inefficace.
Ce la faremmo a mantenere classi piene di ragazzi senza quel potere di cui crediamo di essere legittimi beneficiari? Non è la paura che ci sfugga la situazione di mano a spingerci ad utilizzarlo, scegliendo troppo spesso la strada più comoda dell’autorità invece che quella più faticosa dell’autorevolezza?
La nostra ‘posizione educante’, in classe, sgorga da un’esperienza, disciplinare e non, di cui siamo fortunati portatori e di cui dobbiamo essere responsabili traghettatori, non da una gerarchia precostituita. Se le logiche di potere s’insinuano tra i muri delle aule e dei corridoi, rivolte ad adulti o, peggio, a ragazzi, si rischia di rovinare quello che per me è il mestiere più bello del mondo: donare ad un’altra persona strumenti che possano esserle utili a comprendersi, aiutarla a crescere, a maturare.
Ritengo infine che l’esempio significhi molto nell’educazione: avere il coraggio della coerenza, dell’azione critica e consapevole è il modo più bello, efficace e giusto perché la nostra esperienza si trasmetta. Per questo ho scelto di rimanere a fianco a questa protesta: come testimone coerente del mio modo di intendere l’educazione.
Invito quindi tutti (studentesse e studenti, docenti, genitori, personale ATA e dirigente) a godere della splendida vista della ‘luna’ che queste ragazze e ragazzi ci stanno indicando, lottando per tornare a scuola, e di non soffermarsi sul ‘dito’, su gesti che ad alcuni potrebbero sembrare estremisti, pericolosi e che invece di estremo credo abbiano solo la disperazione per una situazione ormai non più sostenibile e la consapevole e responsabile voglia di tornare in classe, in presenza, in sicurezza.
Un gesto per cui, da docente, mi sento solo di poter, e quindi dover, ringraziare tutte le ragazze e i ragazzi che protestano per tornare, con noi, in classe.
grazie per aver chiesto e preteso che Regione Lombardia faccia nelle prossime due settimane ciò che non ha fatto in quasi un anno di pandemia: attuazione del già predisposto piano prefettizio per il potenziamento del trasporto pubblico, presidi sanitari nelle scuole, tamponi antigenici rapidi per le popolazioni scolastiche oltre all’inserimento di vaccinazioni prioritarie per gli insegnanti, soprattutto se anziani, da parte dello Stato.
sono con voi.
prof, Alberto Locatelli