Cus Cus Clan(destino) con Chef Rubio

Il 3 luglio 2018, alle ore 20.00 in Darsena, a Milano, CUS CUS CLANDESTINO, ospite Chef Rubio. Una serata di cibo e solidarietà per scandire forte che nessuno è illegale e nessuna politica può fermare le persone.

Cous Cous per garantire una borsa di studio alla figlia di Soumaila Sacko, bracciante e sindacalista ucciso a fucilate a Gioia Tauro. Soumaila era un migrante, un uomo di 29 anni, un lavoratore che non ci stava a farsi sfruttare, un attivista sindacale dell’Usb che lottava per i diritti di tutti, contro i continui soprusi di chi, indisturbato nell’Italia del 2018, costringe con la violenza delle persone a lavorare dalle 10 alle 15 ore ogni giorno, sempre, per pochi spiccioli. Soumaila si è opposto con la sua parola allo sfruttamento e per questo è stato ucciso. Vogliamo che sua figlia possa studiare serenamente e decidere del proprio futuro in libertà, come dev’essere per ogni persona.

Cous Cous per presentare alla città e sostenere il St.Ambroeus FC, una nuova squadra di calcio interamente composta da rifugiati e richiedenti asilo, la prima a Milano iscritta alla FIGC e pronta all’esordio in terza categoria. Il St.Ambroeus nasce da preesistenti squadre del campionato Uisp, tra cui Black Panthers, Corelli Boys, Corelli Lions, Thomas Sankarà e Blue Boys. La squadra si pone come punto di riferimento sportivo, di integrazione e antirazzismo. Un gruppo aperto e inclusivo, fondato su un’attività forte come il calcio, portatore di conoscenza reciproca, scambio e socialità: per dare un calcio a tutti i razzismi. Sulle orme delle ormai storiche Liberi Nantes a Roma e Afro-Napoli United a Napoli, lo scopo è quello di avvalersi dello sport per abbattere barriere linguistiche e culturali, favorendo processi di inclusione con chi è immigrato in questi anni nella nostra città. Un’avventura che ha bisogno della passione di tutti e di una spinta per sostenerne il costo.

Cous Cous per ricordare Abba con tristezza e rabbia, sentimenti che ci portiamo dentro dal 14 settembre 2008, quando Abdul è stato ucciso a sprangate solo perché nero. Con il pretesto di un furto di biscotti, i suoi assassini hanno finito Abba in via Zuretti urlandogli i peggiori epiteti razzisti. Abba aveva 19 anni e ha pagato con la vita l’essere un giovane italiano con la pelle nera. In dieci anni abbiamo ricordato Abba con tantissime iniziative, uniti contro il razzismo istituzionale, che sembra aver sdoganando i peggiori sentimenti xenofobi. Ricordare Abba contro la politica di un governo estremista che nega aiuto alle persone in mare e le priva del loro primo diritto, quello di esistere e muoversi liberamente. A dieci anni dalla sua morte, ci ritroveremo di nuovo insieme, per le strade di questa città, il 22 Settembre per ricordare Abba e tutte le vittime del razzismo.

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