Aboubakar Soumahoro è una delle personalità emergenti della nuova politica. Sindacalista dei braccianti, sostiene che la caccia allo straniero è solo un’arma di distrazione dal vero problema del nostro tempo. Ma non risparmia attacchi alla sinistra: «Sul lavoro destra e sinistra hanno prodotto le stesse politiche. Occorre creare una coscienza collettiva»

DI GIUSEPPE GENNA

Si spalanca e genera un’empatia istantanea il volto antico e spigoloso di Aboubakar Soumahoro, trentottenne italoivoriano, ex bracciante, sindacalista Usb, una laurea in sociologia presso l’università Federico II di Napoli e una vita a lottare per i diritti dei diseredati, dei braccianti, dei migranti, di chi è sfruttato.

È senza dubbio una delle personalità emergenti nella politica che lascia dietro sé il pietoso e feroce 2018, l’anno in cui tutto si è rivoluzionato ed è terminata la Seconda Repubblica, peraltro mai iniziata ufficialmente.

Nonostante il suo pudore, Aboubakar Soumahoro incarna una delle avanguardie della sinistra italiana in un tempo di avvilente assenza di personalità significative. Sin dalla sua prima apparizione nella galassia mediatica, quando denunciò le condizioni tragiche in cui è maturato l’omicidio del bracciante maliano Soumayla Sacko, suo amico e collega, la cui salma ha riaccompagnato lui stesso dalla provincia di Vibo Valentia in Africa, Soumahoro ha suscitato entusiasmi nel popolo progressista, per l’intensità con cui ribadisce verità basilari e rivendica le ragioni della politica più pura: abbattere le discriminazioni, l’alienazione, lo sfruttamento.
«Viviamo in un Paese sotto spasmo. Piazza del Popolo a Roma trabocca di fan di Salvini e a Torino 50mila persone si ritrovano per dire no a Tav. La reazione alle politiche aggressive del governo si misura eccome. Non Una di Meno ha portato in piazza nella capitale 150 mila persone sui diritti femminili e di genere, mentre sulla questione dei bambini nella mensa di Lodi si è toccata con mano una sollevazione nazionale. Questa reazione mette a nudo la continua falsificazione portata avanti dalle destre, che esasperano le frustrazioni di un popolo stremato da decenni di politiche aggressive e speculative, condotte ai suoi danni. Da subito, dal caso della nave Diciotti, è stato mostrato fino a che punto la manipolazione dell’opinione e la falsificazione della propaganda siano giunte. La sospensione dei diritti di una manciata di profughi ha portato forse cibo nei piatti dei disoccupati o delle famiglie monoreddito, che non riescono non dico a tirare fine mese, ma nemmeno le prime due settimane? Ha per caso consentito un miglioramento di vita ai precari, che devono mettere insieme tre lavori in una giornata per arrivare a un reddito indecente? Ha dato risposta ai giovani costretti a prendere voli low cost, per trovare altrove uno straccio di lavoro? La questione dello sfruttamento e dell’abbrutimento, imposto a tutta la collettività e non solo riguardo al lavoro, va rimessa al centro. Quando perfino nel contratto di governo si scrive che negli asili nido va inserita una differenza tra bambini, ci troviamo di fronte a un problema serio, che non è soltanto economico e materiale, ma è di pura crisi valoriale».

Tutto ciò avviene in una nazione che il recente rapporto Censis definisce sotto sovranismo psichico.
«C’è una modalità della politica di destra che aumenta e approfondisce la distrazione di massa, nascondendo il problema autentico, che è lo sfruttamento generalizzato. Questo colpisce tutti i ceti, tutti i corpi sociali, tutti i soggetti deboli. Il cosiddetto Decreto Sicurezza, produce marginalità. Le donne, i giovani, anche i bambini vedono erosi i loro diritti. A distanza di 70 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani e della stessa Costituzione italiana, si ripristinano leggi non razziali, ma razziste, esattamente come sette decenni orsono si fece in Sudafrica».

