|
Tegucigalpa, 30 Ottobre. Il governo golpista di Roberto Micheletti ha accettato l'altra sera la proposta iniziale della commissione del presidente deposto, Manuel Zelaya, in modo che sia il Congresso a decidere per il suo ritorno. Questo accordo arriva dopo 22 giorni di negoziazione duranti i quali i golpisti hanno presentato moltissime proposte per uscire dalla crisi in modo da ritardare il ritorno di Zelaya. Si è arrivati ad un accordo ma con leggere modifiche. La Corte Suprema de Justicia dovrà esprimere la sua opinione, anche se non sarà vincolante, e poi sarà il Congresso a dover valutare il possibile rientro di Zelaya come capo presidente. La sua commissione confida nel fatto che il Partido Nacional, favorito al elezioni del 29 Novembre, voti al favore del presidente deposto in modo da dare riconoscimento delle votazioni. E' bene ricordare però che fu proprio il Congresso che legittimò la destituzione, e che la Corte firmò il mandato di cattura.
Queste manovre contribuiranno ad allungare i tempi del ritorno di Zelaya che, una volta tornato al potere avrà poco tempo. Quindi l'accordo sul tavolo della negoziazione contempla anche i punti sui quali si è sviluppato consenso nella ultima settimana, cioè, la formazione di un governo di riconciliazione (formato dai cinque partiti rappresentati nel Congresso), il riconoscimento delle elezioni del 29 Novembre, il rifiuto dell'amnistia politica (che aveva causato malessere tra i militari), il trasferimento delle Forze Armate al Tribunal Supremo Electoral, la creazione di una commissione di verifica (che dovrebbe seguire il rispetto degli accordi e che sarebbe formata da honduregni e stranieri), la creazione di una “commissione della verità” che verifichi i fatti del prima, durante e dopo il 28 Giugno e la richiesta di deroga per le sanzioni emanate dalla comunità internazionale. Oltre alle difficoltà sul ritorno di Zelaya, complica anche la posizione del Frente Nacional de Resistencia, che senza voler boicottare le elezioni così come le candidature indipendenti delle organizzazioni social, anche se volesse riconoscere il processo elettorale, non avrebbe tempo per fare la propria campagna. Ad ogni modo, la Resistencia è scesa oggi nelle strade per il 125esimo giorno consecutivo per chiedere al Congresso che accetti la restituzione.
La protesta di oggi si sta sviluppando senza incidenti, dopo che ieri la polizia e l'esercito sono tornati alla repressione crudele come se si trattasse di una spedizione punitiva. Ieri la Resistencia è tornata massicciamente a marciare per le strade dopo 9 giorni di divieto, e questa volta con il permesso del Tribunal Superior Electoral che esige il governo . Più di 10mila persone sono partite dall'Università Pedagogica della capitale e all'arrivo alla sede del Tribunal Electoral sono state disperse con bombe di gas lacrimogeno e manganellate.
Decine di persone sono state ferite e alcune hanno avuto bisogno di essere ricoverate. Una parte dei manifestanti si è raggruppata poco più avanti, a 300 metri dalla casa presidenziale, dove l'esercito e la polizia sono intervenuti nuovamente. Varie persone sono state ferite tra le quali una giornalista spagnola, colpita alla spalla da un proiettile fumogeno. Ancora 6 detenuti sono imprigionati nella Posta di Comayaguela nell'attesa di una visita preliminare.
|