Venerdì 06/03 ore 18.30 al Cantiere incontro pubblico "ORIENTARSI NELLA NEBBIA"

Venerdì 6 marzo alle 18.30 al Cantiere

Aperitivo milanese e dibattito “Quanti e quali virus?”

Ne parliamo a più voci con:

>> Max Guareschi, professore di sociologia e filosofia

>> Giovanna Borrelli, giornalista che collabora con Altreconomia e Internazionale

https://altreconomia.it/salute-climate-change/

>> Mediterranea Palermo sulla quarantena delle ONG

Le dichiarazioni del Governatore della Sicilia Musumeci, che oggi si scaglia contro l'assegnazione del porto di Messina…

Pubblicato da Mediterranea Saving Humans su Mercoledì 26 febbraio 2020

 

A seguire dalle 20.30 CENA CINESE

1) STATO DI EMERGENZA 

Tra Venerdì e Domenica la nostra Regione è stata al centro del “ciclone”.  Nella città della colonna infame e dei Promessi Sposi è calato, come un bombardamento ad armi non convenzionali, il panico da Corona-virus. Si è portato dietro il corollario tipico di una guerra: zone rosse e gialle, “nebbia di guerra”, diversi interessi locali e globali contrapposti che si sfidano a colpi di una propaganda che parla il linguaggio dell’emergenza. Un fenomeno che ha portata globale e si è manifestato fin dentro il corpo sociale e il corpo fisico.  Prendersi cura collettivamente delle comunità (ad esempio traducendo in tante lingue le indicazioni del ministero della salute) è diventato qualcosa di più urgente del solito, sconfiggendo un nemico invisibile chiamato coronavirus, che produce e porta con sé diversi sintomi tra cui panico e polmonite. I provvedimenti legati al Corona Virus ci hanno catapultato in uno stato di emergenza. Tali misure di stato di eccezione vanno sempre guardate con sospetto, fatte pesare, contestate appena possibile e quando necessario. Una volta di più sono state (in molti casi) inutili o controproducenti, come la chiusura dei voli dalla Cina o la chiusura dei bar alle 18.

In compenso hanno alimentato la retorica autoritaria, giustificata dall’emergenza che coincide con la xenofobia, con la chiusura degli spazi e l’invenzione di sempre nuovi confini interni; hanno messo alla prova la disponibilità della società ad accettare riduzioni della libertà collettiva. 

Molte delle procedure di emergenza lasciano pensare ad un vero e proprio esperimento sociale, in cui viene testata la resistenza collettiva
all’inasprimento delle disuguaglianze quotidiane, a partire da salute e reddito.


2) QUALCOSA DI PIU’ GROSSO DI NOI

Come insegna Naomi Klein, grandi momenti di SHOCK collettivo da sempre fungono come straordinarie occasioni per spostare di qualche metro l’asticella tra diritti e privilegi, con l’aiuto della paura e della legittimazione data dall’emergenza.

Possiamo ragionevolmente immaginare che (per esempio) “poteri globali” come le i grandi “player” finanziari, la CIA, il Partito Comunista cinese abbiano dei protocolli per affrontare una epidemia la cui probabilità è calcolabile e conoscibile. Questi protocolli non saranno soltanto sanitari, ma orientati da considerazioni militari, economico-finanziarie, geopolitiche… insomma dagli interessi dei soggetti in gioco.

E’ ovvio che in tutto il mondo poteri (anche più piccoli) siano pronti ad utilizzare la crisi del coronavirus per sperimentare ed instaurare forme di controllo o anche soltanto per promuovere il loro disegno politico (come il governo dei 2 Mattei). “Complottista” non può essere l’accusa generica per squalificare ogni domanda legata al funzionamento sistemico delle emergenze. Non ci chiediamo tanto “chi avrà mai progettato il virus”, ma a chi giova la sua esistenza? La risposta non è unica né banale, e non c’è nulla di complottista nel mettere in evidenza gli interessi grandi e piccoli legati alla gestione #CoronaVirus.


