La dura legge dell’ipocrisia

Comunicato di Asia-Usb Milano a proposito delle restrizioni della libertà applicate agli attivisti del Comitato Abitanti Barona.

I quartieri popolari sono abbandonati al degrado. Da chi?
Dai gestori delle case popolari, come Aler in Lombardia, che mira a privatizzare e svendere il patrimonio immobiliare.
Dalle Istituzioni che preferiscono concentrarsi sulla città vetrina da proporre come modello elettorale.
Da chi muove i flussi finanziari e non è interessato ad una città viva, ma ad una città in cui ci sia sempre più spazio per “consumare”.

E’ necessario riqualificarli ma come?
Di solito il modello preferito nel dibattito politico è quello della gentificazione che prevede l’espulsione della popolazione più povera, il Daspo urbano e l’allontanamento… insomma una serie di misure che mirano a riversare il disagio “un po’ più fuori”, all’esterno delle mura e poi di nuovo all’esterno delle cerchie urbane.

Non possono essere lasciati in mano alla criminalità!
Purtroppo però i responsabili istituzionali frequentemente si fanno corrompere dalla criminalità organizzata, come accaduto a Zambetti, nientemeno che assessore alla casa di Regione Lombardia durante la giunta leghista di Maroni.

Bisogna raccontarli e parlarne, ma in che modo?
I giornali amano le rappresentazioni macchiettistiche, le isole felici e i luoghi del degrado, gironi infernali del sottosviluppo culturale. Non amano le complessità delle comunità attraversate da difficoltà e conflitti.

Per governare la complessità c’è un modo. La dura legge dell’ipocrisia.
Per questa ragione chi costruisce dal basso solidarietà e si oppone agli sgomberi viene assimilato alla criminalità organizzata. Il garantismo che sempre vale nei confronti dei potenti (per cui ci insegnano che bisogna aspettare il terzo grado di giudizio prima di poterli chiamare colpevoli, anche di fronte all’evidenza della corruzione) non vale più se si tratta di giovani attivisti che vengono dipinti sul corriere della sera come dei picchiatori e dei criminali.
Per questa ragione sulla base di un semplice sospetto vengono emesse perquisizioni e provvedimenti cautelari gravissimi, come l’obbligo di dimora.
Se le inchieste si concentrassero sul malaffare e se i giornalisti conoscessereo i contesti di cui parlano, saprebbero che non c’è niente che dia più fastidio alle mafie e al racket come la solidarietà e la mobilitazione per la conquista dei diritti. Il motivo è banale: i politici possono essere comprati (e spesso lo sono), i singoli possono sempre essere spaventati, ma tante e tanti che si organizzano per avere diritti non possono essere messi a tacere.

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