Ti occupi da anni di lavoro. Tra insicurezza e smantellamento dei diritti di base, si è creato un avvitamento che impoverisce la società nella sua interezza.
«Giuseppe Di Vittorio diceva che quando i lavoratori non riescono a fare fronte ai loro bisogni più vitali, cioè alle necessità delle loro famiglie e delle loro creature (“creature”: questa parola umana che porta con sé tutto!), significa che siamo in una fase di abbrutimento, che riguarda oggi tutti i lavoratori, i precari, i braccianti, gli operatori dell’era digitale, quelli della pubblica amministrazione – persino i lavoratori dello Stato finiscono sfruttati, coinvolti in processi di esternalizzazione e nuovo padronato. Questo degrado riguarda anche la massa di giovani, free lance e precari, anche del cognitivo, che ormai lavorano a cottimo quanto un bracciante che si spacca la schiena nel Pavese o a Reggio Calabria. Si tratta di un impoverimento che la nostra Costituzione doveva e deve rovesciare, dando dignità a chi lavora».

Il Jobs Act ha fallito proprio in questo, non restituendo dignità ai lavoratori.
«Quella riforma è precisamente la più aggressiva espressione della decadenza contemporanea in termini di diritti. Trasforma la precarietà lavorativa in precarietà esistenziale tout court. Si è andati a spezzare l’elemento della comunanza, che una volta si chiamava solidarietà di classe. Ma si è assistito alla cancellazione di questo vocabolario, alla sua archiviazione nel nome di un progresso che non è tale, spesso andando oltre persino il sistema schiavista, in cui perlomeno i padroni tenevano alla salute dei propri schiavi, perché producessero più e meglio. Il Jobs Act, che è tuttora in funzione, non è certamente una questione soltanto italiana, sia chiaro. Il lavoro oggi va trasformandosi secondo il modello dell’isolamento che colpisce chi è al servizio delle famiglie, nella sonante assenza dello Stato, che spazza via ogni welfare e costringe poveri pensionati ad affidarsi a colf e badanti con costi insostenibili. La risposta a questa situazione è tornare a unire i lavoratori, non in base al colore della pelle o alla provenienza geografica, ma in forza del loro bisogno comune, che in questo caso è vedere riconosciuta la dignità. I lavoratori vanno messi in condizione di unirsi intorno a un principio assai semplice, nell’era del dumping sociale: stesso lavoro, stessa paga. Stessa mansione, stesso salario. E stesso diritto alla previdenza sociale. Va rimessa al centro la persona, che è tale prima ancora di essere chiamata lavoratore o lavoratrice».

Delinei una sfida che non riguarda soltanto l’Italia: è una globalizzazione dei diritti di dimensioni internazionali.
«Stiamo attraversando una fase che possiamo descrivere parafrasando Frantz Fanon, il celebre esponente del terzomondismo: nella struttura economica delle colonie, si è ricchi perché si è bianchi e si è bianchi perché si è ricchi. È sufficiente oggi essere lavoratori e lavoratrici, per dirsi garantiti? Dal punto di vista della regressione dei diritti generali, si assomiglia tutti sempre di più a quei lavoratori che vengono delocalizzati, nella ricerca di un profitto sempre più massimizzato, attraverso la massimizzazione della capacità di sfruttamento. Sono due dimensioni che viaggiano insieme, in una prospettiva globale. Ecco perché non si può evitare di orientarsi in una dimensione internazionale».

