Il piatto piange. Fame per Nessuno, Residenza per Tutti

COSA SUCCEDE?
Oggi siamo qua a Palazzo Marino a raccontare storie di ordinaria precarietà, non accendono i riflettori ma sono terribilmente reali nelle loro conseguenze individuali e collettive; siamo in Comune con un piatto vuoto, oggi siamo esclusi dai buonispesa, ieri da un contratto e domani da altre forme di welfare, tra l’altro minimo, un modello insostenibile e poco solidale. Un piatto vuoto per chi è senza residenza, per chi non ha un contratto di affitto, per chi produce e viene sottopagato, per tutti quelli che esistono e non “risultano”

– Siamo qua con le nostre storie che parlano di ordinaria precarietà e di straordinarie resistenze, non sempre semplici ma quotidiane

– Siamo quelle che lavorano a chiamata, hanno contratti occasionali, o lavorano in nero, siamo i giovani lavoratori che a Milano vorrebbero magari anche abitarci se il mercato del mattone non fosse così poco accessibile, siamo quelli che aspettano da mesi un documento, un certificato, una residenza, siamo chi ha dovuto occupare una delle migliaia di case vuote per non rimanere in mezzo ad una strada, chi vive in un campo Rom o in una struttura di accoglienza.
– Siamo anche Staffette del Mutuo Soccorso: consegniamo spese solidali, tablet, materiale scolastico a tutti, sempre convinti che la necessità e la solidarietà non possano andare in base a residenza e documenti, ma che siano diritti, che organizzarsi per non lasciare indietro nessuno sia necessario ora più che mai, pronti a rivendicare il pane ma anche le rose.

Diritti, casa e residenza, redditto!

COSA E’ SUCCESSO?

Ecco i fatti: sono stati revocati 253 buoni spesa nel momento della consegna perché dati a famiglie che non vivevano in un alloggio con un affitto regolare, o occupanti.
Mangi in base a dove abiti e vivi, una legalità cieca, una burocrazia senz’anima, una norma illegittima e discriminatoria.
Un’ amministrazione pronta a schierarsi a favore dei braccianti, evidentemente a parole perchè poi si dimentica che sul suo territorio vivono lavorano, cooperano persone, tante ed escluse, invisibili.
Da una misura a sostegno della fragilità non può essere escluso proprio chi è più fragile, è un paradosso in sé. Questa assurdità deriva dall’accettazione e la reiterazione da parte del Comune di Milano di un principio folle, introdotto nel 2014 nella legislazione italiana: la residenza non è più un indicatore statistico e insieme un diritto universale, è diventato un “premio di buona cittadinanza” per chi è in regola con documenti e affitti.

La residenza deve tornare ad essere un diritto inalienabile in quanto determina il pieno accesso al diritto all’istruzione e al diritto alla salute.

 COSA DEVE ACCADERE ADESSO!

1) CAMBIARE IL REGOLAMENTO SUI BUONI SPESA: FAME PER NESSUNO
I criteri selettivi e discriminatori della consegna dei buoni spesa, sono stati già dichiarati illegali da una sentenza del tribunale di Roma a favore di una famiglia che aveva fatto ricorso per la mancata assegnazione dei buoni spesa perché sprovvista di permesso di soggiorno e della residenza.
Il Comune di Milano, che ha inserito un criterio ancora più restrittivo rispetto al Comune di Roma, deve immediatamente prendere atto della sentenza ed accogliere tutte le famiglie e le persone che sono in possesso dei requisiti reddituali per chiedere il Buono Spesa e sono domiciliate a Milano.

2) DEROGARE ALL’ARTICOLO 5 DEL PIANO CASA: RESIDENZA PER TUTTI
Siamo in tempi di emergenza sanitaria, la Lombardia era ed è impreparata dal punto di vista sanitario e sociale, il rischio è altissimo. Mai come ora appare chiaro perchè il diritto alla residenza defve essere universale: niente residenza significa niente medico base: se le migliaia di persone che sono senza residenza si ammalano, sono affari loro e dei loro figli e di ospedali sull’orlo del collasso.

Il sindaco ha espresso solidarietà ai braccianti e noi lo facciamo assieme a lui, anche in memoria di Soumahila Sacko per cui Milano scese in piazza. Però Giuseppe Sala deve fare ciò che predica.
Il Sindaco ha il potere di derogare all’articolo 5 della legge Renzi-Lupi e stabilire che per ragioni sanitarie la residenza deve essere assegnata a chiunque, nel proprio domicilio.Il momento di farlo è adesso.