Morto a San Vittore Mohamed El Aboubj, in carcere d aagosto per aver preso parte alle rivolte nel CIE di Corelli a Milano.
Pubblicato in No Racism! da RSK Crew Domenica 17 Gennaio 2010 14:09 PDF Stampa E-mail
  
Venerdì sera è morto a San Vittore Mohamed El Aboubj: si trovava a San Vittore dal 15 agosto 2009, dopo la condanna in primo grado nel processo con rito direttissimo a sei mesi di carcere per la «rivolta» al Cie di via Corelli a Milano. La notizia diramata dall'istituzione carceraria parla di suicidio, il giovane sarebbe morto per aver inalata del gas del fornellino da campo che viene usato in cella per preparare il cibo. Mohammed, insieme ai suoi compagni, ad agosto rivendicandosi la rivolta, aveva denunciato l'aberrazione dei CIE e il comportamento inqualificabile dell'Ispettore-capo Vittorio Addesso, resosi protagonista di violenze sessuali contro Joey (la detenuta nigeriana il cui caso è stato conosciuto in tutta Italia e che attualemnte si trova nel carcere di Como). Lascia molto scettici l'ipotesi di suicidio, ciò che non torna è infatti il fatto che gli mancasse ormai solo un mese di carcere, e dalle tante lettere che inviava ai ai suoi amici nulla faceva presagire una decisione di questo tipo.
Martedì 19 infatti ci sarà la prossima udienza del processo riguardante la rivolta di Corelli.


Non è che l'ennesimo triste fatto provocato dal clima di razzismo e intolleranza alimentato da questo governo xenofobo e dalle sue leggi come il pacchetto sicurezza e il reato di clandestinità che alimentano la ricattabilità e lo sfruttamento in condizioni degradanti dei migranti, spingendoli all'invisibilità e legittimando iniziative come il White Christmas di Coccaglio, ronde fa-da-te e caccia all "uomo nero", divieti come quello di utilizzare la lingua araba o di vendere cibi tipici che non siano strettamente legati alla tradizione italiana-bianca-e-cristiana, restrizioni e limitazioni nel poter iscrivere i propri figli a scuola.
Un episiodio che
parla di dignità, di rivolta e ribellione da parte chi non ne può più di essere sfruttato e umiliato e alza la voce, ma ancora una volta ci parla soprattutto di intolleranza e razzismo, ci parla di repressione, di legittimazione dell'esistenza di luoghi degradanti come i CIE e le carceri, di omertà e complicità con chi reprime e seda le rivolte a colpi di fucile. Come solo pochi giorni fa a Rosarno dove le centinaia di persone che hanno alzato la testa con rabbia ed enorme coraggio di fronte al regime mafioso dell'economia di sfruttamento della 'ndrangeta è stato deportato nei Centri di Espulsione, dopo diversi giorni di fucilate, mazzate e scontri.

Sabato sera si è svolto un presidio davanti a San Vittore per denunciare la morte di Mohammed e l'oscenità di luoghi come le carceri e i CIE
in cui i detenuti sono costretti a viver in situazioni di completo degrado, dove viene cancellato ogni diritto e calpestate la libertà e la dignità di essere umano, e al giorno d'oggi non si sa se ne esci vivo.
Con la morte di Mohamed El Aboubj salgono a 6 i detenuti suicidi dall'inizio dell'anno.
Nel 2009 – come ha ricordato il legale di El Aboubj, Mauro Straini – in Italia si è registrato un record di suicidi tra i reclusi, 72 casi, e in questo primo scorcio dell'anno si sono già verificati alcuni casi. Una frequenza mai registrata prima.

Dall'inizio del 2010 (fonte: corrierre.it) sono 6 le morti per suicidio nelle carceri italiane, oltre a Mohamed El Aboubj, Abellativ Eddine, 27 anni, morto il 13 gennaio nel carcere di Massa Carrara, Giacomo Attolini, 49 anni, morto il 7 gennaio nel carcere di Verona, Antonio Tammaro, 28 anni, morto il 7 gennaio nel carcere di Sulmona, Celeste Frau, 62 anni, suicidatasi il 5 gennaio nel carcere di Cagliari e Pierpaolo Ciullo, 39 anni, suicidatosi il 2 gennaio in quello di Altamura. Nel 2009 in Italia si è registrato un record di suicidi tra i reclusi, 72 casi. A San Vittore, negli ultimi 8 anni sono morti 23 detenuti, 13 dei quali per suicidio.


Lettera di Mohamed El Abbouby (incarcerato ad agosto). Spedita il 14 dicembre 2009

Carissimi

Oggi stesso ho ricevuto la lettera  e i fogli di giornale, mi ha fatto moltissimo piacere, così almeno riesco ad essere aggiornato sui fatti attuali. Vi ringrazio di aver reso di pubblico dominio il mio caso.

Anche se mi sento fisicamente depresso sto bene. Come voi lotterò per la giusta causa  fino al mio ultimo respiro, contro gli sfruttatori di noi proletari. Prima o poi la verità verrà a galla. Non possiamo che vincere, sapendo che il prezzo sarà salato. Ma ne vale tutto il sacrificio.

Che dire di questo governo razzista, senza idee per la gioventù, che, secondo logica, è il futuro di ogni nazione. Senza giovani lavoratori non si possono incassare le tasse, e senza tasse addio pensioni.

Comunque nella mia prossima missiva sarò molto più esplicito e dettagliato a proposito del mio passato e della mia persona.

Buone feste a  tutti i ragazzi, auguri



 

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