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Giovedì 7 aprile ore 18.30
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al Cantiere Incontro Pubblico.

“Made in Italy. L’export di armi” con Carlo Tombola dell’Opal, osservatorio permanente sulle armi leggere

A seguire dalle 20 Cena Sicula contro la guerra #stopwarnotpeople

Nel corso degli ultimi 25 anni sono state autorizzate esportazioni dall’Italia, in valori costanti, per oltre 54 miliardi di euro e consegnati armamenti per più di 36 miliardi con un trend decisamente crescente nell’ultimo decennioI sistemi militari italiani sono stati esportati a ben 123 nazioni, tra cui alle forze amate di regimi autoritari di diversi paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto, la Libia, la Siria, Kazakistan e Turkmenistan, a paesi in conflitto come India, Pakistan, Israele ma anche la stessa Turchia, fino a paesi con un indice di sviluppo umano basso come il Ciad, l’Eritrea e la Nigeria. 

CONTINUA A LEGGERE

Dopo gli attentati di Parigi le politiche guerrafondaie continuano, con Renzi che ha dichiarato di voler stanziare 58 milioni di euro per la nuova missione NATO in Afghanistan, e con il ministro della Difesa Pinotti che ha dichiarato :”l’esportazione di armi in Arabia Saudita è regolare”, dimenticando forse che le leggi del nostro Paese vietano esportazioni d’armi verso Paesi che, oltre a non rispettare principi democratici, a loro volta esportano armamenti in Paesi dove è presente conflitto armato. Giorgio Beretta dell’Opal ricorda: «Bombe del tipo di quelle inviate dall’Italia, come le MK84 e Blu109, sono state ritrovate in diverse città dello Yemen bombardate dalla coalizione saudita».

Dopo l’uccisione di Giulio Regeni, Renzi che chiedeva verità e giustizia per Giulio, piangendo lacrime di coccodrillo, si è dimenticato di dire che, nonostante le pesanti violazioni dei diritti umani operati dalle autorità egiziane sotto la dittatura di Al-SIsi, l’Italia non ha mai smesso di inviare armi in Egitto. Dice Giorgio Beretta dell’Opal:” l’Italia non solo nel 2014 ha fornito le forze di polizia egiziane di 30mila pistole, ma nel 2015 ha inviato in Egitto altri 1.236 fucili a canna liscia. Di fattol’Italia è l’unico paese dell’Unione europea che, dalla presa del potere del generale al-Sisi, ha inviato armi utilizzabili per la repressione interna all’Egitto”.

In un contesto come quello egiziano, in cui da quando Al-Sisi è salito al potere, le organizzazioni per i diritti umani hanno registrato centinaia di casi di sparizioni e oltre 1700 condanne a morte, in cui la tortura è praticata abitualmente nelle stazioni di polizia e nelle carceri, compresi i centri segreti di detenzione. In un Paese in cui la libertà d’espressione e manifestazione pacifica è pesantemente limitata e i difensori dei diritti umani e i giornalisti subiscono persecuzioni e processi irregolari. In questo contesto appare ancor più grave il continuo invio dall’Italia di armi verso l’Egitto: significa, infatti, sostenere direttamente l’operato delle forze di polizia e di sicurezza e fornire strumenti per poter compiere le loro brutali azioni di attuare una riabilitazione politica del regime militare in cambio di un accordo sulla vendita e sul trasporto del gas naturale trovato dall’ENI al largo delle coste egiziane, e ora spera di utilizzare le forze armate egiziane per un intervento militare di terra in Libia. 

Bloccare l’esportazione di armi è il primo passo per fermare le guerre, la soluzione non è certo chiudere le frontiere o alzare muri. STOP WAR NOT PEOPLE – FERMARE LE GUERRE NON LE PERSONE.

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