Con i voti di circa il 18% della popolazione, Trump è stato eletto nuovo presidente degli Stati Uniti. Poco dopo, chi invece ha deciso di non scegliere nè le lobby di potere, nè la rabbia, nè il meno peggio, ha deciso di riempire le piazze di Berkley, San Francisco, Oakland, Seattle, Los Angeles, New York per ribadire un messaggio forte e chiaro:

”Not my president. Fuck the Wall!”

sono stato fermato da un uomo. “Mike”, ha detto. “Dobbiamo votare per Trump. Dobbiamo stravolgere un po’ le cose”. Ed è finita lì. Per lui quella motivazione era sufficiente. “Stravolgere le cose”.

Michael Moore

regista, 5 motivi per cui Trump vincerà

Da circa 24 ore, da quando la vittoria di Trump è diventata certa, gli Stati Uniti sono scossi da un capo all’altro da proteste: giovani, soprattutto studenti, sono usciti dalle università di tutto il paese gridando “NOT MY PRESIDENT” and “FUCK THE WALL” scatenando un tam tam che dalle strade ai social network lancia un invito a prendere parte contro razzismo e sessismo, contro le politiche liberticide, folli e razziste del presidente amico del Ku Klux Klan.

Nello specchio di Trump. 7 tesi sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Welcome to the Fight

If we withdraw into our grief and abandon those most threatened by Trump’s win, history will never forgive us.

The Nation

9 novembre 2016

CONTRIBUTI

A rash of racist attacks have broken out in the US after Donald Trump’s victory

Nazi flag, protests, racist attacks and chaos: Trump victory becomes America's reckoning in 24 hours