A chi serve l’attentato a Charlie Hebdo?

A chi serve l'attentato a Charlie Hebdo?

L’attentato a Charlie Hebdo si inserisce chiaramente all’interno della strategia della tensione e di controllo sociale del neoliberismo per incitare all’odio, diffondere paura e terrore, aprire le porte allo scontro di civiltà, in nome di una guerra permanente che mascheri una crisi intrinseca e immanente al neoliberismo stesso. Non diversamente da quanto è successo l’11 settembre 2001, si apre la caccia all’arabo, al musulmano, in nome della difesa della civiltà e del diritto di esportare la “democrazia” occidentale. Ma le guerre in Afghanistan e in Iraq, come più tardi quella in Libia, non hanno fatto altro che alimentare quei fondamentalismi che dicevano di combattere: con grande soddisfazione di multinazionali e governi neoliberisti che hanno potuto saccheggiare risorse e petrolio in Medioriente, tenendo allo stesso tempo sotto lo scacco della paura e del controllo i cittadini occidentali.
Con grande soddisfazione anche dei fascisti nostrani che hanno dispiegato le bandiere dell’identità nazionalista o integralista religiosa per indicare un chiaro nemico con cui prendersela: gli arabi, i musulmani, i migranti. Con grande soddisfazione infine dei fascisti fondamentalisti islamici che da anni di guerra hanno ottenuto il terreno fertile per adescare miliziani e integralisti contro il nemico occidentale. Anche qui nulla di nuovo: sono decenni che in “Occidente” come in “Oriente” i gruppi integralisti e ultranazionalisti, diventano strumento delle strategie della tensione. Lo abbiamo visto in Italia dalla Strage di Piazza Fontana in poi, lo abbiamo visto in Egitto e in Tunisia dove le rivolte che reclamavano diritti ed autodeterminazione sulle loro vite e i loro territori sono state represse e stroncate nel nome della restaurazione del potere. Lo vediamo nei miliardi di petroldollari (nonché petroleuro) investiti a supporto dell’ISIS in funzione anti-Assad (come Bin Laden in versione antisovietica). Lo vediamo nella Turchia di Erdogan che continua a finanziare il Califfato, nell’estremo tentativo di distruggere ogni sperimentazione di democrazia dal basso in Rojava.

Per questo non ci stupiremo quando domani altri fascisti in Europa (da Le Pen, a Salvini, Maroni, eccetera…) che oggi si appellano alla “libertà” di espressione, ai valori e alla civiltà occidentale, sfrutteranno l’attentato contro Charlie Hebdo per cancellare i diritti di tutti, o alzeranno nuovi muri fisici e legislativi a difesa della Fortezza Europa. Così come non ci stupiremo di quei reazionari, integralisti e conservatori musulmani che faranno proseliti e raccoglieranno consensi attorno alla difesa delle tradizioni islamiche grazie anche (e soprattutto) alle bombe che “l’Occidente democratico” dall’inizio del Colonialismo in poi non ha smesso di lanciargli sulla testa.

Per questo (perché la Storia è sempre la stessa e pure con poca fantasia) dopo la strage di Charlie Hebdo possiamo parlare di Strategia della Tensione; perché la carta identità dimenticata in auto, i servizi segreti che se la fanno fare sotto al naso, il terrore disseminato in vari quartieri di Parigi e in varie località della Francia, le 88 mila teste di cuoio che da oltre 3 giorni militarizzano i territori, gli appelli all’unità nazionale ci ricordano un film già visto: preludio di riforme liberticide e  soppressione dei diritti in nome della guerra al terrorismo.
Così noi, se proprio dobbiamo scegliere di essere uno dei volti di questa storia, scegliamo di essere quelli che a ogni latitudine o longitudine si ribellano al potere e all’integralismo, che si chiami cattolicesimo, ebraismo, islam o neoliberismo. Scegliamo di essere universalmente anticlericali e meticci, riflesso di quella composizione ibrida che oggi abita le metropoli di tutta Europa e che il potere, appunto, vorrebbe frammentare. Scegliamo di essere con le donne e gli uomini del Rojava che negli ultimi 2 anni, e soprattutto con la resistenza che continua ancora a Kobane, ci hanno insegnato che si può costruire una società solidale, una democrazia dal basso in barba ad ogni fondamentalismo, che si chiami ISIS o neocon. Siamo quelli che saranno ancora nei quartieri, domani come oggi e come ieri, a reclamare diritti per tutte e tutti, rifiutando ogni deriva razzista, sessista, omofobica e conservatrice.