3) UNA SOCIETA’ IN QUARANTENA

L’emergenza viene proposta come una cappa egualitaria, ma in realtà aumenta le diseguaglianze e le ingiustizie sociali della quotidianità emergono sempre più forti. La parola quarantena, introdotta nel linguaggio comune in questi giorni, viene presentata come una misura sanitaria, ragionevole, di “buon senso” e di “senso civico”. In pochi si chiedono cosa sarebbe potuto accadere se decine di migliaia di persone provenienti dalla Cina fossero state rinchiuse in strutture collettive, “carceri del contagio” e cosa sarebbe stato giusto fare a fronte dell’inevitabile presenza di persone in fuga da questa struttura che appare distopica, ma assomiglia molto ai campi di raccolta e/o espulsione dei profughi.

Nella nostra piccola italietta si sono posizionati ai box di partenza secondo il tipico schema della politica della paura. Salvini all’attacco e gli altri alla rincorsa. Adesso la convergenza tra Renziani e Salviniani propone un nuovo governo di unità nazionale, di destra e autoritario, per sostituire l’attuale. Non è un caso se Burioni e i governatori leghisti hanno guidato il gioco. Non esistono saperi, tecniche e conoscenze neutrali, non lo sono i virus né le medicine, figuriamoci le tecniche di contenimento sociale. Dal punto di vista sanitario, sono parecchie le voci che sostengono che i confini non servano, sta di fatto che non si tratta di scelte “tecniche” ma politiche. E’ una scelta atomizzare la società, rinchiudere in maniera volontaria o coatta le persone, anziché promuovere una chiara diffusione di informazioni (oltre “laviamoci le mani”) e il rafforzamento urgente della sanità.

 

4) SCONFIGGERE LE VULNERABILITA’ CON L’ALLEANZA DEI CORPI

In mezzo al panico, alcuni con buone intenzioni e alcuni mossi da eguali e contrari interessi dicono: “tranquilli”, muoiono solo le e i più vulnerabili”. Ci pare una ragione per non stare per niente tranquill*, come non lo siamo di fronte a tutti i disastri provocati dalla privatizzazione delle risorse e dall’impoverimento delle risorse comuni: il welfare serve a tutt*, prima di tutto alle e ai più vulnerabili.

Le teorie del darwinismo sociale hanno prodotto i peggiori mostri degli scorsi secoli, rispolverarle a scopo consolatorio per chi può sentirsi il più forte all’occasione è un virus mortale per l’Umanità. Il mito del SuperUomo che si salva tra i deboli è pure una finzione deleteria, capace di minare empatia e solidarietà e di nascondere che, come spiega perfettamente Judith Butler, tutt* siamo vulnerabil*. Il problema non è cinicamente “lasciare indietro chi indietro rimane”, sperando sempre di essere tra i Salvati, ma di far fronte comune delle vulnerabilità individuali per costruire alleanza dei corpi e potenza collettiva. 

 

5) WELFARE GARANTITO PER TUTT* E REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE

La  Regione Lombardia è stata spesso capofila nell’elogio del privato e in una denigrazione del pubblico, una retorica che giova soprattutto a chi ha interesse nell’erogare fondi pubblici al primo a scapito del secondo. In particolare il welfare aziendale è un mantra recente, destinato ad acuire le differenze tra chi ha contratti stabili e garantiti e chi no. Tagliare la salute pubblica, significa diminuire i posti disponibili nei reparti, il numero di respiratori ed altri macchinari, di tamponi ed altri strumenti. Significa produrre in maniera criminale mancanza di personale medico e infermieristico, creando situazioni di sfruttamento del lavoro e precarietà di vita, a scapito della qualità del lavoro e del servizio.

Per quanto riguarda il mondo del lavoro, la chiusura delle scuole e gli appelli a stare a casa hanno messo in luce le mille facce delle diseguaglianze contrattuali. 

In questo caso, telelavoro e smart-working rappresentano un evidente terreno di battaglia. Il “lavoro da casa” viene presentato di volta in volta come scelta obbligata o consigliata, ma comunque sempre la migliore e più ragionevole. Nessuna attenzione viene data alle condizioni materiali e personali.

Come ha messo in luce la campagna di Non Una Di Meno Milano che ha raccolto le frasi e gli sfoghi “dalla quarantena” di diverse persone, il peso della retorica “smart” non è equamente distribuito tra milanesi. “Chiudono le scuole ma devo lavorare, i miei figli dove li lascio?”, “La scuola chiude e i contratti di collaborazione sono sospesi, come pago l’affitto?”, “Al mio bar ho più spese che incassi, come pago le e i dipendenti?”, “Lavoro a chiamata, come riempio il frigo questo mese?”, “Lavoro in nero, come faccio a stare a casa?”, “Lavoro a partita IVA, non ho nessun indennizzo se non contraggo il Corona Virus!”… . La rete Non Una di Meno mette a tema anche il problema della violenza domestica: “sappiamo che le case non sono luoghi sicuri: cosa significa la quarantena per una donna che subisce violenza? o per una persona LGBTQIA+ discriminata dalla famiglia?”.

