Quello che è appena iniziato non è un anno come gli altri, è l’anno di Expò, il megaevento di cui sentiamo parlare fin dal 2008, quando Milano vinse l’appalto.

Conosciamo bene la logica dei grandi eventi, in Italia e in tutto il mondo. Alla pari delle grandi opere sono maxi occasioni di speculazioni per mafie, casta e costruttori e sono enormi dispositivi accelleratori per costruire nuovi modelli di governance grazie alla logica dell’eccezione.

Praticamente non riusciamo più a stupirci degli “scandali” tangenti, che forse è precisamente l’effetto voluto per coprire la sistematicità della corruzione nel loro sistema mafioso e neoliberista.20 arresti tra i dirigenti eppure appalti e finanziamenti a pioggia non vengono mai messi in discussione, anzi, vengono allentati i controlli e aumentati i fondi in nome dell’imperativo categorico ” dobbiamo farcela”.

Expò 2015 è lo strumento con cui si rende possibile ciò che prima sarebbe stato difficilmente pensabile:

Per esempio è stato coniato e normalizzato l’ossimoro “lavoro gratuito” che non soltanto è un abominio per le migliaia di “volontari” che si illudono di poter trovare una via per una possibile carriera in quei sei mesi, ma ha permesso la definitiva cancellazione di ogni tutela nel mondo del lavoro, costituendo un importante precedente per il JobsAct, che sancisce definitivamente il salto ad un modello di lavoro completamente a termine e senza tutele.

Un altro esempio? Le deroghe ai costruttori, le agevolazioni ai palazzinari, la riduzione dei controlli nei cantieri previste per Expò sono state la ruspa che ha aperto la strada al Piano Casa, allo Sblocca Italia, e a tutte le speculazioni che saranno ora ancor più facilmente possibili, nonostante Mafia Capitale e ogni altra variazione sul tema,

“Nutrire il pianeta” è il titolo di quello che in ogni caso e oltre ogni retorica sulle opportunità rimane un evento privato. L’alimentazione sarà il tema centrale annunciato. Peccato che i protagonisti del dibattito saranno tutte le firme che al pari della Nestlè o della Monsanto sono responsabili dell’appropriazione indebita di cibo, terreno e risorse in mezzo mondo e la diffusione di un modello tossico e nocivo di nutrizione.

Expò, al pari degli altri grandi eventi e delle altre grandi opere, dai mondiali in Brasile alla Tav, dalle Olimpiadi di Atene al Ponte sullo Stretto, va ben oltre le contingenze spaziali e temporali: sono modelli di un sistema basato sulla devastazione e sul saccheggio, che per giunta cerca in continuazione di criminalizzare ogni dissenso.

Essere contro Expò significa costruire ogni giorno e in ogni territorio un modello differente, fatto di resistenza, mutuo soccorso, autorecupero, autoproduzione. Significa difendere il diritto all’abitare a alla vita degna nei quartieri popolari che saranno travolti dalla gentrification insita nel grande evento, significa produrre cultura e sapere comune non asservito allo sviluppo predatorio neoliberista, ma utile ad uno diverso in grado a rispondere ai bisogni di tutti, significa che la terra è di chi la abita e difendere le sue risorse.

Per questo ogni giorno è un giorno contro il modello di Expò, per questo invitiamo tutte e tutti a dar vita a giornate moltitudinarie in occasione dell’apertura dei cancelli di Expò, a partire dal 1 maggio.

L’invito è anche quello di partecipare all’assemblea di avvicinamento e costruzione del percorso che ci avvicinerà a maggio 2015 che si terrà il 17 Gennaio all’Università Statale, che già dal 16 sarà piena di momenti e spazi di cultura, condivisione e riappropriazione, con spettacoli teatrali, incontri e musica.