Il mercato dei nuovi player globali, come Amazon, oltrepassa gli Stati e tende addirittura a sostituirli.
«Il processo di internazionalizzazione deve organizzarsi e procedere intorno a parole chiave accessibili. Ci troviamo di fronte a quelli che Di Vittorio definiva i grandi monopoli e che oggi potremmo chiamare grande distribuzione organizzata, giganti economici ad alta tecnologia, che riescono a spostare la produzione oltre i confini, sfruttando le debolezze di lavoratori atomizzati e spaesati, che vivono esistenze sospese. La risposta a questa feroce delocalizzazione, che non risparmia nessun diritto dei lavoratori, è imperniare la lotta sul principio a cui accennavo prima: stesso lavoro, stesso salario. Ovunque sia spostata la produzione, il costo del lavoro deve essere il medesimo, per non creare sperequazioni».

Però non è più sufficiente occuparsi solo del salario. 
«Non si può lottare soltanto per un salario nominalmente dignitoso, senza porsi domande inerenti alla mobilità sociale o al tema del diritto all’abitazione. Per non dire della questione giovanile o dei pensionati, fasce di popolazione diversamente abbandonate a se stesse. O anche della vita nelle città, dove assistiamo a un’espulsione di massa dei precari dal diritto di abitare nel centro, perché si sta proiettando e realizzando l’ideologia di una city più o meno smart, in cui non si devono avere sotto gli occhi i non abbienti, che vanno colpevolizzati e nascosti ai margini. Bisogna essere presenti ovunque. Ogni territorio va trasformato in finestra aperta sul mondo».

Si assiste al progressivo scollamento tra Stato e cittadini. 
«L’esasperazione delle persone va compresa. Veniamo da decenni in cui lo Stato, nelle sue articolazioni anzitutto governative, ha praticato un picconamento scientifico dei diritti dei cittadini nel loro spazio vitale. Questo è il contesto in cui si inserisce il governo attuale, che ha promesso di dare diritti e dignità a tutti. Lo Stato può essere garante di tutti i soggetti, in un mondo in cui la ricerca del profitto viene portata avanti fino alla disumanizzazione e tutto è interpretato come merce? Lo Stato può e deve tornare a mettere al centro l’essere umano, salvaguardandone i diritti e la dignità. Nel momento in cui si fa invece promotore di un messaggio di odio, i cittadini finiscono per agire quel rancore, che sembra la risposta allo sfruttamento e alle disuguaglianze. Ma la realtà è ben più composita e articolata di quanto faccia figurare il messaggio di odio lanciato da chi interpreta lo Stato».

Se la risposta delle destre all’esasperazione è chiara, ciò che si è chiamato sinistra ha ancora un senso, almeno in questo Paese?

«Lo smantellamento dei diritti è stato continuo e coerente negli ultimi decenni. Prima degli Ottanta le leggi dello Stato ampliavano i diritti e il reddito cresceva. Dagli anni Novanta è stato dato inizio a un enorme calo dei salari e a un innalzamento progressivo della precarietà. Dal pacchetto Treu fino al Jobs Act, si osserva la realizzazione di un progetto unico, nell’alternarsi dei governi di colore opposto. D’altra parte prendiamo l’esempio delle leggi che sono state approvate nel corso degli anni sul tema dei migranti. Partendo con la Turco-Napolitano, una filosofia di razzializzazione viene portata avanti dalla Bossi-Fini, dalla Minniti-Orlando e infine dall’attuale decreto Salvini, senza soluzione di continuità, nonostante l’alternanza di centrosinistra e centrodestra al potere. È tutto coerente, anche quando consideriamo sanità, previdenza, istruzione. Quanto è stato eretto in questi anni ha portato all’attuale condizione di smarrimento dei valori, fino al punto di dire che non c’è differenza tra destra e sinistra. Ciò a cui bisogna lavorare è federare le comunità di ultimi, di sfruttati, di abbandonati, che hanno pagato il prezzo di riforme tanto devastanti. La ricomposizione di cui parlo è il momento in cui la diversità non è un elemento per scatenare una caccia alle streghe: essere donne o gay o lesbiche non diventa fattore discriminatorio, che acuisce o mantiene disuguaglianze, come il gap salariale tra uomini e donne. Costituisce invece l’uscita dalla politica delle discriminazioni, per aumentare l’angolatura dei diritti».

