La resistenza non si ferma e mantiene la sua agenda
Pubblicato in Americhe da RSK Crew Giovedì 24 Settembre 2009 22:28 PDF Stampa E-mail
  
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Giorgio Trucchi
(Ass. Italia-Nicaragua)

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Mauro Camporini
(CS Cantiere)

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Proponiamo questo articolo di Giorgio Trucchi che ci è arrivato direttamente da Tegucigalpa. La traduzione è a cura di Cantiere.org

Manifestazioni di massa dopo la repressione. Alle Nazioni Unite si esige l'immediato ritorno di Zelaya.

Ancora una volta il popolo honduregno ha risposto con forza alla violenza a cui è stato sottoposto per 88 giorni.

Migliaia di persone sono tornate a protestare per le strade della capitale, mentre nel resto del paese si moltiplicano le azioni di resistenza contro il "governo de facto".

Presso le Nazioni Unite i paesi latinoamericani ed europei hanno chiesto la liberazione immediato del presidente Manuel Zelaya ed hanno ordinato ai propri ambasciatori di tornare in Honduras per accelerare il processo di dialogo.

Gli 88 giorni di resistenza e di lotta contro il colpo di Stato del 28 giugno sono stati celebrati con una traboccante marcia attraverso le strade della capitale Tegucigalpa, dopo la brutale repressione di cui è stato vittima il popolo dell'Honduras che stava festeggiando il ritorno del presidente legittimo Manuel Zelaya Rosales.

Approfittando della temporanea sospensione del coprifuoco, la marcia si è diretta fino alle strutture delle Nazioni Unite, a pochi isolati dall'Ambasciata del Brasile, dove è ancora rifugiato il Presidente Zelaya.

Un nutrito dispositivo militare, i cui appartenenti giravano pesantemente armati e preparati con maschere antigas, hanno bloccato la strada ai manifestanti e ci sono stati momenti di tensione e di aperta provocazione da parte di polizia ed esercito per giustificare ulteriori repressioni.

"Ieri presso l'ambasciata del Brasile questo governo ha dimostrato ancora una volta il suo volto chiaramente fascista e dittatoriale nel reprimere il popolo - ha detto a Sirel il segretario generale della Confederazione Unitaria dei lavoratori di Honduras (CUTH) nonchè membro della direzione collegiale del Fronte Nazionale Contro colpo di stato, Israel Salinas.

Oggi questa città sta dimostrando di essere in grado di intraprendere questa lotta per un Honduras differente. L'ingresso nel paese del presidente Manuel Zelaya è un primo passo che dimostra che il processo che stiamo sviluppando sta dando risultati.

Ora - ha continuato Salinas - lottiamo per la sua liberazione, e di fronte alla posizione molto dura del governo di fatto non dubitiamo che l'intensificarsi della resistenza e le pressioni internazionali che ogni giorno diventano sempre più intense, si fermeranno quando si fermeranno i golpisti.

"Continuiamo con il nostro approccio e chiediamo il ripristino delle istituzioni attraverso il ritorno del presidente Zelaya, l'inizio di un processo che conduca ad una Assemblea Costituente", ha concluso il leader sindacale.

Dopo una lunga trattativa tra la dirigenza del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado e il comando di polizia, i manifestanti sono arrivati a poche centinaia di metri dal proprio obiettivo, cantando e rimproverando i militari, azione che è stata classificata come un successo.

Dopo la marcia, la gente è tornata nei propri quartieri e villaggi per continuare la resistenza attiva e durante il pomeriggio e ci sono stati ulteriori scontri con l'esercito e la polizia, che ha prodotto molti feriti ed arrestati.

Il governo di fatto con le spalle al muro

Mentre in tutto l'Honduras continua la resistenza e la presenza del presidente Manuel Zelaya diventa un motivo in più per iniziare ciò che la gente considera l'ultimo sforzo per ristabilire la democrazia nel paese, l'Assemblea Generale dell'ONU ha chiesto nuovamente al governo di fatto l'immediato rilascio del presidente dell'Honduras.

"E' assolutamente necessario che tutti siamo consapevoli del fatto che se non costruiamo e progettiamo una strategia multilaterale forte e precisa che faccia tornare la democrazia in Honduras, con un esercizio preciso del rispetto dei diritti umani al fine di garantire che ci siano elezioni libere e democratiche nel rispetto della costituzione, stabiliremo un importante precedente in una regione che per decenni, durante la dottrina di sicurezza nazionale, ha subito interruzioni democratiche, la morte di migliaia di latinoamericani, l'esilio di tanti altri e una grave tragedia sociale ed economica" ha avvertito la presidente dell'Argentina, Cristina Fernandez.

Multilateralismo significa anche che dobbiamo impostare le regole e le azioni concrete in questo mondo globale, che dovranno essere accettate da tutti i paesi, perché nel caso dell'Honduras siamo di fronte ad un colpo di stato civile e dei media che è stato accuratamente nascosto o minimizzato", ha concluso Fernandez.

Il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha chiesto che Manuel Zelaya torni immediatamente alla presidenza del suo paese e che la comunità internazionale sia vigile "al fine di garantire l'inviolabilità della missione diplomatica del Brasile nella capitale dell'Honduras" mentre la presidente cilena Michelle Bachelet ha chiesto al governo di fatto accettato gli accordi di San Jose.

Anche il Segretario Generale dell'OAS, Jose Manuel Insulza, ha avuto parole molto dure contro il regime di fatto. "Più tempo passa e più la situazione diventa grave. In questo momento a New York sono rappresentati tutti i paesi del mondo tranne uno che non viene riconosciuto, il che è triste e un po' complicato al momento di chiedere fiducia", ha detto Insulza.

Una prima misura è stata annunciata dal Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, con la sospensione dell'assistenza tecnica attualmente offerta da questa organizzazione al Tribunale Supremo Elettorale dell'Honduras, ritenendo che "al momento non ci sono le condizioni per organizzare elezioni credibili che promuovano la pace e la stabilità".

Unione Europea e Organizzazione degli Stati Americani promuovono il dialogo

Sostenendo la proposta di dialogo presentata nei giorni scorsi dal presidente Zelaya, l'OSA e l'UE hanno deciso oggi di far tornare i propri ambasciatori in Honduras a Tegucigalpa, e di inviare il prima possibile una missione diplomatica composta da ministri degli esteri americani, con l'obiettivo di avviare un tavolo di negoziazione.

Il Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha detto che sia l'OSA che l'Unione Europea mantengono la propria condanna al colpo di Stato, esigono la liberazione del presidente Zelaya ed il ripristino dell'ordine costituzionale, respingendo così la proposta assurda recentemente presentata dal governo di fatto.

Nel frattempo, la Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani (CIDH) ha chiesto con urgenza al Congresso dell'Honduras di poter tornare nel paese, per constatare la situazione dei diritti umani alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi, quando l'esercito e la polizia avevano represso brutalmente una manifestazione pacifica di migliaia di honduregni.


Giorgio Trucchi
Traduzione a cura di Cantiere.org

 

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