Gli stabili di Via Civitali 30, da anni sono oggetto di speculazioni all’interno del Quartiere San Siro.

Con il D.G.R. n. 7/14845 in data 31.10.2003 furono approvati i fondi per il programma “Contratto di quartiere II”, definito da  D.M. 12.7.2002, al cui interno erano previste per il quartiere San Siro oltre a opere infrastrutturali e azioni sociali:

  • Manutenzione Straordinaria sui fabbricati di piazza Selinunte 3, Mar Ionio 3, Zamagna 4, Tracia 1,2,3,4,5,7, Preneste 8, Civitali 2,4, Aretusa 6, Civitali 30
  • Ristrutturazione Edilizia Civitali 30 scale C-D-E-F.

 

Per le ristrutturazioni delle scale C-D ed E-F di Via Civitali 30 furono stanziati 3.411.632,60 €. Questo progetto prevedeva la mobilità degli inquilini entro settembre del 2007 e la conclusione dei lavori entro il 2010.

Furono così lentamente svuotati gli alloggi, tranne 5 proprietari e qualche inquilino che si rifiutarono di cambiare alloggio, ma i lavori non partirono mai.

Le scale E-F furono addirittura murate, rimanendo interamente vuote e in abbandono per numerosi anni.

Le scale C-D in cui sono presenti i 5 proprietari, invece furono occupate da famiglie in stato di necessità, molte delle quali fecero opere di ristrutturazione interna, per rendere abitabili alloggi che erano stati lasciati in abbandono.

 

Dopo che questo progetto era finito nel dimenticatoio, e i soldi spariti nel nulla, nel 2014 il progetto viene rifinanziato con altri fondi e diviso in due appalti diversi : uno per le scale C-D uno per le scale E-F.

L’appalto per le scale C-D è il Rep. n. 72/2014, finanziato con 710.610,68 (al netto dell’IVA) per le opere principali e € 85.427,86 (al netto dell’IVA) per l’opera di completamento per un totale di

796038,54 (al netto dell’IVA).

Il nuovo progetto, come riferito nella Relazione Generale è stato modificato:

Nell’edificio oggetto di intervento sono attualmente presenti 32 alloggi, di cui 22

vuoti, 5 alloggi locati e 5 alloggi di proprietà di terzi.

L’intervento originario prevedeva la ristrutturazione edilizia integrale dello stabile, con

demolizioni massicce ed accorpamenti. A seguito tuttavia del diniego dei 5

proprietari alle proposte di mobilità avanzate da ALER, non si è potuto procedere

all’appalto delle opere ed è stato necessario quindi modificare il progetto,

trasformandolo da ristrutturazione a manutenzione straordinaria e recupero edilizio

dei soli alloggi vuoti (22).

 

Nei progetti vengono calcolati 22 alloggi sfitti e liberi, alloggi però che in realtà sono abitati e che sono stati in molti casi ristrutturati dagli stessi abitanti.

Quindi non c’è una consapevolezza della situazione interna a questi alloggi.

 

I lavori sono immaginati in più fasi:

La prima riguarda la rimozione dell’AMIANTO.

La seconda è quella degli spazi comuni e delle facciate.

La terza è quella delle ristrutturazione degli alloggi.

La quarta è quella delle finiture.

 

Non sono previsti processi di mobilità, in quanto, anche nei progetti, i lavori sono immaginati per garantire la vivibilità degli abitanti durante i 18 mesi di lavori, come viene ribadito a pagina 11 del documento  02a – CSAII – OPERE PRINCIPALI :


“La Ditta Appaltatrice deve tenere conto che i lavori alla medesima affidati si eseguono in

ambiti abitati e pertanto dovrà avere la massima cura affinché in ogni momento sia

garantita l’agibilità degli spazi comuni per quanto riguarda il passaggio delle persone e

degli autoveicoli, dovrà porre in opera tutte le opere provvisorie e gli accorgimenti

necessari per garantire in ogni situazione l’incolumità fisica degli inquilini, rimanendo la

stessa unica responsabile della sicurezza e di possibili danni a persone e/o cose in

dipendenza dell’attività di cantiere, ivi compresi i furti resi possibili dalla presenza del

cantiere e delle relative attrezzature.

L’allestimento del cantiere va concordato con la Direzione Lavori al fine di predisporre tutti

gli accorgimenti necessari alla vita quotidiana degli inquilini residenti, tutelandone la

sicurezza e proteggendoli da inquinamento ambientale od acustico provocato dalle

lavorazioni.”

 

La stessa esigenza viene posta nell’individuazione dei vincoli posti al progetto dal punto di vista del contesto

I vincoli posti al progetto dal contesto si possono riassumere nei seguenti elementi:

  1. a) Compresenza di inquilini durante le fasi di lavorazione;
  2. b) Necessità di sgombero di tutti i materiali contenuti all’interno delle cantine;
  3. c) Necessità di stoccaggio provvisorio e protezione dei materiali estratti dai locali da

decontaminare;

  1. d) Occupazione temporanea di porzione di cortili interni per l’installazione del

cantiere e dei suddetti contenitori.

 

Come sindacato Asia in questi mesi, a seguito anche del tentativo di sgombero fallito del 09 Febbraio 2016, abbiamo portato avanti un censimento della situazione reale in queste due scale.

Nelle scale C-D di Via Civitali 30 al momento vivono 86 persone. Di queste 37 sono minori, secono questa ripartizione:

Numero di minori >> 37 minori

fascia 0-3 >>  14

fascia 4-6 >>  9

fascia 7-10 >> 6

fascia 11-13 >> 6

fascia 14 – 18 >> 2

 

Tutti i minori in età scolastica frequentano le scuole della zona. Tutti sono inseriti nel quartiere ed hanno tessuto da tempo relazioni sociali.

 

Le famiglie che hanno occupato per necessità sono parte integrante dell’emergenza abitativa, hanno subito sfratti o sono rimasti senza casa, e hanno occupato degli alloggi abbandonati per risolvere il loro disagio abitativo. Riteniamo che siano situazioni da tutelare e non da gestire come problema di ordine pubblico.

L’assenza all’interno del progetto di un piano di gestione di queste situazioni di marginalità sociale mostrano la distanza di questo progetto dai bisogni di chi in quel contesto vive.
Sicuramente Via Civitali 30 ha bisogno di lavori strutturali che rendano assicurino la vivibilità di quegli spazi (a partire dalla rimozione dell’amianto), ma altrettanta cura necessitano le situazioni famigliari che li ci vivono.

Le condizioni poste alla ditta appaltatrice ci dimostrano inoltre che lo svolgimento dei lavori non sono incompatibili con la presenza degli abitanti.

Inoltre riteniamo che una cognizione reale della cognizione degli alloggi possa fare risparmiare risorse rispetto ai preventivi, che calcolano gli alloggi come vuoti e completamente da ristrutturare.

Le famiglie occupanti si sono rese disponibili ad una regolarizzazione che le faccia emergere da una precarietà abitativa, e sarebbero altresì disponibili ad immaginarsi un percorso di auto-recupero, così come già previsto da numerosi esempi che in questi anni finalmente il Comune di Milano e da poco anche Aler stanno mettendo in atto: assegnazione in stato di fatto, con obbligo per l’inquilino di eseguire i lavori di messa in agibilità dell’alloggio.

 

Per questi motivi chiediamo che sia immediatamente abbandonata ogni volontà di eseguire uno sgombero forzato dei nuclei occupanti, a fronte di una necessità di confronto e di ricerca di una soluzione che tuteli il bisogno anche di chi ha dovuto occupare per necessità.