La giustizia sociale non è che un aspetto delle trasformazioni planetarie imposte dal vecchio e nuovo capitale.
«È necessario mirare alto e provare a coniugare la giustizia sociale con temi epocali, come quello dell’ambientalismo. Sappiamo che per via dei cambiamenti climatici, entro il 2050, ci saranno 250 milioni di persone costrette a cercare di sopravvivere spostandosi, l’80 per cento delle quali vive nei paesi del sud del mondo. La percezione dell’invasione dei migranti in Italia è del tutto scorretta, ma è evidente che masse immense saranno costrette alla diaspora non solo per l’esclusione, ma anche per i cambiamenti climatici, dovuti anzitutto al modello di industrializzazione che si è imposto. Emerge drammaticamente, sotto rinnovate forme, il legame tra capitale e natura. Tutti i temi epocali non possono che viaggiare insieme. La causa ambientalista e l’esclusione sociale, la discriminazione delle classi povere, l’antisessismo. La lotta per i diritti non può avvenire all’interno di muraglie, nell’innalzarsi di confini, negando agli esseri umani la libertà di circolazione e consentendola invece soltanto alle merci e ai capitali».

Parli del nesso tra capitale e natura. Che fase del capitale è quella che stiamo vivendo, con l’accelerazione tecnologica che va a trasformare definitivamente il mondo del lavoro?
«Ci sono ambiti di lavoro che andranno comunque avanti con le forme storiche che noi conosciamo. La trasformazione tecnologica si porta dietro la possibilità della cancellazione fisica dei posti di lavoro. È un processo oggettivamente in corso. In questa trasformazione accade che lo Stato rischi di diventare a sua volta operaio al servizio del capitale privato. Uno degli ex commissari Ue diceva che, se l’Italia avesse accettato le indicazioni della trojka, ci saremmo trovati nella condizione di uno Stato colonizzato. Quell’ex commissario era Mario Monti. Continuava, dicendo che nell’attuale contesto il capitalismo, non avendo più il suo antagonista, non si dà neanche più forme di autoregolamentazione. Ma quando mai si è autoregolamentato il capitalismo? Sarebbe opportuno portare a consapevolezza la domanda su chi governa la convergenza tra industria, grande distribuzione e digitalizzazione. Già solo a livello di social network si vive come se non importasse chi li detiene, li controlla e quali strategie sociali applica. La fisionomia del nuovo capitalismo è in alto grado sfuggente».

Abbiamo vissuto decenni in cui è stato interdetto qualunque valore ai simboli. Oggi ci ritroviamo al potere una destra che emette simboli in continuazione, dai confini all’uomo nero. Tu stesso sei diventato una sorta di simbolo, per molte persone che ti hanno conosciuto attraverso i media. Perché si torna a una politica dei simboli?
«Va detto intanto che simbolo proprio non desidererei esserlo. Tuttavia mi rendo conto che c’è uno smarrimento. L’individualismo radicale è stato indicato come unica soluzione sociale, con la promessa a ciascuno che da soli si sarebbe riusciti a farcela. La speranza e la proiezione sui nomi e sulle singole persone che attualmente governano nasce da questo disagio. Il problema va risolto in un altro modo, creando una coscienza collettiva, che si assuma la responsabilità di uscire dall’impoverimento generale, non affidandosi a capitani suppostamente coraggiosi. Una coscienza collettiva che non sia chiusa in sé, ma capace di portare a processi di mutamento dello status quo, in termini di welfare, giustizia sociale, istruzione, sanità, tutela dell’ambiente. Più che simboli, la proposta è di attivare una coscienza collettiva, capace di risolvere l’isolamento delle persone, altrimenti facilmente sfruttabili. Questa non è una teoria del mondo: è la cruda realtà. L’hanno compresa le donne, gli operai, i giovani, che giustamente chiedono speranza, a fronte di questa situazione. Noi dobbiamo dare speranza, metterci gli stivali e scendere nei campi in prima persona. Dobbiamo interpretare quel disagio, promettere di risolverlo – e mantenere quella promessa».

