| Ascoltando i tg su Piazza Fontana |
Pubblicato in Libertà di movimento da RSK Crew
Mercoledì 16 Dicembre 2009 13:37
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Ascoltando il rincorrersi di TG e dibattiti in questi giorni, senza sapere cosa sta realmente accadendo in Italia, sembra di essere tornati improvvisamente indietro di 30 anni. Si è vero, esiste una gigantesca somiglianza con gli anni 70, ma non da parte della contestazione e del movimento come si vorrebbe far credere alla società intera, ma da parte dei poteri forti: è inequivocabilmente la stessa repressione e la stessa strategia di menzogna nemmeno troppo rinnovata o rinfrescata rispetto a 40 anni fa. Il richiamo ossessivo ad una presunta rinascita di terrorismo, o ai famigerati anni di piombo, non solo è totalmente fuori luogo, ma se non fosse drammatico sarebbe farsesco: da anni ormai non esiste più nessun focolaio di lotta armata in Italia, le sparute comparse di improbabili stelle a 5 punte lasciano il tempo che trovano e non hanno mai trovato proseliti a parte qualche anonimo del tutto autoreferenziale. Il movimento (o i movimenti) attuali sono lontani anni luce dalle epoche passate, e per fortuna, a differenza di chi governa, hanno saputo rinnovarsi e reinventarsi proprio per non rimanere schiacciati tra incubo terrrorismo e normalizzazione politica. Solo chi non ha un MINIMO di conoscenza storica di quel periodo può dire con convinzione che sembra di essere tornati negli anni 70, oppure chi è in totale malafede, o chi ha perso completamente la memoria e non sa più distinguere cosa accadde davvero in quei 15 anni che segnarono il periodo storico politico dal 1968 al 1983 (anno cruciale per centinaia di processi politici.) Anni che furono segnati da lotte importantissime, anche se in modo vile e furbesco si è sempre cercato di appiattire tutta la storia (per altro sempre negata) di quegli anni, sotto la dicitura “terrorismo”, ma il movimento di quegli anni fu ben altra cosa. La storia politica del movimento e delle lotte di quel decennio è stata rubata, distorta, snaturata e falsificata al punto da arrivare oggi a dichiarare che manifestazioni del tutto legittime come quella del 12 dicembre sono sintomo di “ritorno agli anni di piombo”, il gesto inconsulto e isolato di un uomo psicologicamente labile verso Berlusconi diventa il “simbolo” di un rilancio in grande stile del “terrorismo rosso”. Basterebbe ragionare con un po’ di lucidità mentale e un minimo di preparazione storica, per rendersi conto di quanto tutto ciò sia assurdo, soprattutto di quanto sia stata velocissima e puntuale la strumentalizzazione degli eventi. La blindatura e la militarizzazione di piazza Fontana nel giorno della commemorazione non è avvenuta a caso, da una parte era un chiaro intento di provocare, di creare per forza lo scontro, e questo sicuramente non da parte dei manifestanti che al contrario erano arrivati in forma totalmente pacifica (contrariamente a quanto dichiarato). Dall’altra era il tentativo di revisionare la storia, come già successo con le celebrazioni del 25 aprile e della Resistenza, chiudere con due parole istituzionali e nel silenzio sociale quello che è stato il vero significato di quella strage, che ancora non ha avuto giustizia. Altrimenti non si spiega quale significato potesse avere chiudere con transenne la piazza ai manifestanti e presidiarla con cordoni di polizia in assetto antisommossa. Proprio piazza Fontana, una piazza con un significato profondo per chiunque abbia transitato anche un solo giorno nel movimento: la strage che ha dato il via alla strategia della tensione, la caccia agli anarchici con l’arresto di Valpreda e l’omicidio di Pinelli, la guerra incandescente alla primavera dei lavoratori e degli studenti, e via via in un crescendol’epoca delle leggi speciali e delle manifestazioni vietate, dei compagni morti ammazzati per mano delle forze dell’ordine o dei fascisti, i teoremi e le cancerizzazioni, se ne scriviamo l’elenco non ci basterebbe una lapide per scrivere tutti i nomi. . Generazioni spezzate, spazzate, infangate da una memoria distorta. Ed è proprio per questo motivo che la manifestazione non poteva (e non è mai stata) essere solo la commemorazione delle vittime della bomba, perché per colpa di quella strage di stato, ci sono state altre vittime, altri perseguitati, altre vite spezzate e anni rubati, in una catena infinita che continua ancora oggi e si riproduce ogni volta che cresce la protesta sociale. La lotta dell’operaio che perde il posto di lavoro, dello studente che vuole un’istruzione migliore, del precario che chiede una certezza per la propria vita, qualsiasi forma di lotta o dissenso diventa improbabile forme di terrorismo e violenza verso le istituzioni e la società in generale, e quindi ecco pronte proposte di legge per punire e incarcerare il dissenso, pene più severe, divieti, liste di proscrizione e tutto quanto l’armamentario del buon governo che combatte il terrorismo. Si travestono da agnelli, ma sono sempre le stesse belve feroci, cambiano i nomi ma non i contenuti. Ora che ci troviamo in un momento tra i più bui della storia italiana dalla fine della guerra, i poteri forti tentano ancora una volta di giocare la carta di sempre: criminalizzazione di ogni forma di dissenso, repressione, paura e menzogna. La nostra arma vincente è la capacità di rigenerarci e rinnovarci, la loro invece è sempre la stessa, immutata nel tempo da secoli e secoli. |
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