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Milano è come un quadro: vogliamo toccarla, disegnarla, colorarla, viverla, e amarla.

Il problema della città non sono scritte o disegni sui muri: sono l’abbandono del pubblico, le privatizzazioni, e la svendita progressiva di spazi, diritti e possibilità.
 
Chi governa dice “nessuno tocchi milano”, mentre lo dice però la tocca, e certo non piano, la trasforma, la devasta, limita ogni giorno più lo spazio pubblico nel sogno del controllo totale, una gelida vetrina per ospitare capitali, grandi eventi fotocopiati scimmiottando “cultura” , turisti danarosi e aperitivi replicati indicano la direzione del sogno di qualcuno.
 
La bellezza di milano, e di ogni città, é data dall’azione dal basso di chi la vive e l’attraversa, le pratiche artistiche di strada hanno una storia lunga e multiforme, di diffusione planetaria, totalmente multietnica e multiculturale.
Non può essere questione di richieste, permessi e burocrazia, non è qualcosa che si può controllare se non per rendere il tutto asettico, triste e falso.
 
Non ci interessa il dibattito buono/cattivo, e ci repelle ragionare su legale o illegale.
 
La nostra arte vuole essere pubblica. L’arte è un’azione del genio individuale che si declina nei modi e nei tempi propri dell’artista. Può essere commissionata, libera, o pagata. Non importa, non ci importa.
Le forme d’arte nate in “strada”, sono nate in spazi pubblici e quindi luoghi condivisi, ma possono essere concepiti nei mille modi del genio umano; chi dice il contrario vuole condizionare opinioni e riscrivere la storia.
Che sia opera commissionata o meno è arte, va goduta e vissuta, può piacere o non piacere; questo significa che sta già dialogando, che è viva, è umana.
 
L’arte in strada si può odiare, combattere, distruggere; ma come la parola, la musica e la scrittura non può essere reato.
 
Il comune di milano sta criminalizzando muralismo, writing e arte di strada: campagne pubbliche, operazioni di polizia locale, libretti distribuiti nelle scuole per dire che chi dipinge i muri senza commissione danneggia la città e la fa brutta sono alcuni esempi di un processo in atto ormai da tempo. Il comune però promuove percorsi di riqualificazione urbana attraverso le stesse arti che combatte e reprime, se non controlla: Ad esempio, promettendo 100 muri liberi, già, in realtà, liberati ed usati da decenni dai cittadini, promessa che diventa scusa per dividere in buoni e cattivi.
 
“Nessuno tocchi milano”, le scelte del comune, e le politiche del decoro urbano vogliono negare spazio pubblico, libertà espressiva e costruire una città escludente, controllata, vendibile, e spendibile per pochi.
L’arte in strada non è un crimine. Disegnare o scrivere sui muri non può essere un reato. Milano deve essere una città accogliente, non decorosa, basta.
 
E’ ora che le amministrazioni comunali smettano di essere ambigue: non esiste riqualificazione urbana e artisti criminali.
La politica ha voluto creare reati e criminalizzare l’arte in strada, per poi sfruttare gli artisti per riqualificare parti della città, basta.
 
Le leggi si possono cambiare, si devono cambiare.
La politica, in primis cittadina, deve decidere da che parte stare.
 
Milano è bella perchè la tocchiamo, la coloriamo, la disegniamo nelle differenze che animano lo spazio metropolitano e i corpi che lo attraversano. Continueremo a farlo con, e/o senza commissione.

CHI E’ WIOLA?

Wiola ha 15 anni e frequenta il Liceo Classico Manzoni di Milano.  È la migliore della classe, attenta, puntuale, siede nelle prime file. Insegnanti e genitori si conoscono poco: mamma e papà lavorano molto, impegnati a garantire alla figlia un futuro sicuro in un mondo sempre più difficile. 
La mamma, che in gioventù ha fatto parte del partito comunista, ora è dirigente in banca; Il padre lavora nel mondo della moda e viaggia spesso.  Il tempo scarseggia e a scuola vanno solo a ritirare la pagella, sbuffando. Non sono mai stati convocati, dalle elementari Wiola cresce con una babysitter che oramai è diventata governante di casa, nella tranquillità economica ma nell’atomizzazione degli affetti, delle emozioni, dei sogni, e delle necessità

Da anni Wiola passa la gran parte del suo tempo con Pamela, è ucraina, da baby sitter è diventata governante di casa con il passare degli anni.

