Dall’Honduras agli Usa carovana migrante per riprendersi una vita degna.

Da metà ottobre migliaia di uomini, donne, bambini e anziani si sono messi in marcia dall’Honduras, attraversando il centro America con l’obiettivo di varcare la frontiera tra Messico e Stati Uniti, rivendicando un futuro dignitoso lontano dalla miseria e dalla violenza a cui sono stati costretti nei loro territori. 

Questa marcia è partita da San Pedro Sula, in Honduras, il 12 di ottobre 2018, con lo slogan “No nos vamos porque queremos, nos expulsa la violencia y la pobreza” cioè: “non ce ne andiamo perché vogliamo, ma ci espelle la violenza e la miseria.”

In 160 si sono radunati nel giorno simbolico del 12 Ottobre, data della “scoperta delle Americhe”, data in cui iniziò la depredazione e il genocidio di un intero continente. Il giorno dopo, pronti per la partenza, erano più di un migliaio. Hanno attraversato il Guatemala crescendo di numero giorno dopo giorno. 

Il 19 ottobre più di 3mila migranti arrivarono al confine tra Guatemala e Messico, trovandosi il confine chiuso e custodito da centinaia di poliziotti, e decisero di sfondare il confine, scavalcando i cancelli e attraversando a nuoto il fiume Suchiate che divide i due stati. 

Ora questa carovana continua la sua strada verso il confine Statunitense, ridisegnando il suo percorso quotidianamente, crescendo ogni giorno.

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Questa carovana in questo momento rappresenta una rivendicazione storica per il Centro America, partita da uno dei paesi più poveri e violenti del mondo, che individua puntualmente gli Stati Uniti come responsabile politico e materiale dello stato attuale economico e sociale dell’Honduras e in generale dei paesi centro americani. 

Nel 2009 il Presidente dell’Honduras legittimamente eletto Josè Manuel Celaya fu deposto da un Golpe finanziato dagli Stati Uniti e dall’oligarchia militare honduregna, stabilendo una dittatura che governa tutt’ora e che ha ridotto questo stato ad avere uno degli indici più alti di violenza nel mondo e una corruzione che lo rende invivibile, lasciando ampio spazio alla criminalità organizzata, al landgrabbing estero, fenomeno che si sta diffondendo in tutto il continente anche a causa di accordi internazionali utili solo a creare profitto per pochi e lasciare miseria nei territori. Uno dei paesi che più a sofferto in questi anni i riflessi dei cambiamenti climatici, come la distruzione portata dall’ultimo uragano Michael. 

Purtroppo questa è una storia che in Centro e Sud America si ripete da decenni, con le dittature militari e i governi fantocci, che hanno permesso agli Usa e alle loro multinazionali di sfruttare e speculare a discapito della vita di milioni di persone. Non è una novità questo rotta migratoria, che come il Mediterraneo, negli scorsi decenni ha lasciato migliaia di morti lungo le sue strade. 

La forza di questa carovana è stata quella di rompere gli argini della scelta individuale di migrare, facendone una scelta collettiva forzata dalle condizioni ma con una forte rivendicazione politica e sociale, creando una pratica potente e riproducibile, riprendendo la forza de las Marchas Zapatistas. 

Già si vede la forza dell’immaginario creato, nelle notizie di altre carovane che si stanno formando in altri paesi, come il Salvador, con altrettante migliaia di persone pronte a sfidare i confini per inseguire il sogno di una vita degna. 

Allo stesso tempo questo immaginario sta terrorizzando gli Stati Uniti, che nei giorni della partenza ha minacciato ad alta voce di togliere gli aiuti umanitari all’Honduras se avessero varcato i confini guatemaltechi, ed in questi giorni arriva addirittura a dichiarare che manderà 5200 soldati al confine con il Messico per fermare queste carovane, un numero pari a quelli presenti in Iraq. 

Trump deve rivendicare ancora una volta il suo ruolo di uomo xenofobo e con il pugno duro in vista delle elezioni del MidTerm e quindi si preannuncia uno scontro politicamente centrale tra chi rivendica una vita migliore denunciando i veri colpevoli della povertà di un intero continente e una classe politica che vuole mantenere la proprio supremazia anche attraverso l’uso della forza. 

Da così lontano non rimaniamo indifferenti a questa mobilitazione e ci prepareremo per un momento di solidarietà attiva alle Carovane. 

La carovana, è una crepa spontanea, costituente e potente che rompe la superficie di una deriva razzista, xenofoba e nazionalista che sta appestando il continente (e non solo!). Nel secolo scorso l’America Latina ha mostrato al mondo il sogno della Patria Grande, di essere tutte e tutti sorelle e fratelli di una madre terra oltre i confini arbitrari e violenti, con una convinzione mai provata nella storia Europea.
 
Sostenere la carovana è importante perchè significa combattere la xenofobia contro i migranti venezuelani, opporsi fin da subito al “modello Bolsonaro”, alle nuove forme di Plan Condor del ventunesimo secolo.

Vogliamo che questa pratica di disobbedienza ai confini riesca a violare le norme ingiuste impostaci e sia una pratica che venga riprodotta in tutto il mondo. 

 

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