                          Centro Sociale Cantiere

Aggiornamento a seguito della "marcia repubblicana":
I potenti del mondo si mettono alla testa della rabbia dei francesi trasformano in una ridicola e ipocrita passerella la dimostrazione, contraddittoria ma vera di un paio di milioni di persone che sicuramente per la stragrande maggioranza non volevano dichiarare nessuna guerra di civiltà... C'erano criminali di guerra (Netanyau in testa), censori di qualunque libertà di stampa e non mancavano fondamentlisti islamici (come i rappresentanti della casa Saud regnante in Arabia Saudita) "in cordone" a favore di telecamera.
E' una trappola? E' o era possibile uscirne altrimenti? L'efficacia della violenza che precipita questo continente (dopo l'Asia e l'Africa) nella "guerra globale", pergiunta dopo l'omicidio brutale di una banda di "anarchici irriverenti e irresponsabili" più vicini a noi che ai potenti del mondo, sembra dare una risposta scoraggiante. Quello che possiamo fare certamente è cominciare ad accumulare lezioni: su tutte quella della rivolta delle Banlieues che dieci anni fa scuoteva la Francia e, abbandonata e schiacciata dalle politiche di austerity si è rivelata incapace di radicare organizzazione politica e sociale, finendo per diventare il principale bacino di arruolamente di Isis, mentre non cessava di essere il principale bersaglio dei fondamentalisti occidentali del Front National.


Qui di seguito potete trovare alcuni contributi dalla rete che consigliamo. Buona lettura!

 

Chi tutela il male quando il bene si prepara ad ammazzare? Dai 99 Posse

L'occidente deve decidersi: gli integralisti sono "combattenti per la libertà" come vengono definiti (oltre che addestrati e finanziati) dai tempi della guerra contro l'Urss in Afghanistan e fino alle più recenti "rivolte" contro Gheddafi e Assad, oppure i "feroci assassini" di ieri a Parigi? Compagni francesi ci riferiscono di vere e proprie milizie esistenti da tempo nelle periferie a maggioranza musulmana, che svolgono pressoché indisturbate una funzione ausiliaria di controllo del territorio, caratterizzata da arbitrio e sopraffazione nei confronti di comportamenti ritenuti occidentali da parte dei giovani arabi. Più volte sono emerse aree grigie fra loro, le forze di polizia, i servizi segreti francesi (che ieri sono stati complici o del tutto incapaci), spesso al loro interno troviamo personaggi che sono andati a combattere fra il plauso delle cancellerie occidentali contro i regimi laici del mondo arabo. Come scrive anche Rossa Scintilla, sono scenari che chi ha letto i romanzi di Jean-Claude Izzo conosce da almeno un decennio, e certa letteratura sociale sa spiegare e descrivere il mondo meglio di mille saggi. Qual è il risultato di questa dialettica fra fascismi, apparentemente nemici? La Le Pen chiede il ripristino della pena di morte e si prepara a fare il pieno di voti, gli spazi di agibilità democratica si restringeranno per tutti quelli che lottano contro lo stato di cose presente, i fascisti "religiosi" imporranno ancora più facilmente i loro dogmi nelle periferie. A noi sembra che i loro interessi convergano, al di là di ogni religione che, in questa accezione, altro non è che uno strumento di potere e sopraffazione. Alla Francia democratica e laica non resta che opporsi, al di là di ogni colore, accento, "razza" e religione, perché ieri quei killer dall'evidente addestramento militare, hanno ammazzato la libertà di tutti, oltre che dodici innocenti.
«La giustizia di Dio è cieca, lo sanno tutti.»
Jean-Claude Izzo