Guarda lo speciale Expoxchi? sulle vere opportunità di Expo2015 

CS CANTIERE

CUT_COLLETTIVO UNIVERSITARIO THE TAKE


Leggi il testo cittadino di convocazione dell’assemblea del 17 gennaio

A pochi mesi dall’inizio di Expo2015, questioni che vengono da lontano portano i nodi al pettine.
Il percorso NoExpo è iniziato nel 2007, ben prima dell’assegnazione dell’esposizione universale a Milano, e ha accolto negli anni una pluralità di soggetti, affermando un pensiero critico rispetto alle logiche e ai processi che i mega eventi e le grandi opere impongono al tessuto sociale e urbano della città.
E’ venuto il momento di scioglierle i nodi e chiedere conto di quanto denunciamo da allora.
Sin dall’inizio abbiamo osservato come preoccupanti politiche di governo del territorio, già in essere nel tessuto metropolitano, abbiano subito un’accelerazione grazie al volano Expo, in primis il PGT, di cui è unico orizzonte progettuale e temporale. I processi di trasformazione consegnano la città alle logiche del mercato a tutto svantaggio di una sola parte della popolazione, quella che ha uno scarso potere economico. Abbiamo parlato di città vetrina per descrivere un aggressivo marketing territoriale che privilegiava il restyling delle vie dello shopping, rispetto al potenziamento dei servizi alla persona e rispetto alla riqualificazione delle periferie. Non è un caso se la lotta per la casa è diventata un’emergenza, la spina nel fianco di una metropoli proiettata verso il grande evento. Expo rappresenta un modello impermeabile al bisogno espresso dai comitati di lotta per la casa, il diritto all’abitare. Così come la crescente politica di sgomberi è funzionale a creare una città da esporre, ma non da vivere.
Expopolis: debito, cemento e precarietà, tre assi attraverso cui leggere il dispositivo Expo2015 come lo strumento utile all’appropriazione indebita di denaro pubblico, all’esproprio del verde e dello spazio pubblico, alla cancellazione dei diritti dei lavoratori. Negli ultimi mesi, è diventata evidente la necessità organizzativa del grande evento di operare in un contesto straordinario, in cui l’amministrazione ordinaria è limitata e gli strumenti democratici sospesi. Lo stato d’eccezione imposto dal commissariamento è diventato così un modus operandi che ha reso Expo2015 il dispositivo più insidioso lasciato in eredità all’intero Paese e codificato con l’introduzione del decreto SbloccaItalia. Un modello che da anni sperimenta il suo aspetto repressivo contro la lotta NoTav, attraverso la militarizzazione del territorio e la criminalizzazione del dissenso.
Abbiamo denunciato la falsità della narrazione attorno a Expo, tra sponsor imbarazzanti (Nestlè, Dupont, Coca Cola) e partner impresentabili, su tutti i rappresentanti del sionismo israeliano che saranno tra i partecipanti di rilievo e che da oltre sessant’anni derubano i palestinesi di terra e risorse opprimendo un intero popolo. Una corruzione culturale prima che politica che trova il culmine con il protocollo sindacale d’intesa per Expo2015, antesignano per contenuti del JobsAct; un accordo che limita i diritti, impone il lavoro gratuito per il “bene collettivo” (a vantaggio di una Spa) e attacca il diritto di sciopero. Un modello che gli studenti stanno ostacolando e boicottando, perché dietro a parole come solidarietà e altruismo, si trasforma la scuola in una risorsa al servizio del mercato e non del sapere, e l’università in una macchina che genera precar@. “Io non lavoro gratis per Expo” e’ lo slogan che accompagna una mobilitazione che vuole minare le basi di un sistema di precarizzazione diffusa.
Immaginari e materialità del mega evento non sono intoccabili però. Una testimonianza su tutte, è la lotta NoCanal contro la via d’acqua di Expo2015, che ha reso evidente la possibilità di creare un’opposizione sociale ad una grande, inutile e dannosa opera: un’opposizione in grado di resistere per mesi e di ottenere sostanziali vittorie, tuttora in sospeso, ma utili a fornirci un precedente che ci racconta una storia in cui il termine “resistenza” non coincide con velleitarismo.
Abbiamo dichiarato il nostro 2015 NoExpo pubblicamente nel corso dei NEDs, lo scorso maggio, lo abbiamo ribadito in piazza il 12 ottobre scorso e durante lo sciopero sociale, il 14 di novembre. La Rete dell’Attitudine NoExpo si muove per contrastare la pervasività di Expo attraverso un’azione che inevitabilmente avrà nel 1 maggio 2015, nei giorni a precedere e in quelli a seguire l’apertura dei cancelli del grande evento, un momento cruciale, ma che guarda, ben al di là di Expo, a un’altra idea di città.
Le differenti declinazioni con cui la Rete sta configurando il NoExpo stanno producendo un piano di avvicinamento e varie proposte di iniziativa. Invece che “Nutrire il Pianeta” nutriremo il conflitto aprendoci a tutt@ coloro che vorranno condividere le pratiche da mettere in campo in questo fondamentale momento crocevia delle trasformazioni economiche e sociali di questo paese ed oltre.
L’ambizione di costruire un’opposizione sociale a Expo2015 e al sistema di potere che lo regge riguarda tutta Italia. Così come il paradigma Expo e il modello Milano è oggi la punta di diamante di una strategia, allo stesso modo in tutto il paese ci si oppone alle grandi opere, a partire dalla Val di Susa e dal suo esempio virtuoso di lotta popolare vincente. Vorremmo che tutto il paese sentisse propria la campagna di avvicinamento al 1 maggio, la costruzione delle giornate di maggio e dei sei mesi successivi e di quanto verrà dopo, facendo delle differenze la risorsa per la costruzione di una intelligenza e di un potenza collettiva in grado di dare vita a pratiche comuni.
Il 17 gennaio prossimo e vogliamo rilanciare analisi e concetti sinora espressi, approfondire le diverse tematiche che costituiranno l’alternativa a questo modello di sviluppo, intrecciarci con altre realtà di lotta per portare avanti un cammino in direzione, verso e oltre Expo2015, in grado di divenire strumento per un cambio di rotta non più rinviabile.
A Milano, nell’intero paese, ovunque. Vogliamo portare avanti questi ragionamenti e condividere le proposte in una giornata di confronto, il 17 gennaio all’Università Statale di Milano, dalle 10.30 della mattina con workshop tematici, al pomeriggio con un’assemblea nazionale che condivida e definisca il programma delle iniziative.
Nel 2015 l’uscita dalla crisi sociale percorre anche la strada dell’opposizione ad Expo!

 

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