Africa, la nuova stagione dei golpe
Pubblicato in Africa da RSK Crew Lunedì 30 Marzo 2009 23:09 PDF Stampa E-mail
  
Fonte: Peacereporter

Andry Rajoelina, il nuovo presidente "fai da te" del Madagascar ed ex-leader dell'opposizione, si è ufficialmente insediato ieri, dopo aver giurato sulla Costituzione. Che, paradossalmente, gli vieterebbe di diventare capo di stato, visto che Rajoelina ha 16 anni in meno dell'età minima prevista per ricoprire la presidenza. Con il suo arrivo al potere, salgono così a tre i colpi di stato andati a buon fine nel continente africano negli ultimi nove mesi. Una tendenza che l'Unione Africana non sembra avere i mezzi per arginare, e che rischia di dare il la a una pericolosa stagione di instabilità nel continente.

Mauritania, Guinea, Madagascar: la mappa dei nuovi golpe africani si arricchisce così di un nuovo capitolo, il più pericoloso forse, visto il modo insolito in cui Rajoelina ha ottenuto il potere. Il problema che l'Unione Africana si trova ad affrontare non è di poco conto: gli scarsi poteri economici e politici dell'organizzazione le hanno permesso finora solo di sospendere gli stati "cattivi" fino all'indizione di nuove elezioni. Qualsiasi giunta o singolo desideroso di rovesciare un presidente può insomma farlo, salvo poi indire elezioni che vengono rimandate in continuazione o, nel migliore dei modi, organizzate dagli stessi golpisti. I quali possono facilmente controllarne e direzionarne l'esito. Un corto circuito a cui l'UA sta tentando di porre rimedio, cercando nuovi equilibri interni e un nuovo atteggiamento nei confronti di chi viola le regole.

Da questo punto di vista, i precedenti non sono certo incoraggianti: la giunta militare mauritana, che prese il potere la scorsa estate, non ha ancora fissato un termine per la restituzione del potere ai civili; stessa situazione in Guinea, dove il nuovo presidente militare, Moussa Dadis Camara, dopo aver promesso consultazioni democratiche in tempi brevi, sta cambiando lentamente idea, sostenendo la necessità di "ripulire" prima il Paese dalla corruzione e da una classe politica non all'altezza. Per quanto riguarda Rajoelina, finora l'ex-dj non si è sbilanciato, limitandosi a promettere nuove elezioni una volta approvata una nuova carta costituzionale. Ma il 34 enne ex sindaco di Antananarivo ha dimostrato nelle ultime settimane una scaltrezza politica che gli permetterebbe facilmente di aggirare i blandi paletti dell'UA.

Ad Addis Abeba, nella sede dell'organizzazione, i delegati dei vari stati stanno discutendo nuove misure da approntare per scoraggiare la nuova stagione golpista. L'imposizione di sanzioni economiche pare difficilmente percorribile, soprattutto per le critiche mosse in passato dagli stessi governi africani nei confronti di simili misure, giudicate inefficaci. Un'altra opzione, testata con successo l'anno scorso nell'arcipelago delle Comore, sarebbe quella dell'intervento militare per rimuovere gli "usurpatori". Ma il fatto che la misura si sia rivelata efficace nei confronti del praticamente inesistente esercito dell'isola di Anjouan non garantisce un risultato soddisfacente nei confronti di stati più forti. Tra guerre e operazioni di peacekeeping in Darfur e Somalia, nessuno stato africano ha intenzione di impelagare i propri contingenti in guerre vere e proprie. Il rischio è che, alla prossima occasione, l'Unione Africana venga messa nuovamente di fronte al fatto compiuto, senza la possibilità di fornire soluzioni efficaci.

Parte del problema è riconducibile alle deficienze basilari di un'organizzazione che, nata per far diventare il continente africano una sorta di Unione Europea, sta palesando tutti i suoi limiti: mancanza di un budget adeguato per avviare programmi e riforme, litigiosità interna (52 stati, al posto dei 27 dell'UE, sono decisamente tanti) e, di conseguenza, una tendenza ormai consolidata ad andare a rimorchio di altri soggetti più forti: i membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, le Nazioni Unite stesse o l'Unione Europea. Ma le recenti crisi politiche nel continente richiedono velocemente impegni seri e soluzioni nuove. Mancare anche questo treno potrebbe rivelarsi fatale per i politici riuniti ad Addis Abeba.

 

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