Leggi anche: Disobbedire alle leggi razziste,  in mare e in terra.

articoli

QUESTA SCUOLA CI STA UCCIDENDO! In piazza per Lorenzo

Venerdì pomeriggio a Udine uno studente di soli 18 anni, Lorenzo Parelli, è morto nelle ultime ore del suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro. Lorenzo é morto, schiacciato da una trave , simbolo del sistema che ci schiaccia ogni giorno. Se non fai alternanza...

San Siro: i nostri diritti più in alto delle vostre speculazioni.

SAN SIRO: I NOSTRI DIRITTI PIU' IN ALTRO DELLE VOSTRE SPECULAZIONI San Siro è uno dei più grandi quartieri di edilizia residenziale pubblica a Milano ha un patrimonio abitativo di 5.996 abitazioni, 1416 sono vendute e solo 2521 sono assegnate, 800 occupate, 572 in...

NO al nucleare! Blitz alla sede dell’ Unione Europea!

NO NUKE IN OUR FUTURE! No scorie, No profitti, No Armi!   Siamo alla sede milanese dell'Unione europea perché domani sarà l'ultimo giorno per impedire che nucleare e gas vengano classificate come fonti di energia sostenibile SEGUICI SUI...

La DAD non è la soluzione: OCCUPIAMOCI di scuola!

La DAD non è la soluzione: OCCUPIAMOCI della scuola! La priorità del governo è aprire le scuole in presenza, ma cosa è stato fatto affinché questo avvenga? Solo dichiararlo!  Siamo tornati a scuola e nulla è cambiato: la scuola continua ad essere l’ultima ruota del...

Ciao Vito, continueremo a disegnare altri mondi possibili

Ciao Vito, compagno instancabile con il sole e con la pioggia. La tua ruvidezza sincera e il tuo brontolare operoso ci faranno compagnia non solo nei ricordi ma rimarrai per sempre presenza costante. Non dimenticheremo mai la tua creatività artigiana, l'entusiasmo...

Natale Solidale a SanSiro! 18 dicembre dalle 15 in pza Selinunte

Sabato 18 dicembre "NATALE SOLIDALE A SAN SIRO" dalle 15.00 in piazzale Selinunte! Programma della giornata:h 15:00 laboratorio artistico, stencil e colori per tutte tutti a cura della Bottega delle Arti di SMS Spazio di Mutuo Soccorso;h 15:30 lezione di boxe per...

Milano non dimentica Piazza Fontana. Ama la libertà, rifiuta fascismo e razzismo.

Non c'è futuro senza memoria: durante il corteo per non dimenticare la strage di #PiazzaFontana siamo passati di fianco al consolato Libico, dove abbiamo voluto lanciare un messaggio di solidarietà con le proteste che da settimane ormai proseguono sotto l' #Unhcr di...

Recovery Plan-et: Tax the rich! 7 Dic @Prima della Scala

Oggi è andato in scena il #MutuoSoccorso alla #PrimadellaScala perché costruire dal basso un'alternativa a questo sistema insostenibile è urgente e necessario! Questo modello di sviluppo si basa sullo sfruttamento del pianeta e di chi lo abita. Le conseguenze del...

10 Dicembre Corteo Studentesco – NON C’È FUTURO SENZA MEMORIA – Gli studenti non dimenticano Piazza Fontana!

Il 12 dicembre del 1969 in piazza Fontana esplode una bomba uccidendo 17 persone e ferendone quasi 100. A mettere la bomba fu il gruppo fascista Ordine Nuovo, con il mandato e l’appoggio dei servizi segreti dello stato. PerchéAlla fine degli anni ‘60, i movimenti...

