Oggi gli studenti delle scuole superiori di tutta Milano con Fridays for Future Milano sono scesi in piazza per chiedere “Climate Justice” perché l’emergenza climatica si sta aggravando ogni giorno e le emissioni di CO2 (e i conseguenti cambiamenti climatici) stanno aumentando in maniera esponenziale. Chiediamo un’azione concreta per contrastare la catastrofe che ci attende: transizione a fonti rinnovabili, requisizione dello sfitto per porre fine alla cementificazione e abbandono dei modelli di consumo insostenibile che regolano la società di oggi.

Il nostro pianeta sta morendo. Ci separano 7 anni dal 1 gennaio 2028, data simbolica definita sulla base di studi di scienziati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dell’MCC (Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change) e dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Abbiamo solamente 7 anni per agire e tentare di abbattere le nostre emissioni di carbonio e, di conseguenza, fermare l’aumento delle temperature medie globali in modo che non superi i +1.5° C rispetto all’epoca preindustriale. Se i governi non riusciranno a rispettare quest’impegno, sancito nel 2015 con l’Accordo di Parigi, le conseguenze per l’intera umanità saranno disastrose, catastrofiche.

Due scienziati dell’organizzazione “Climate Central” hanno stimato che, a causa dello scioglimento dei ghiacci e del conseguente innalzamento del livello dei mari, fino a 630 milioni di persone che vivono in aree costiere (comprese metropoli come Shangai, Mumbai, Hong Kong..) o sulle isole potrebbero essere vittime di devastanti alluvioni o addirittura venire sommerse insieme alle proprie case (come, secondo le previsioni, potrebbe avvenire in Vietnam, in alcune aree della Gran Bretagna).

Aumenteranno le malattie zoonotiche, la disponibilità d’acqua sarà sempre più elitaria (l’acqua a nostra disposizione sarà ridotta di un 40% entro il 2080, secondo un rapporto del CMCC) e tutto ciò non farà altro che aumentare le diseguaglianze sociali e provocare guerre per le risorse e migrazioni di massa.
Siamo stanchi di vivere in un paese che condanna l’immigrazione ma non fa niente per arginare le sue cause, siamo stanchi di vivere in un paese che formalmente millanta di impegnarsi nel ridurre l’inquinamento ma che affida ad ENI (una delle aziende più inquinanti del mondo) la formazione dei docenti per quanto riguarda tematiche ambientali.

Un’altro grave problema riscontrato è l’ingiustificabile mancanza di riferimenti all’emergenza climatica e alcun tipo di educazione ambientale nei luoghi di formazione. L’informazione dovrebbe essere alla base del programma di sviluppo di un individuo e bisogna rendere consapevole la cittadinanza di ciò che sta vivendo. In più Milano è piena di spazi vuoti, pubblici e privati. Palazzinari speculano e fanno affari sullo sfitto e la rendita immobiliare, peggiorando la situazione del consumo di suolo, che viene rubato al verde per essere cementificato.

Nonostante la politica resti sorda agli appelli degli scienziati, è necessario attivarsi per salvaguardare il nostro futuro e quello delle generazioni a venire. Per questo motivo noi chiediamo un’immediata transizione ecologica. È necessario, inoltre, proteggere i diritti dei lavoratori nell’attuazione della transizione energetica e dare supporto alle popolazioni più colpite dall’emergenza climatica a livello mondiale, aiutandone lo sviluppo e la protezione umanitaria.

Dobbiamo unirci ed essere più solidali che mai, scendere in piazza e urlare a gran voce che non abbiamo intenzione di lasciarci rubare un futuro che ci spetta di diritto!