 

6) CURIAMOLI A CASA LORO, DOTTORI A CASA NOSTRA 

Il clima di emergenza ha alimentato molte proposte Shock, nemmeno il ministro della Salute, che avrebbe anche l’interesse di farlo, ha colto l’occasione per pretendere “miliardi di euro” sulla Sanità.

Quanta salute gode la sanità pubblica in Italia? In che consiste l’eccellenza della Lombardia?

Il legame tra pubblico e privato, e tra sanità e politica, si traduce in un giro d’affari di diversi miliardi ogni anno. Numerose inchieste hanno svelato negli ultimi 20 anni i legami tra sanità e politica in Lombardia attraverso tangenti, gare di appalto truccate, profitti privati fatti con i rimborsi regionali e così via: Formigoni e Daccò Mantovani e Rizzi sono nomi di grandi e piccoli ras locali, di FI e della Lega, coinvolti in episodi di corruzione e tangenti ai danni di strutture ospedaliere o della sanità regionale.

Ma quanto vale la sanità privata? Ad esempio il Gruppo San DonatoGSD della famiglia Rotelli è il principale gruppo privato operante in Lombardia e in Italia: 1,65 miliardi di ricavi nel 2018, in buona parte provenienti dai rimborsi pubblici regionali per la sanità accreditata.  

A fronte di una sanità privata “eccellente”, con grandi profitti per i privati anche grazie ai soldi pubblici, la sanità pubblica annaspa: basta andare sul sito del Ministero per sapere che su 1000 strutture ospedaliere in Italia il 52% sono pubbliche e il 48% private. Questo non può che tradursi in liste di attesa sempre più lunghe, in diversi livelli di accessibilità alle cure a seconda dell’area geografica e della disponibilità economica. Il rapporto Svimez 2019 ci dice che il 10% dei malati chirurgici si sposta dal sud al nord. Ma il dato più allarmante è quello relativo alla rinuncia alle cure: secondo le ricerche, la percentuale è del 48,8% al Sud e nelle Isole, contro l’11,3% del Nord Est. Sebbene il virus non faccia discriminazioni tra un padovano e un palermitano, il SSN invece discrimina eccome: ogni 100mila abitanti ci sono 791 posti letto al nord e 363 al sud. Così come in Italia ci sono 5090 posti letto di terapia intensiva, 900 dei quali solo in Lombardia!
Se mai dovessero finire i posti letto per la terapia intensiva in qualche provincia sentiremo di nuovo le sirene: “curiamoli a casa loro” per non infettare interi ospedali. Di nuovo il panico si tradurrà in confine e si proporrà come uno strumento al servizio del razzismo, della disciplina.

 

7) SOPRAVVIVERE ED ESTINGUERSI, CONTEMPORANEAMENTE

La stessa città che si pretende di fermare, per paura del coronavirus, è tra le prime aree urbane al mondo per numero di morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico causato dall’inquinamento dei trasporti. Per i governanti e gli speculatori climatici, soprattutto occidentali, parlare del “virus cinese” giova più che parlare degli investimenti dell’ENI. Chiudere in casa le persone sembra incredibilmente più semplice che chiudere i pozzi di petrolio.

Il cambiamento climatico prepara l’estinzione dell’umanità, a causa di un sistema impazzito che non è capace di compiere una reale transizione ecologica. Eppure è necessario mettere in campo lotte durissime, spesso infruttuose, per fermare una ferrovia, un oleodotto o di riorganizzare la forma di una produzione o distribuzione altamente inquinante e insostenibile. In tutti questi casi il rischio di rallentare, anche solo un poco, il ritmo della produzione e del consumo di risorse viene osteggiato in tutti i modi da tutti i poteri costituiti e anche dalla propaganda che ci spiega come attendere 3 giorni per ricevere un oggetto di consumo o rinunciare ad una quota del consumo di energia elettrica costringerebbe la società ad una decrescita dalle conseguenze sociali inaccettabili. Siamo disposti a “fermare tutto” per un virus, ma non per il biocidio di migliaia di specie ogni giorno? Abbiamo tanta paura di un contagio oggi, ma non di un’estinzione planetaria domani (e nemmeno dopodomani!). Ci spaventiamo per le mutazioni di un virus e non ci chiediamo se possano in qualche modo essere connesse alle mutazione dell’ecosistema Terra? La nostra salute e la salute del nostro pianeta sono costantemente minacciate, dovremmo preoccuparcene. Non con la stessa paura, ma con la stessa attenzione.

