La Palestra Popolare Hurricane, il Centro Sociale Cantiere, il Comitato per non dimenticare Abba e per fermare il razzismo, sono felici d’invitarvi alla 8° edizione dell’ABBACUP. Una giornata di sport non competitivo ma cooperativo e solidale, che non si giochi solo in campo ma che sia innanzitutto socialità diffusa, contaminazione, scambio ed ibridazione, dove i mille volti, i colori, le lingue e le culture si contaminino. Un torneo di calcio a 5, un torneo di pallavolo a 3, tante dimostrazioni interattive dei corsi che tutto l’anno si svolgono alla palestra popolare dello Spazio di Mutuo Soccorso riempiranno tutta la giornata ai pratoni del parco Sempione, sulle note dei sound reggae della città. Dopo la premiazione si potrà godersi il terzo tempo con il concertone free ai piedi dell’arco della pace! Una giornata per non dimenticare Abba, per non dimenticare che il razzismo uccide poichè oggi, in tempi di crisi, più che mai, è necessario creare anticorpi sociali e culturali.

COS’E’ L’ABBACUP:

L’ Abba cup è un torneo di sport popolare contro il razzismo per non dimenticare Abba e tutte le vittime del razzismo. Sono passati quasi otto anni da quel maledetto 14 settembre 2008, quando un ragazzo di 19 anni originario del Burkina Faso, “Abba” Abdoul Guibre, è stato ucciso a sprangate. La verità fu subito chiara agli occhi di tutti: Abba è stato ammazzato per il colore della sua pelle. Non dimenticare Abba rimane necessario perchè morire di razzismo è inaccettabile, ma soprattutto per costruire dal basso altri mondi possibili, e l’abba cup è uno dei modi che abbiamo scelto per tenere vivo il ricordo di quello che successe quella notte, ma anche l’indignazione verso le politiche razziste e securitarie, che ha spinto migliaia di persone in piazza in quei giorni. Questa iniziativa è nata da un’idea del “Comitato per non dimenticare Abba e fermare il razzismo” realizzata in collaborazione con l’associazione sportiva Rubin Carter e l’associazione sportiva Stella Rossa Rugby, come momento di coinvolgimento, rilancio e costruzione di giornate sportive all’insegna dell’antirazzismo, contro la xenofobia e per rivendicare diritti per tutt*, anche quello di fare sport. Riteniamo inaccettabile che a Milano, una metropoli sempre più meticcia e punto di approdo e passaggio per tante persone alla ricerca di una vita degna, si muoia di razzismo e intolleranza e perciò vogliamo che la memoria di quell’episodio sia sempre viva e serva a diffondere anticorpi antirazzisti affinchè omicidi come quello di Abba, di Modou e Mor, di Emmanuel e di tanti altri non accadano mai più. Crediamo che lo sport possa essere un forte strumento d’interazione tra le persone, attraverso cui costruire momenti di socialità, conoscenza reciproca e rispetto, che siano liberi e aperti a tutti. Tuttavia affinchè ciò accada non basta proclamarlo: è necessario costruire occasioni di sport accessibile a tutti economicamente, ma soprattutto veicolo di un messaggio di solidarietà e cooperazione che veda ogni differenza come una forza e una ricchezza e siano perciò importanti lezioni di antirazzismo. Dopo la giornata di tornei antirazzisti e popolari ci sarà un CONCERTONE FREE ENTRY all’Arco della Pace al’insegna della reggae music con due ospiti d’onore: LAMPA DREAD di One Love Hi Powa e SKARRA MUCCI, uno dei più grandi e versatili cantanti dancehall in Europa per farvi ballare sotto le stelle di Milano, gratis, con Abba nel cuore. Siete pronti per questa megaserata all’insegna della reggae dancehall music?!

STOP WAR NOT PEOPLE, CON ABBA NEL CUORE.

Il 14 settembre 2008 Abba Abdoul Guibre veniva ammazzato a sprangate per il colore della sua pelle, a pochi passi dalla Stazione Centrale, una delle frontiere interne che l’Italia sta innalzando in un’Europa Fortezza che respinge i migranti che scappano da guerre e devastazioni che l’Europa stessa alimenta in tutto il mondo. Tante storie si sono sentite in quei giorni per legittimare quell’omicidio, provando perfino a trovare come giustificazione un mai accertato furto di un pacco di biscotti, come se quella o qualsiasi altra ragione potesse giustificare a rincorrere, spranghe in mano, un gruppo di ragazzi neanche ventenni e picchiarli a sangue. La verità è che Abba è morto di razzismo. L’ha ucciso quella guerra tra poveri, quell’odio per il diverso che negli ultimi quindici anni ha ucciso circa 30.000 persone nel Mediterraneo, o sui muri di Ceuta, Melilla, della Grecia, della Slovenia, dell’Ungheria, nelle zone di frontiera di Idomeni o Calais, muri che circondano un’Europa Fortezza sempre più xenofoba e militarizzata, nella quale seduti in poltrona stanno sempre più razzisti e fascisti. L’hanno ucciso le retoriche di chi, Lega in testa, fa del migrante il capro espiatorio, il nemico contro cui puntare il dito, nascondendo così come i migranti siano invece corpi e vite sulle quali fare affari, speculando sugli appalti per la cosiddetta “accoglienza”, o sul lavoro in nero di “clandestini” ricattabili e sfruttabili fino all’ultimo: Mafia Capitale, d’altro canto, ha mostrato chiaramente come tanti, dalle cooperative rosse ai palazzinari, abbiano grandissimi interessi nella gestione dei migranti, speculando sulla vita delle persone. A otto anni di distanza da quell’assassinio, a pochi mesi dall’assassinio di Emmanuel a Fermo, a cinque anni di distanza dall’omicidio di Modou e Mor, morire di razzismo è ancora di una normalità disarmante nell’Italia della legge Bossi-Fini e dei pacchetti sicurezza, nell’Italia delle retoriche razziste di Salvini e compagnia, nell’Europa dei respingimenti e dell’alimentazione delle guerre attraverso l’esportazione di armi e le strette di mano ai peggiori dittatori. A otto anni di distanza, quindi, non possiamo smettere di prendere parola contro il razzismo, contro la guerra tra poveri dilagante e fomentata dalla casta della guerra che soffia sulla paura per aumentare i propri profitti, che si pone da garante della sicurezza contro il nemico interno (il migrante) creato come capro espiatorio per nascondere la crisi che le politiche neoliberiste hanno creato, le quali sono per propria natura razziste e fasciste. Quella dei migranti non è una crisi, la crisi è una crisi di guerra, di politiche neoliberiste, di razzismo e di ignoranza. Non possiamo smettere di prendere parola contro un sistema che prima devasta interi territori a suon di guerre e speculazioni ambientali e poi fa affari sui corpi delle tante e tanti che da quei territori scappano, alla ricerca di un futuro e una vita degna. Per noi ricordare Abba significa prendere parola contro il razzismo, ancora una volta. Significa dire che le uniche cose che pretendiamo vengano fermate, respinte fuori dalle nostre città, dalle strade e dai quartieri che viviamo ogni giorno, sono l’odio, le guerre, le speculazioni. Di sicuro non le persone. Con le persone, uomini, donne, bambini, siamo invece abituati a tessere reti solidali, a partecipare insieme ai territori, a costruire nuove alternative possibili. Lo diciamo nei quartieri, nelle scuole e nelle università: fermare le guerre non le persone; mutuo soccorso, autogestione e solidarietà meticcia dal basso sono l’unica soluzione per costruire altri mondi possibili. ABBA VIVE! STOP WAR NOT PEOPLE!

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