Oggi decine di migliaia in piazza. 25 aprile E’ tempo di essere partigiani.

Un 25 aprile enorme oggi a Milano: “è tempo di essere partigiani”.

Viviamo in una Europa che semina morte ai suoi confini ed è sempre più divisa anche all’interno da rinnovati sovranismi. Un intero sistema di potere si basa sulle gerarchie, sui privilegi di pochi e sulla discriminazione di molti.

L’asilo umanitario è saltato, i porti chiusi sono solo l’ultima aberrazione di un percorso di morte e stupro che comincia nei deserti libici e negli altri territori controllati da milizie e dittatori finanziati dalla civile Europa.

Il diritto al divorzio è sotto attacco, come pure quello all’aborto. L’autodeterminazione delle donne, delle soggettività lgbtqia+ è messa all’indice, in nome della “famiglia naturale. Se i corpi delle persone non se la passano bene, la stessa violenza si abbatte sulle terre, sulle acque e sull’aria: 90 ricchissimi privati creano oltre il 60% dell’inquinamento planetario, e in ogni dove c’è chi nega i cambiamenti climatici. È un sistema che va cambiato: disobbedire è l’imperativo.

Il 18 maggio in piazza Duomo a Milano ci sarà Salvini insieme a neonazisti, razzisti, sessisti, omo-trans fobici, negazionisti climatici per un comizio all’insegna della nostalgia medievale: il 25 aprile è tutti i giorni, ci saremo anche noi!

18 maggio: Gran Galà del futuro, la Milano Antirazzista e transfemminista torna in piazza, perché indietro non si torna!

It’s time to rise up! 25 aprile tutte e tutti in piazza ore 14.00 MM Palestro.

Il mese di marzo è stato incredibile: centinaia di migliaia di persone hanno mostrato il volto di una città ribelle al razzismo, urlato forte la rabbia per ogni forma di violenza contro le donne e di genere, imposto l’urgenza di un drastico cambio di sistema per non incorrere nell’ estinzione planetaria.

Milano è solidale: non può restare indifferente ai respingimenti e alla chiusura dei porti, tanto oggi con Salvini quanto ieri contro Minniti.

Milano è meticcia: afferma con forza la propria resistenza e la propria esistenza.

Nonostante l’assenza dello ius soli, la stessa distinzione tra italiani e non italiani perde di senso semantico e sostanziale ogni anno di più e lo stridente contrasto con politiche di discriminazione razzista e razzializzazione non possono che generare un senso di ingiustizia al limite del paradosso.

Siamo meticci. Sappiamo bene però che siamo tutti uguali nella stessa misura in cui siamo tutti diversi. Ciascuno di noi è vulnerabile, di fronte alla precarietà, alla mancanza di prospettive, alla povertà, ma qualcuno di noi è esposto più di altri alle leggi ingiuste e razziste, alle norme sessiste.

Il pink-attack sulla statua di Indro Montanelli ha toccato nel vivo nodi irrisolti della nostra storia di “italiani brava gente”, ma soprattutto porta alla luce le contraddizioni legate ai nodi della soggettivazione e della percezione di sè e della normalità.

Un’opinione pubblica di maschi, bianchi, over 50, potenti, caratteristiche che Montanelli ha in comune con molti di coloro che lo difendono, sottolinea la “stupidità” di giudicare i morti “con il senno del poi”: si tratta di una normalità che non ha ragione di scandalizzarci. Non può essere questo il punto di vista delle tantissime ragazze di tredici anni, che assieme ai loro coetanei a a centinaia di migliaia di altri giovani hanno rivendicato diritti, eguaglianza, futuro.

Un futuro che non può esistere in un sistema neoliberista, basato sull’economia fossile. Milioni di giovani in tutto il mondo hanno dato vita a “Fridays for future”, perché i cambiamenti climatici colpiscono in maniera paradossalmente “democratica” l’intero pianeta. Perché è uno solo, non ce n’é uno di scorta, nessun muro potrà fermare la desertificazione o le inondazioni.

A questa moltitudine si contrappone una classe privilegiata ostinata a generare più muri e più steccati, a difesa di chi detiene le leve del potere, e acuisce la differenza tra le oasi e il deserto.

Anche i cambiamenti climatici sono una questione di classe, di “razza” e anche di genere, perché le catastrofi ambientali sono una sciagura per chi perde la casa e un vantaggio per gli speculatori immobiliari, perché in Italia una bottiglietta d’acqua costa un decimo che in moltissime zone d’Africa, perché le donne sono le più colpite da un ambiente domestico malsano e le maggiori responsabili delle cure.

Ironicamente l’unica speranza per il pianeta è che con il clima si surriscaldino le lotte, che al sollevarsi degli Oceani corrisponda il sollevarsi di una marea umana capace di mettere in discussione lo stato di cose presenti e immaginare un futuro fatto di altri mondi possibili.

E’ tempo di essere partigian*!

It’s time to rise up! System Change! #DISOBEY

www.cantiere.org

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