Fantasie di complotto e cospirazioni neofasciste

OGGI ORE 18.30 IN DIRETTA LIVENelle piazze d'Italia e del mondo una vulgata che mischia individualismo, irrazionalismo e attrae anche generiche istanze di rabbia sociale si sta mobilitando, sostanzialmente nel nome della sfiducia nella scienza.PARLIAMO CONLeonardo...

eventi

Domenica 30 gennaio Cena Cinese al Cantiere

Domenica 30 gennaio dalle 20 al Cantiere Cena sociale cinese a sostegno delle spese legali del Cantiere! Questa domenica anche in occasione del capodanno cinese si potranno degustare gustosissimi piatti cinesi per sostenere quante e quanti ogni giorno attivano...

Venerdì 21 gennaio DISCHI VOLANTI al Cantiere

👽DischiVolanti👽🍺APERITIVO BEER&CHEESE🧀🔥MERCATINO DEL VINILE🔥🔸Venerdì 21 Gennaio, dalle 19:00, ci vediamo al Cantiere per un aperitivo genuino con le birre e i formaggi del Gruppo di Acquisto Solidale Popolare.🔸In contemporanea, un bellissimo mercatino di vinili...

Buss a Dinner/Space Dinner – Cena e dibattito sulla canapa

BUSS A DINNERCena e dibattito sulla Canapa Questo sabato al Cantiere una serata dedicata alla canapa e ai suoi benefici in cui approfondire il referendum sulla legalizzazione della cannabis. Cena a base di canapa powered by Taverna Sociale Clandestina  Parleremo...

Tributo a De Andrè e Cena ligure

“Non essendo padrone che di una piccola arte spesso dovetti cambiarla con il cibo” Sabato 15 Gennaio, a 24 anni dalla morte del cantautore, omaggiamo Fabrizio De Andrè con una CENA LIGURE. PER PRENOTARE https://www.eventbrite.com/.../cena-ligure-in-tributo-a......

AfroVibration: sabato 11 dicembre cena e musica

AfroVibrations w/ DJ Halo & DJ MadMattSABATO 11AFRO VIBRATIONSMUSIC AGAINST RACISM Al Cantiere, una serata antirazzista a base di ritmi afro Unire musica e antirazzismo, raccontando altri mondi possibili, senza confini e senza muri AI CONTROLLIDJ HALO outta...

19 dicembre – Cenone di Natale al Cantiere!

Cenone di Natale al Cantiere! Per prenotare clicca qui: https://www.eventbrite.it/e/gran-cenone-di-natale-tickets-222905756117 Domenica 19 dicembre dalle 20.00 un’ultima cena per chiudere in buona compagnia questo 2021 di lotta e solidarietà. Un menù ricco e gustoso...

Fantasie di complotto e cospirazioni neofasciste

OGGI ORE 18.30 IN DIRETTA LIVENelle piazze d'Italia e del mondo una vulgata che mischia individualismo, irrazionalismo e attrae anche generiche istanze di rabbia sociale si sta mobilitando, sostanzialmente nel nome della sfiducia nella scienza.PARLIAMO CONLeonardo...

Cena d’autunno per le spese legali del Cantiere.

Domenica 21 novembre 2021 dalle 20.00 al Cantiere CENA D’AUTUNNO PER LE SPESE LEGALI Una cena a km0 e solidale con prodotti del G.A.S.P. – Spazio Mutuo Soccorso Una cena come sempre all’insegna della socialità, del buon cibo e della buona musica, a sostegno delle...

ZeroCalcare: Proiezione della serie “Strappare lungo i bordi”

  Venerdi 19 novembre 2021 dalle 21.30 al Cantiere Dopo l'incontro "Quali libertà? Quali conflitti?" Strappare lungo i bordi / maratona della serie di Zerocalcare   Da Rebibbia arriva ''Strappare lungo i bordi'' la serie animata di ZeroCalcare (6 episodi da...