Da poco è stata distribuita la pagella di fine anno, il secondo delle superiori. Il primo anno, media dell’8 e 9 in condotta. Elena, docente di latino, durante la consegna dice alla madre: “Wiola è molto brava! E come sapete è anche molto brava a disegnare, ha vinto il premio ‘A scuola di disegno’, dedicato a tutti i licei di Milano. Guardi qui!”. 

Interi quaderni pieni di disegni fantastici scorrono davanti agli occhi di Martina, la mamma. Lei scuote la testa, annuisce. Prende la pagella e corre a casa. Saluta Pamela ed entra subito nello studio del marito. Insieme si dirigono verso camera di Wiola.

“Perchè non ci hai raccontato del premio che hai vinto a scuola?” le chiedono.

Wiola, stranita, fissa i genitori senza parlare. 
Pamela, in ascolto alla porta, interviene: “Signora, lei mi ha detto di buttare via i colori della bambina. Si ricorda? Deve fare i compiti e leggere. Poca televisione, e subito dopo aver giocato deve mettere in ordine, non deve mai sporcarsi mani e vestiti. Comunque, i colori io li ho solo nascosti. Ma Wiola non sa dove sono.”

“Ti piace disegnare, Wiola?” chiede il padre. 
“Si papà, tanto.” 
“Pamela, dai pure i colori alla bambina.”

Il weekend successivo entrambi i genitori di partono per lavoro. Domenica mattina Pamela si ammala e torna a casa, lasciando Wiola da sola per qualche ora. Martina rientra all’ora di cena, e aprendo la porta rimane immobile: sul muro dell’ingresso, tracciata con una splendida calligrafia e arricchita di piccoli disegni ai lati, campeggia una grande W, e una freccia verso sinistra, cioè verso la camera di Wiola. 

Nel corridoio, in cucina, nel salotto e persino in bagno, i muri fino al giorno prima bianchissimi sono adesso pieni di disegni bellissimi: Personaggi e colori si intrecciano a lunghe frasi, che catturano l’attenzione di Martina. Sono cinque i muri che dividono la camera di Wiola dall’ingresso. Ogni muro vede una freccia posta sopra ad ogni ad ogni disegno. Martina avvicinandosi alla prima W si rende conto che alla base della lettera si trova la scritta “viola vìola” e tra W e freccia una domanda. Diversa di muro in muro.

 

“Perché, per te e papà, i muri sono più belli bianchi?”

“Chi decide cosa è giusto che io faccia, in casa, per strada o nelle vita?”

“Dove posso disegnare senza che vi arrabbiate?

“Quando e dove potrò essere libera di esprimermi?

“Questa casa ora mi piace di più, mi assomiglia, mi metterete in castigo per questo?”

Martina trema, incredula. 

La sua mente elabora confusamente l’entità dei danni, l’istinto la spinge alla rabbia, ma lo stomaco e il cuore sono sconvolti dal dubbio.  La vitalità e le necessità di Wiola vanno nella direzione opposta rispetto alla sua idea di disciplina e ordine, questo è chiaro. La pulizia che ha sempre imposto, le regole di casa, sembrano ora delle gabbie di ferro senza alcun senso di esistere.
Cammina veloce verso la camera di Wiola, apre la porta, e la trova impegnata a disegnare. 
Sul muro ha ritratto tutta la famiglia: gioca in un prato verde insieme a mamma e papà, mentre un sole giallo splende sopra di loro e gli alberi li avvolgono. Intorno al prato, le case fanno da cornice, alcune sono colorate, altre hanno i muri bianchi, altre sono fabbriche con i muri grigi. Sullo sfondo ci sono persone colorate e sorridenti. 

Al rumore della porta che si apre Wiola lascia cadere il pastello blu che tiene in mano e si gira terrorizzata: la madre è ferma all’ingresso e la guarda. Wiola trema, sa che l’aspetta una punizione terribile, le domande si moltiplicano nella sua testa senza trovare soluzione. Martina, in lacrime, l’abbraccia. “Ne parliamo domani con papà” – le dice, e piange senza capire perché.

Vincerà l’unica idea di casa e ordine o le domande di Wiola hanno smosso qualcosa?

wiola ci ha proprio incuriosito e abbiamo provado ad intercettarla al parco baden powell sabato… abbiamo trovato solo le sue tracce ma abbiamo provato a seguire il suo spunto ed abbiamo deciso che WIOLA LIBERA TUTTI .

Oggi finalmente siamo riusciti a incontrare Wiola che si rivolge anche al sindaco

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