Le elezioni non risolveranno la crisi
Pubblicato in Americhe da RSK Crew Venerdì 27 Novembre 2009 16:52 PDF Stampa E-mail
  
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Giorgio Trucchi

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La Resistenza si prepara per nuovi scenari di lotta  

Mancano tre giorni alla celebrazione di elezioni che fino a questo momento solo quattro paesi nel mondo - Stati Uniti, Perù, Panama e Colombia - sembrano disposti a riconoscere come legittime. Mentre il governo di fatto invia più di 30 mila effettivi dell'esercito e della polizia in tutto il paese e richiama migliaia di riservisti dell'esercito per proteggere il processo elettorale, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato continua la sua campagna di disconoscimento delle elezioni e denuncia la sistematica violazione ai diritti umani, preparandosi ad una nuova tappa della lotta iniziata lo scorso 28 giugno.  

“In questi ultimi giorni abbiamo assistito ad un incremento della repressione da parte del governo di fatto e ad una vera e propria militarizzazione del paese - denuncia Porfirio Ponce, vicepresidente del Sindacato dei lavoratori dell'industria delle bevande e simili, Stibys, e membro del Fronte nazionale contro il colpo di Stato -.  

Hanno attivato un piano speciale per evacuare gli ospedali e lasciare i letti liberi, mentre in tutto il paese l’esercito ha iniziato a fare blocchi stradali: da San Pedro Sula alla capitale, che sono circa 4-5 ore, ci sono per esempio 14 blocchi. È inoltre iniziata una vasta operazione di disarmo con la quale si proibisce alle persone di portare armi anche se in possesso di regolare porto d’armi.  

Ci sono incursioni dell'esercito e della polizia nelle colonie e nei quartieri popolari della capitale, soprattutto dove la Resistenza è maggiormente organizzata, e continuano gli arresti. I dirigenti della Resistenza hanno ricevuto minacce dirette, così come buona parte della popolazione che non vuole riconoscere questo processo elettorale. Tuttavia –ha continuato Ponce - continueremo con le nostre attività fino a sabato 28 novembre e anche dopo la fine di questo circo politico”.  

Per il dirigente sindacale, quella di domenica sarà una farsa elettorale che si svilupperà all’interno di un colpo di Stato che purtroppo non si è potuto revertire, ma che segnerà l'inizio di una nuova fase della lotta del popolo honduregno. Una sconfitta parziale che apre le porte ad una nuova e necessaria fase di lotta politica.  

“Inizieremo una nuova fase di organizzazione e con essa la nostra strategia, perché dopo le elezioni ci troveremo di fronte a un nuovo scenario e a una nuova congiuntura.  

Come organizzazioni che fanno parte della Resistenza – ha spiegato Ponce - dovremo analizzare questa nuova situazione e decidere le nuove misure ed azioni, e a momento debito le faremo conoscere alla popolazione dopo un'ampia riunione che stiamo preparando.  

Questi ultimi cinque mesi ci hanno lasciato in eredità il sangue delle compagne e dei compagni assassinati, l’involuzione di tutti i progressi sociali ottenuti negli ultimi anni, ma anche un processo in cui le varie organizzazioni popolari e sindacali si sono unite. Ora ci manca solo di unificarci per questa nuova tappa della lotta”, ha affermato.  

Non si è potuto revertire il colpo di Stato  

Anche per l'analista politico Gustavo Irías "saranno elezioni atipiche, con un Presidente costituzionale praticamente imprigionato e senza nessuna possibilità di essere un evento di concorrenza libera e trasparente.  

Inoltre, senza la partecipazione del Fronte nazionale contro il colpo di Stato queste elezioni non potranno costituire una vera uscita sostenibile dalla crisi. Siamo di fronte a due progetti di società molto diversi. Un progetto che cerca di difendere una democrazia tradizionale che non ha apportato alcun beneficio alla maggioranza della popolazione, e un altro che cerca di approfondire e concretizzare  una democrazia partecipativa.  

In questo senso – ha continuato Irías - dobbiamo riconoscere che non si è potuto revertire il colpo di Stato e che ci troviamo di fronte a un processo elettorale gestito da un governo di fatto che consolida il colpo di Stato stesso.  

In questo senso è indispensabile che la Resistenza prenda in considerazione tale realtà per programmare una nuova fase della lotta, per costruire un fronte ampio politico che porti avanti un programma che conduca al ristabilimento della democrazia nel paese, che riproponga con forza le grandi rivendicazioni sociali e che possa assicurare che l’Honduras si reinserisca in modo concreto all’interno del circuito democratico mondiale.  

È ovvio – ha concluse l'analista politico - che ci sarà bisogno di un periodo di transizione durante il quale la Resistenza dovrà sfruttare tutto il bagaglio politico e sociale scaturito da questa esperienza di lotta, che senza dubbio è un fatto storico ed una pietra miliare per il paese”.  

Mentre iniziano ad arrivare i pochi osservatori che si sono accreditati, appartenenti quasi tutti all'estrema destra internazionale, ed il presidente Manuel Zelaya continua ad esigere alla comunità internazionale il disconoscimento di questa farsa, sono sempre più forti le critiche contro l’amministrazione Obama e le sue ambiguità. 

Lo scorso 25 novembre, l'assessore in politica estera del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula dà Silva ha dichiarato pubblicamente che gli Stati Uniti “rischiano di rendere ancora più tese le relazioni con gran parte dell'America Latina se riconosceranno le elezioni presidenziali in Honduras”. 

© (Testo e foto Giorgio Trucchi  - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione  Italia-Nicaragua  www.itanica.org )
 

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