Incontro pubblico: quale libertà, quali conflitti?

Venerdì 19 Novembre, al Cantiere, alle 19.00 A nostro parere la contrapposizione tra libertà individuale e la libertà coniugata con la solidarietà e la responsabilità sociale è il discrimine attraverso cui leggere quelle piazze. [...]Invece di avere la Libertà di fare...

approfondimenti

Quale libertà?

Già da quest’estate manifestazioni e proteste contro il Green pass si sono verificate in molte città d’Italia.A nostro parere la contrapposizione tra libertà individuale e la libertà coniugata con la solidarietà e la responsabilità sociale è il discrimine attraverso...

Da Milano al Messico, “EL AGUA ES DEL PUEBLO”, #FueraBonafont! – azione solidale per l’acqua

#boycottdanone FUERA BONAFONT [ITALIANO] Oggi, 11 giugno, a 10 anni dal referendum contro la privatizzazione dell'acqua, siamo stati davanti alla sede del gruppo Danone, di cui fa parte Bonafont, e abbiamo lasciato davanti all’ingresso della loro sede vernice rossa a...

Pueblos Zapatistas Unidos contro il furto dell’acqua: #FueraBonafont

“Bonafont” è una impresa legata al gruppo francese “Danone” che si dedica all’imbottigliamento dell’acqua. Dal 1992 Bonafont si è installata nel territorio di Puebla, in Messico, senza che le popolazioni locali venissero in alcun modo consultate dallo Stato, che ha...

No Profit On Pandemic!

Nessun profitto sulla pandemia. Cure e vaccini per ciascun* ovunque e gratuiti.Durante entrambi gli incontri affronteremo, da vari punti di vista, la battaglia che vede contrapposti grandi attori globali di fronte alla sfida delle vaccinazioni contro il Covid 19 e le...

Restituiteci Sankara.

Restituiteci Sankara.L’Africa non è una macchia nella cartina del mondo, non può essere rimossa. Esiste non molto lontano, a due passi dal mare, che si chiama Africa. L'opinione pubblica europea sa che da lì partono le imbarcazioni dei migranti, in fuga dalla...

Vive la Commune!

150 anni fa, una delle più straordinarie esperienze rivoluzionarie della storia contemporanea: la Comune di parigi. Sconfitta dalle armi dell'esercito del Kaiser ha lasciato un'eredità raccolta per tutto il secolo successivo da chi ha alzato la Bandiera Rossa per la...

Un altro mondo è possibile: a 19 anni da Genova.

STOP GLOBAL WAR: AVEVAMO RAGIONE NOI. Non dimenticare genova per continuare a costruire altri mondi possibili. Nel 2001 a Genova migliaia e migliaia di persone da tutto il mondo invasero le strade contro il g8, il vertice dei "grandi potenti" del mondo. Era il...

Contro le passioni tristi, le sardine urtano il populismo

Di MARCO BASCETTA Nel cercare di comprendere la natura dei movimenti, la loro direzione di marcia, il posto che occupano nella sfera politica si rischia sempre di essere prematuri o inattuali. Del resto ogni movimento sociale è attraversato da flussi emotivi e bisogni...

In Cile il neoliberismo è in crisi

In Cile si sintetizza una combinazione esplosiva di un libero mercato senza anestesia e una democrazia completamente delegittimata, che conserva solo il suo nome. È degenerato in una plutocrazia che, fino a pochi giorni fa - ma non più - è stata misurata dalle...

Il Sud America si solleva contro il neoliberismo

Il neoliberismo è in crisi. In molti paesi dell'America latina le piazze sono piene: milioni di persone si oppongono, dal Cile all'Ecuador, alle politiche neoliberali applicate ai governi di destra. Nel frattempo le elezioni amministrative colombiane e quelle...