Vi proponiamo una serie di contributi e di riflessioni per comprendere e riflettere, giacchè non c'è nulla di semplice nelle risposte che dobbiamo trovare alla guerra orizzontale che vogliono scatenare nel cuore dell'Europa.
Da Commonware Je souis l'Ouest, intervista con Miguel Mellino,di Anna Curcio
Da Euronomade, questioni di confine Sandro Mezzadra
Dal Manifesto, ZeroPregi. Al bar con la rabbia
Dal manifesto Samir Amin, un attacco odioso, ma la colpa è di Francia e Stati Uniti
Dal manifesto Marco Bascetta, Libertè, Egalitè, Fraternitè e il loro doppio
Da DinamoPress traduzione da Liberation di Etienne Balibar. Tre parole per i morti e per i vivi

A proposito di ciò che accade in Francia, dieci anni dopo la rivolta delle banlieues le opinioni sono molteplici. Noi ci siamo fatti un'idea, piena di preoccupazioni, soprattutto in questi giorni, ma senza arrogarci cattedre per giudicare. Nè i compagni che evidentemente fianco a fianco con una composizione proletaria la interpretano e la vivono, nè coloro che senza peli sulla lingua hanno denunciato tutti i fascismi, compreso quello islamico. Non spetta a noi giudicare, ma capire e lottare, come facciamo tutti i giorni, contro l'ingiustizia sociale prima di tutto e contro le gerarchie e i poteri che opprimono la vita quotidiana.
La Republique delle differenze, di Judith Revel
Diversi articoli e aggiornamenti su: ParisLutte
Da Nazione Indiana di Jamila Mascat Peggio per tutti
Da Infoaut: La banlieues l'insurrezione e il richiamo dell'Isis
Da Open Democracy: No, we are NOT all Charlie (and that's problem)
Dal Manifesto, Zeropregi: Oltre Charlie, c'è una Francia disintegrata.
Da infoaut.org: Attacchi alle moschee e appelli all'autodifesa popolare
Da divaga-azioni, di Karim Metref: Mi dispiace, ma io non sono Charlie

Sulle strane lacune delle versioni ufficiali. Non ci spaventa la parola "complottisti" quando è agitata contro chi, legittimamente, alla luce delle esperienze di guerra coperta e di strategie della tensione che la storia, anche recente, ci racconta, cerca di indagare i fatti.
Dal blog di Aldo Giannuli: Strage di Parigi, una prima interpretazioneStrage di Parigi: complottismo?Strage di Parigi, c'è puzza di bruciato

A proposito della libertà di espressione e dei suoi pelosi difensori dell'ultimo minuto:
Da Wired: non siamo tutti Charlie

Per quanto ci riguarda la laicità e l'antirazzismo si devono sposare e devono parimenti essere delle rivendicazioni del mondo che costruiamo e non soltanto di quello che vorremmo. Così accade, non senza confrontarsi con le contraddizioni della realtà, anche nei nostri percorsi di lotta. Insomma: essere laici non ci esenta dal dovere (e dal gusto) di essere eretici!
A proposito due spunti "datati": una recensione di Marx e una di Lenin
E una breve, ma efficace opinione di Alessandro Robecchi: 
Tra un imam e un sacerdote non c'è più spazio per gli atei
E infine ci sembra giusto linkare anche l'editoriale uscito mercoledì su Charlie Hebdo

Riflettendo sull'islamofobia, sul ruolo della religione e sulle identificazioni...
Da un lato chi riflette sulla differenza sull'identificazione arabi-islamici-terroristi, chi denuncia la dervia Suprematista occidentale" di una certo modo di sostenere i "valori repubblicani" tra cui la laicità e chi rivendica l'importanza di non fare sconti all'Islam, come alle altre religioni nel nome dell'antilericalismo.
Da Internazionale, Karim Metref Io non mi dissocio
Tratto da Bboy: Libertaires et sans concessions contre l'islamophobie
Tratto da polvere da sparo. Il massacro di Charlie Hebdo e il triste delirio islamofobo.
Tratto da Il post, di Giovanni Fontana, Parliamo di islamofobia.
Tratto da Limes, di Giovanni Fontana Piccolo dizionario al contrario sulla strage di Parigi
Islam e terrorismo, l'ingiusta equazione, di Alessandro Dal Lago

Sul mondo islamico suggeriamo la lettura di questi due libri della casa editrice Eleuthera:
Sfida laica all'Islam, di Hamid Zanaz 
Diario di una rivoluzione di Mondher Killani

Author: Leon

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