Oggi presidio in prefettura. Basta sgomberi, vogliamo soluzioni dignitose!

IMG_9946Oggi siamo stati in presidio in Prefettura con le famiglie di via Civitali 30, due palazzine oggetto della malagestione di ALER e Regione. I lavori di ristrutturazione dovevano partire nel 2003 : una delle palazzine è vuota e murata e per ora inabitabile, l’altra è vissuta da 25 nuclei di cui alcuni occupanti per necessità con diversi minori a carico.

ALER deve ristrutturare queste case come dovrebbe investire dei soldi nella ristrutturazione del patrimonio pubblico che cade a pezzi, questi lavori, come previsto dal progetto di ristrutturazione di via Civitali, possono essere fatti con gli abitanti all’ interno.

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Va fermato il piano di sgomberi rispetto a questa palazzina perchè non si possono lasciare numerosi famiglie e oltre 30 bambini per strada, perchè chi occupa per necessità è parte di quell’ emergenza abitativa che ogni giorno toglie a migliaia di persone la possibilità di vivere con un tetto sopra la testa

Abbiamo consegnato la nostra proposta in Prefettura, una proposta che a partire dal blocco del piano di sgomberi su Civitali, vuole incentivare i lavori mai partiti dal 2003 tutelando le famiglie occupanti per necessità, che in questi anni hanno eseguito numerosi lavori di autorecupero e hanno sviluppato diverse e importanti relazioni con il territorio, a partire dalle scuole frequentate dai figli.Questa è solo una prima  tappa di un percorso di mobilitazione che non si fermerà di certo oggi,continueremo ad organizzarci e lottare nel quartiere di San Siro e nella città, quotidianamente come facciamo tutte le mattine alle colazioni solidali in quartiere.

Basta sgomberi! Sanatoria per occupanti per necessità!

*VOLANTINO PER IL PRESIDIO

Via Civitali 30: anni di abbandono e speculazioni. E ora? Le soluzioni non possono essere solo gli sgomberi!

San Siro. Via Civitali 30. Una palazzina con una storia controversa che per anni è stata abbandonata e che adesso torna al centro dell’attenzione e delle mire speculative di Aler.

Doveva essere ristrutturata già nel 2003, quando furono finanziati oltre 3,4 Milioni di euro. La maggior parte degli inquilini furono messi in mobilità, su 60 appartamenti 55 furono lasciati vuoti, per anni. Molti appartamenti delle  scale C-D furono occupati da famiglie in stato di necessità, che vedendole vuote ne fecero la propria casa.

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I soldi sparirono e i lavori non furono mai completati, lasciando due scale interamente murate per anni. Ora sono stati stanziati altri soldi per questo stesso progetto, ed Aler, volendo ancora una volta guadagnare da queste ristrutturazioni, ha detto di essere intenzionata a sgomberare le famiglie occupanti, senza porsi il problema di dove vadano a stare. 25 famiglie con più di 40 bambini, molti dei quali vanno a scuola in zona.

Non ci opponiamo a progetti di riqualificazione, se sono veri e non solo di facciata per continuare a speculare, ma desideriamo che vengano date delle soluzioni dignitose a queste famiglie, che sono parte dell’emergenza abitativa di questa città.

La situazione nei quartieri popolari non è altro che la diretta conseguenza di anni di mala-gestione del patrimonio pubblico e della non assegnazione delle migliaia di case vuote, dello sperpero delle risorse utilizzate per le speculazioni e l’arricchimento di pochi anziché per riqualificare le centinaia di palazzine in stato di abbandono: tutto nella stessa direzione di distruzione delle politiche sociali e di welfare come ad esempio viene rappresentato dalla nuova proposta di legge regionale.

Via Civitali è solo uno dei tanti esempi della gestione mafiosa e clientelare che Aler ha messo in atto negli ultimi 15 anni, che ha portato questo ente, che dovrebbe pensare ai bisogni abitativi di chi non riesce a sostenere un affitto di mercato, ad avere un buco di bilancio di oltre 400 Milioni di euro, fatto attraverso  consulenze d’oro, appalti truccati e finte ristrutturazioni (proprio come in Via Civitali 30) e che ha lasciato oltre 10mila case popolari vuote e più di 28748 alloggi a rischio folgorazione ed in pessimo stato.

Mentre a Milano crescono gli sfratti ( 15mila nel 2015 ) e salgono le famiglie in lista d’attesa per una casa popolare ( 24mila ), la scelta di Comune, Aler e Regione è quella di continuare a gestire l’emergenza come un problema di ordine pubblico, invece di trovare delle soluzioni concrete.

In questo contesto la Regione Lombardia mira a far passare una legge che permetta di speculare ancora sulle case popolari. Questi esempi rendono chiara la volontà di non guardare ai bisogni delle persone e di non risolvere l’emergenza abitativa: è un BUSINESS, che fa gola ai soliti noti!

A differenza di chi continua ad alimentare una guerra tra poveri dai media ai politicanti di turno, sappiamo che il nemico non è l’occupante, il migrante o il povero, ma lo stesso potere che ci sottrae i diritti; sappiamo che per conquistarsi una possibilità o un diritto l’unico modo possibile è la solidarietà, il mutuo soccorso e la lotta quotidiana e dal basso, che organizza la riqualificazione delle case, delle strade abbandonate e dei cortili lasciati al degrado, e trasforma quei quartieri che vorrebbero ghetti in quartieri aperti e solidali.

Giovedì 5 maggio invitiamo tutt* a partecipare al presidio davanti alla prefettura per chiedere blocco di sfratti e sgomberi, SANATORIA PER TUTTI GLI OCCUPANTI PER NECESSITA’, soluzioni reali e concrete per Via Civitali 30.

APPROFONDIMENTI

* Manuale di approfondimento sulla nuova proposta di legge regionale sulla casa che attacca completamente il diritto all’abitare! Una manovra da 350 milioni di euro che verranno spesi NON per finanziare la manutenzione e l’assegnazione dell’attuale patrimonio pubblico sfitto; NON per salvaguardare il diritto per tutti ad avere un tetto da abitare MA per stravolgere la funzione sociale dell’edilizia pubblica, subordinarla ancora di più alle logiche di mercato, ai meccanismi di privatizzazione, a conseguenze di frammentazione delle fasce più deboli della popolazione. [scaricalo qui]

* Inchiesta dell’Espresso: Il disastro delle case popolari serve più di un miliardo per rimetterle a posto. La società della regione possiede 28 mila appartamenti, molti dei quali cadono a pezzi. Per risanarli serve una cifra che l’ente, sommerso dai debiti, non possiede. E l’emergenza abitativa continua ad aggravarsi.

 

Author: Ale

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