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Il confne sud della Fortezza Europa
Grazie alla politica europea sull’immigrazione assistiamo a una vera e propria esternalizzazione delle frontiere: le ex-colonie diventano avamposti per la gestione dei fussi migratori. L’Italia è in prima linea come ultimo promontorio europeo nel Mediterraneo,ma soprattutto, in quanto detentrice di più accordi bilaterali con la Libia e l’Eritrea, due stati dove diritti e libertà vengono negate ogni giorno.
Secondo la stima di Reporter senza Frontiere, l’ Eritrea è l’ultima in classifca per la libertà di stampa e Amnesty International denuncia la presenza di carceri segrete dove vengono rinchiusi gli oppositori senza che questi possano avere alcun contatto con il mondo esterno. Altri dissidenti sono semplicemente “scomparsi”. In Libia Gheddaf non attua una politica molto differente. Il leader libico è passato in pochi anni da nemico numero uno dell’Occidente ad alleato per la difesa delle frontiere. Nelle carceri di Kurfah o di Ganfuda, la tortura, gli stupri e le violenze sono la norma. Tantissime testimonianze (nonché alcune foto che prigionieri sono riusciti a scattare con i cellulari) raccontano come, in quelli che dovrebbero essere i centri di identifcazione libici, i migranti subiscano ogni sorta di vessazione. D’altronde la Libia non ha nemmeno frmato la Convenzione di Ginevra. E il governo italiano non sembra accorgersi di quello che accade in questi due paesi.
Isayas Afewerki (presidente eritreo) è infatti “amico” di Silvio Berlusconi e spesso ospite a Villa Certosa. Così come il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, e l’assessore regionale al turismo, Gianni Prosperini (attualmente agli arresti per corruzione), hanno invitato le aziende lombarde “a cogliere le numerose opportunità di investimento |
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in Eritrea”: la prima impresa italiana presente sul territorio eritreo è la Italcantieri di Paolo Berlusconi, fratello del premier.
In Libia, inoltre, l’Italia fnanzia numerose opere pubbliche ed è presente con molte imprese sul territorio, in cambio dell’impegno di Gheddaf nella gestione del “traffco dei clandestini”. Migranti che spesso giungono da territori in guerra, devastati dalla povertà, per i quali dovrebbe vigere il diritto d’asilo (per rifugiato politico o per diritti umanitari) che però viene puntualmente negato; come, sembra quasi una pessima barzelletta, a moltissimi rifugiati eritrei. Numerosissime inchieste accertano gli abbandoni nel deserto dei migranti, da parte della polizia libica, abbandonati in mezzo al Sahara con una bottiglietta d’acqua e tanti saluti.
Gli ultimi patti, inoltre, prevedono il pattugliamento congiunto delle coste Mediterranee da parte dell’Italia e della Libia, che di fatto comporta il ritrasferimento in Libia dei “barconi”, senza neanche verifcare se chi è a bordo ha diritto ad asilo o se c’è necessità di soccorso medico e umanitario. L’Italia, da un lato fnanzia Afewerki e il suo regime repressivo e di guerra, dall’altra Gheddaf, il tutto per garantire che i confni della Fortezza Europa e del Bel Paese siano adeguatamente protetti. Anche l’Europa, ammantata di belle parole sull’antirazzismo e la condivisione del territorio tra culture e soggettività differenti, lascia il lavoro sporco a qualcun’altro, in mezzo al deserto e nelle profondità del Mare Nostrum, luoghi lontani dalle orecchie della propria opinione pubblica.I migranti vengono trattati come problema di ordine pubblico o al massimo come merce di scambio per qualche patto economico più stabile tra le governance delle due sponde del Mediterraneo: nell’Europa dell’economia unica servono soldi e braccia, gli uomini non sono altro che un inutile surplus. |
LIBIA
Stato nordafricano confnante con l’Egitto, il Sudan, il Ciad, il Niger, l’Algeria e la Tunisia. Il suo territorio è per la maggior parte desertico e le città sono concentrate per la maggior parte sulla costa, compresa la capitale Tripoli, che conta 1 milione e 600 mila abitanti. Nel 1912, la Libia diventa colonia italiana e viene imposta una politica fortemente repressiva, soprattutto nelle zone interne dove vi erano forti resistenze all’occupazione. La Libia ottiene l’indipendenza nel 1951, dopo essere stata, dal ’43, protettorato britannico e francese. Nel 1969 con un colpo di stato si impose il colonnello Gheddaf, che rimane tutt’oggi alla guida della Libia. Inizialmente la sua politica fu di tipo pan-arabo, ma si rivelò fallimentare. Negli ultimi 10 anni il governo libico ha ricominciato a tessere rapporti con le maggiori potenze occidentali, stilando numero si patti di alleanza nelle cosiddette lotte al terrorismo e all’immigrazione. |
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ERITREA
Stato del Corno d’Africa, affacciato su Mar Rosso e confnante con il Sudan, l’Etiopia ed il Gibuti. La capitale, Asmara, conta circa mezzo milione di abitanti; nel paese sono in tutto circa 4 milioni.Colonia italiana dal 1890, nel ’47 divenne protettorato britannico fno ad essere annessa all’Impero Etiope nel ’52 e diventarne provincia nel ’60. Nel 1993, dopo trent’anni di guerra di liberazione, l’Eritrea ottenne l’indipendenza. Al potere salì Isayas Afewerki, comandande del FPLE (esercito di liberazione nazionale) che instaurò un regime totalitario e una politica basata sulla guerra con l’Etiopia e una forte repressione interna.
Ancora oggi sono numerosissime le dichiarazioni di Amnesty Internacional che parlano di gravi violazioni da parte del governo dei diritti umani e civili. |
| BIBLIOGRAFIA, LINK, APPROFONDIMENTI |
Fortresseuro
pe.blogspot |
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Sulla via Agadez, Fabrizio Gatti.
Video documentario |
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Mamadou va a morire, di Daniele Del Grande. |
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