Esodo dalla finanza: ciclo di dibattiti su crisi ed economia
In tutto il mondo si levano grida di rabbia e di indignazione, si organizzano accampate di piazza, ci si prepara a resistere. E' il 99% dell'umanità che non ci sta piu', ma soprattutto che non ce la fa piu'. La crisi economica ha spazzato via quel modello che ha garantito per anni un tacito assenso di moltissimi attorno alla distribuzione assolutamente iniqua delle risorse sul pianeta. Oggi le menzogne infinitamente ripetute suonano sempre piu' stonate. Ci hanno imposto l'austerity, distruggendo scuole ed università di fronte alle urgenze di fare cassa, ma non hanno smesso di costruire armi e, quando si è trattato di salvare le grandi banche, i soldi sono saltati fuori indebitando gli Stati. Ci accusano di avere ingenti debiti, attraverso il bilancio dello Stato, ma a noi non è noto chi e come abbia speso quei soldi e sappiamo anzi bene che il credito appartiene alle grandi istituzioni della finanza globale, siamo noi a pretendere qualcosa da parte di questi signori. Ci raccontano che bisogna aumentare l'età pensionabile per garantire un welfare ai giovani, ma è un ossimoro difficile da comprendere, lavorare fino a 70 anni non lascerà spazio ai milioni di giovani disoccupati. Ci sguinzagliano alle calcagna agenzie di pignoramento come la famigerata Equitalia, mentre si moltiplica l'arroganza e il lusso di caste potenti e disposte a tutto.
Ci hanno infine proposto in salsa populista ricette regressive: il ritorno alle monete nazionali, la fiducia negli Stati o nelle piccole patrie, alimentando la rabbia contro la concorrenza dei piu' poveri disgraziati, siano essi i migranti o gli operai cinesi. Anche questa frottola è stata rispedita al mittente dalla capacità di guardarsi e parlarsi che hanno avuto i movimenti che hanno riempito piazza Tahrir, Puerta del Sol e poi Wall Street. Noi viviamo, come accadeva in Maghreb, alla mercè di un Rais che possiede buona parte del paese lo tratta come una azienda privata ed un Harem. Ma il sacrosanto desiderio di cacciarlo e riprenderci le ricchezze che ha rubato per anni al popolo e rifiutare la dittatura culturale che ha imposto, non ci devono distrarre, ma anzi deve essere parte della grande ondata rivoluzionaria e creativa che sta attraversando l'Impero dal cuore alle periferie, mettendo in crisi la potenza illimitata del capitalismo finanziario. Siamo noi i protagonisti di un mondo che produce tramite la cooperazione sociale, la rete, la comunicazione, dobbiamo rovesciare questa forza per distribuire ricchezze e conquistare libertà, mai piu' per arricchire gli squali ed indebitare il nostro futuro.
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> Guarda l'incontro "Per qualche dollaro in più" con Andrea Baranes e Andrea Di Stefano
> Guarda l'incontro "Fine della Finanza" con Luca Fantacci e Massimo Amato
> Guarda l'incontro "Debito illogico e conversione Eco-logica" con Guido Viale

2 febbraio 2012 - "Per qualche dollaro in più" con Andrea Baranes, autore del libro, e Andrea Di Stefano
Un punto di vista di parte sulla finanza internazionale e il suo movente.
Che cos'è la finanza? Chi sono i mercati? Che cosa si nasconde dietro la ferocia con cui la crisi economica si è abbattuta su miliardi di persone cambiando le loro abitudini e mettendo a rischio il Welfare nella nostra Europa e la sopravvivenza stessa in altre aree del mondo?
Un indizio è che il 60 % delle operazioni finanziarie sia eseguito da macchine informatiche, senza alcun intervento umano. Un altro indizio è che una manciata (c'è chi dice 10) Società di Intermediazione Mobiliare controllano il 70% dei flussi finanziari mondiali. Per tracciare la via di una resistenza a questo enorme potere è innanzitutto importante cominciare a capirne la forma anche confrontandosi con chi ritiene che vi sia posto per l'Etica a fianco del denaro.
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10 febbraio 2012 - "Fine della Finanza" con Luca Fantacci e Massimo Amato, professori dell'Università Bocconi di Milano e autori del libro
Una analisi sul ruolo della moneta e sull'essenza del capitalismo finanziario.
Aveva ragione Toto': Ho detto che domani ti pago e domani ti pago ! Questo è oggi il mercato finanziario, questa l'essenza del "gioco" che ha covato l'attuale spaventosa crisi che non accenna a finire. Se il susseguirsi di crisi economiche non fosse affatto un naturale svolgersi dell'economia? Se avesse ragione Marx quando sostiene l'ineluttabile fine del capitalismo anche a causa della tendenziale erosione dei margini di profitto? Se invece fosse il capitalismo un sistema viziato dalla compravendita del denaro che mette in crisi la stessa economia di Mercato? Se infine persino Keynes fosse stato letto distrattamente o appositamente non compreso. Per spiegarci il loro punto di vista chiederemo agli autori di partire da una semplice domanda: Che cosa è la moneta?
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23 febbraio 2012 -"Debito illogico e conversione Eco-logica" con Guido Viale, sostenitore di un Audit sul debito Italiano ed autore del libro
Che cosa significa e come si puo' fare un audit sul debito?
Mentre vengono finanziate grandi opere inutili come la Tav, che distrugge un'intera valle e danneggia le persone che vivono sul territorio, il debito pubblico aumenta e il welfare scompare. Distruggere i territori e continuare a speculare è davvero quello che serve per uscire dalla crisi economica? O forse occorre ripartire da una nuova concezione dell'economia, delle risorse, dei beni comuni?
Agli storici del futuro (se il genere umano sopraviverà alla catastrofe economica e ambientale il trentennio appena trascorso apparirà finalmente per quello che è stato: un periodo di obnubilamento, di dittatura dell'ignoranza, di egemonia di un pensiero unico liberista sintetizzato dalle parole di Margaret Tatcher: "La società non esiste, esistono solo gli individui". Con queste parole inizia un accorato appello di Guido Viale a realizzare un Audit sul debito italiano, quel macigno che impedisce di finanziare il Welfare (ma non di comprere caccianbombardieri e sperperare soldi nei dannosi e odiati tunnel della Tav in Val Di Susa). Su questa idea di un inventario della spesa sostenuta da tutti noi in questi anni vogliamo discutere a partire dalla prefigurazione di un mondo che non si orienti al suicidio ecologico e sociale.
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