Disobbedire alle leggi razziste, in mare e in terra.

 

Ribellarsi è giusto, disobbedire è necessario.


Non è forse la legalità l’insieme di regole che ha dettato, in ciascun momento storico, il potere costituito?
La schiavitù, l’Olocausto e il Porajmos e la altre persecuzioni naziste, l’apartheid in Sud Africa (e quello che oggi vige in altri posti del mondo tra cui la Palestina) erano realizzati secondo la volontà del potere vigente, tanto che i più importanti gerarchi nazisti dissero alla fine della guerra che “eseguivano degli ordini”, in questo senso non facevano altro che rispettare la legge.

Al contrario lo sciopero fu illegale ed ancora oggi lo è in date condizioni ed in molte parti del mondo; lo stesso si può dire del divorzio e del matrimonio eguale, dei libri messi all’indice e dell’obiezione al servizio militare.

 

Da anni la quasi totalità dei governi europei e il Consiglio d’Europa da essi nominato lavorano per fare dell’Europa una fortezza inespugnabile. Peccato che ad espugnarla sarebbero soltanto persone che vengono in pace
Il razzismo e la paura che in questa fase dilagano servono come arma di distrazione di massa da parte di chi continua a promuovere la precarizzazione dei diritti e la distribuzione ineguale della ricchezza, secondo il dogma della politica economica neoliberista.

Il Mediterraneo assomiglia sempre più a un cimitero, migliaia di persone in fuga da guerra e povertà dapprima incontrano il deserto e i lager istituiti in libia dai patti bilaterali fatti con il “nostro” governo. Chi riesce a sopravvivere è costretto ad affidarsi a imbarcazioni di fortuna sovraccariche di persone e con la quasi assoluta certezza di non riuscire a concludere questo viaggio. Se non fosse per Ong come Mediterranea e Sea watch, organizzazioni che decidono di disobbedire alle imposizioni dei governi europei andando a prestare soccorso  a chi in mare rischia la vita, queste persone sarebbero invisibili ai nostri occhi.


Da più di 15 giorni le navi delle due Ong tedesche Sea Eye e Sea Watch sono bloccate in mare con a bordo 49 persone senza la possibilità di attraccare  e fornire adeguate cure mediche. La scelta dell’attuale governo è quella di abbandonare queste e tantissime altre persone nella stessa situazione, di continuare a  disumanizzare i migranti e renderli il capro espiatorio di anni di politiche che arricchiscono ancora i ricchi e impoveriscono i poveri oltre che privare nel tempo i cittadini di qualsiasi forma di welfare. Abbiamo ribadito più volte in piazza e non solo che non accetteremo questa strumentalizzazione, ora sono svariati i sindaci che in tutta italia chiedono lo stesso. Siamo solidali con le ong che stanno disobbedendo a questa tendenza, rivendichiamo il diritto di disobbedire a leggi e imposizioni ingiuste come è anche il recente decreto sicurezza.

Tuttavia non bastano questi confini armati, le mura vanno portate anche dentro casa e possono assumere la forma di ostacoli burocratici.
L’articolo 13 del decreto impedisce l’iscrizione all’anagrafe persino ai richiedenti asilo (che pure sono regolarmente sul territorio), di fatto impedendogli di registrare una residenza e conseguentemente di accedere ai servizi di base come istruzione e sanità, rendendo migliaia di persone invisibili.
La prima sperimentazione di questo “ricatto della residenza” risale a 3 anni fa, quando il decreto Renzi-Lupi “cosiddetto Piano Casa” ha sancito l’impossibilità per tutti coloro che abitano una casa senza titolo (occupanti per necessità, persone che non sono riuscite a pagare regolarmente l’affitto o vittime della malagestione di Aler) di registrare la residenza.


Questa è la riprova che il razzismo non è che un pezzo di una complessiva guerra ai poveri e alle moltitudini dei precari, condotta separandoli gli uni dagli altri per colpirli divisi.
Questa è la logica leghista: costruire una campagna mediatica contro povertà e clandestinità e nei fatti alimentarle con qualsiasi mezzo per poter gridare ancora più forte contro l’inesistente invasione di clandestini. Sappiamo bene che questo circolo vizioso non ha nulla a che fare con la provenienza delle persone: togli a qualcuno qualsiasi possibilità di vivere legalmente e questa sarà costretta a rubare. E’ persino un modo di spingere migliaia di persone nelle mani della criminalità organizzata, mafia, camorra e ‘ndrine che sappiamo bene essere legate a doppio filo alla Lega, in molti territori.

Non bastano le prove più schiaccianti per far terminare questo sproloquio delirante, per fare capire che il problema non sono 49 persone che vedono in queste ore la morte in faccia ma lo sono i 49 milioni di soldi pubblici rubati dalla lega.


Si avvicina il 27 gennaio, la giornata della memoria, come l’anno scorso saremo in piazza e ancora pensiamo che il fine di questa giornata non si limiti a ricordare gli eccidi nazisti del secolo scorso. La memoria, senza la capacità di confrontare criticamente il passato con il presente, è fine a se stessa. In questa giornata come nel resto dell’anno ribadiremo che la legalità non è la giustizia, che le leggi razziali e i lager accompagnati da politiche autoritarie e totalitariste erano legali ma non giuste.
La logica leghista, i cpr e il dl sicurezza, come il decreto scuole sicure sono legali ma nonostante questo rappresentano l’abbattimento dei diritti fondamentali di tantissime persone.

E’ dovere di ognuno di noi disobbedire alle leggi ingiuste, con spirito partigiano, prendere posizione e mettere in gioco i nostri corpi contro le ingiustizie.

Continueremo a mobilitarci, a scendere in piazza contro il la xenofobia, il controllo, e l’autoritarismo.

 

 

 

Stay Tuned…

Author: Leon

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