 

8) LIBERTA’ DELLE CITTA’, DELLA MOBILITA’, DELLA VITA COMUNE 

Appena abbiamo cominciato a vedere oltre la “nebbia di guerra” l’evidenza scientifica della opportunità di bloccare la vita comune per impedire la libertà del virus è via via sembrata sempre più paradossale.
Difendere la vita delle metropoli, la connessione tra i territori è apparsa chiaramente la nostra, consueta, battaglia di libertà, che deve essere raccolta e costruita a partire dal tessuto sociale. La proposta o l’imposizione dell’isolamento piaceva moltissimo agli appassionati delle società autoritarie, ma risulta indigesta alla vita contemporanea.
Non si tratta di difendere l’esistente, ma di riconoscere la proliferazione dei confini: ricostruire, attraverso la materialità, gli effetti concreti di queste barriere su un corpo sociale frammentato.
Non è un caso se nei porti Siciliani possono sbarcare i passeggeri delle crociere e non le persone salvate in mare dalle ONG, mentre nelle metropoli si applicano de-facto regimi opposti per chi lavora a partita IVA (a casa senza stipendio) e per chi, magari lavoratore dipendente, viene costretto ad andare a lavorare in un clima di psicosi. Quando il confine assume la forma della quarantena si traduce immediatamente nel discorso pubblico nello stigma ad intere comunità (di Wuhan, ma anche di Lodi) grazie ad una precisa strategia e oramai ben conosciuta tecnica della diffusione di hate-speech tramite istituzioni, media e social network.

 

9) IL CORPO SOCIALE E IL CORPO FISICO

Nella storia del nostro mondo il corpo è sempre stato qualcosa di cui liberarsi. Sin dalla filosofia di Platone, che separando la realtà tra il mondo sensibile e il mondo delle idee dando vita ai binarismi che oggi reggono le dinamiche di dominio, sfruttamento, potere: il corpo è, per Platone, il carcere in cui l’anima sconta la propria pena. Il cristianesimo, a partire dal concepimento del bambin gesu, è stato ben attento a mantenere il corpo in una posizione subalterna, inferiore: le passioni sono colpa del corpo, ed è colpa del corpo se siamo indotti in tentazione. Persino le tecno elite della Silicon Valley la pensano cosi, tanto che alcuni futurologi già da anni studiano e sperimentano metodi per trasferire definitivamente il cervello umano fuori da quell’involucro che è il corpo: l’accusa è che il corpo sia troppo limitato, e trasferire il cervello in una macchina permetterà l’evoluzione al postumano.

Il corpo è luogo privilegiato di scontro in cui si giocano meccanismi di controllo e sfruttamento: tutto ciò che non è “accountable” non serve, non è produttivo per il sistema. Il corpo è l’unica interfaccia con il mondo che non è codificabile con algoritmi. Rappresenta l’imprevedibilità che rende impossibile la “psicostoria” di Asimov, la prevedibilità dei comportamenti di massa. il corpo è centrale nelle forme di resistenza e attivismo vs competizione, solitudine, individualismo neoliberista. 

Le Acampade, Occupy, i movimenti per l’abitare che corpo a corpo si oppongono a sfratti e sgomberi, le sardine che si ritrovano in piazza inceppando la macchina da guerra virale della bestia, sono alcuni esempi… ma come fare se mettono fuori gioco il corpo? E’ sul corpo che si iscrive la nostra esperienza, che si costruisce l’immaginario, ed è li che colpisce la fobia del contagio.

Come organizzare forme di resistenza / attivismo / solidarietà attiva quando lo stato di emergenza / coprifuoco non è imposto da un attacco terrorista ma dalla paura di stare fianco a fianco, un pericolo che rischierebbe di mettere in pericolo le persone a cui si vuole bene ?

 

10) APPUNTI PER UN CONTAGIO

Il corpo sociale può rispondere al virus con i suoi anticorpi.
La diffusione del sapere, anche riferito alla salute pubblica, l’antirazzismo, la sanità per tutti, il senso critico e la cura del comune, gli spazi di libertà e il tempo per la vita comune, la capacità di pensarsi solidali a livello globale e di difendere i propri territori e chi li abita.

Si tratta di quello che siamo abituati a fare sempre. Continuare come prima, con o senza coronavirus non vuol dire sputare sentenze, ma camminare domandando, non vuol dire abbandonare i vulnerabili, ma continuare a fare dell’alleanza dei nostri corpi e della contaminazione delle nostre idee gli strumenti per costruire qui ed ora un mondo migliore o meno ingiusto, puntando il dito verso la Luna e non verso il nostro vicino di casa.

 

#NOFEAR – Spread infos not hate
#CORONAVIRUS – Strike down the fear, the real virus is ignorance
#Milano #ClimateChange – The air we breath is worse than coronavirus
#CORONAVIRUS – The real virus is racism

DI SEGUITO LINK E APPROFONDIMENTI

CURA DEL PANICO
> Iniziativa in quartiere del Comitato Abitanti San Siro https://www.cantiere.org/30017/occupati-del-tuo-quartiere-diffondi-cura-e-solidarieta/
> Lettera del Preside del Volta  https://www.liceovolta.it/nuovo/la-scuola/dirigente-scolastico/1506-lettera-agli-studenti-25-febbraio-2020
> Medicina Democratica   https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=9223
> Medico che critica l’uso strumentale dei morti per promuovere le misure d’emergenza da Twitter
 
 
 
STATO DI EMERGENZA
> Agamben – Stato di eccezione provocato da una emergenza immotivata da ilmanifesto.it
> Marco Bersani – CoronaVirus o CoronaDigos    https://www.italia.attac.org/coronavirus-o-coronadigos
 
 
 
QUALCOSA DI PIU GROSSO DI NOI
 
 
 
UNA SOCIETA’ IN QUARANTENA
> The evidence on travel bans for diseases like coronavirus is clear: They don’t work da vox.com
> Valentina Wuhan post su profilo facebook
 
 
 
WELFARE GARANTITO PER TUTT* E REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE
> Non Una DI Meno: Reddito di autodeterminazione e Welfare per il diritto alla salute.    https://www.facebook.com/nonunadimenomilano/photos/pcb.1081754995517801/1081754792184488/?type=3&theater
 
 
 
CURIAMOLI A CASA LORO, DOTTORI A CASA NOSTRA
> Statistiche sulla sanità a livello nazionale   http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=61315)
> Statistiche sulla sanità a livello nazionale salute.gov.it
> Sanità privata, gruppo Rotelli  da giannibarbacetto.it
> Tutte le ruberie della Lega sulla sanità   da espresso.repubblica.it/
> I problemi dell’autonomia regionale  da repubblica.it
> La verità sulla politica sanitaria di Regione Lombardi  clicca qui
 
 
 
 
SOPRAVVIVERE ED ESTINGUERSI, CONTEMPORANEAMENTE
> Altro che Coronavirus, contrastiamo l’inquinamento  da ilfattoquotidiano.it
> Ministro dell’Ambiente. miniambiente.it
> La nostra salute è a rischio se non realizziamo la transizione ecologica.   https://altreconomia.it/salute-climate-change/
> Epidemia, coronavirus, terremoti: il paziente zero siamo noi. da linkiesta.it///da lanuovaecologia.it/
 
 
 
 
LIBERTA’ DELLE CITTA’, DELLA MOBILITA’, DELLA VITA COMUNE.
> Mediterranea Palermo sulla quarantena imposta alle ONG.  https://www.facebook.com/Mediterranearescue/posts/539457393342156
> Video Milanese imbruttito. https://www.youtube.com/watch?v=l0820aMCNh4
> Cineteca mette online tutto l’archivio da repubblica.it
> Valentina Wang – Razzismo e Sessismo clicca qui
> Confini e Frontiere, Sandro Mezzadra http://www.euronomade.info/?p=2814
 
 
 
PRODUZIONE DELLA PAURA