STOP WAR NOT PEOPLE!

 

1434099789275_Milano__emergenza_profughi_in_Stazione_Centrale__LaPresse__2  >> stop RACISM not PEOPLE, stop WAR not PEOPLE! diritti e dignità per tutti, no one is illegal

 >> CONTRIBUTI E APPROFONDIMENTI, WORK IN PROGRESS!

Ritorna l’estate, il mare più calmo e attraversabile, e con essi tornano anche le lacrime di coccodrillo dei politici in doppiopetto davanti all’affondare dei barconi e delle migliaia di vittime, la retorica senza fine della cosiddetta “emergenza migrante” nonché il tormentone dei rigurgiti razzisti e xenofobi, della paura dell’uomo nero che viene a “rubare” la casa, il lavoro, le donne…
Sembra quasi una parodia, una farsa di cattivo gusto, mentre invece è la realtà di una politica italiana ed europea che sulle spalle dei migranti, di uomini, donne e bambini alla ricerca di una vita e di un futuro più degni, ci fanno speculazioni e campagna elettorale.
Perché non ci vuole un genio a capire che se si spendono miliardi di euro in operazioni militari in mezzo mondo (e soprattutto in Medio Oriente e Africa), se le grandi Corporation continuano a devastare interi territori in nome del profitto, le persone non faranno altro che cercare di scappare da quegli stessi territori devastati dai bombardamenti, dagli smaltimenti illegali di rifiuti tossici, dalle miniere o dai giacimenti fatti senza nessun rispetto per i territori, o per i diritti della gente che li abita…
Non ci vuole un genio a capire che se per anni personaggi come Pier Gianni Prosperini (ex consigliere/assessore prima della Lega Nord e poi di Alleanza Nazionale) hanno usato le casse dei partiti per riciclare il traffico illegale di armi in molti paesi africani (tra cui l’Eritrea di Afewerki da cui provengono molti dei migranti che oggi si raccolgono in Stazione Centrale), gli slogan del “aiutiamoli a casa loro” di cui oggi Salvini si riempie la bocca suonano come una battuta di cattivo gusto.
Così come non ci vuole un genio a capire che con i 14 milioni di euro che l’Europa spenderà nei prossimi 2 mesi solo per attivare Eunavfor Med (l’operazione di affondamento dei barconi che in realtà maschera l’intervento militare europeo nel Mediterraneo, lungo le coste libiche e siriane) si sarebbero potute creare strategie di accoglienza per quasi 8000 rifugiati: accoglienza reale, non quella nei CARA di cui il PD continua a riempirsi la bocca e che serve solo ad ingrassare le tasche delle cooperative o delle imprese amiche che sul perenne “stato di emergenza” speculano da anni, mentre ai migranti restano solo poche briciole… o le manganellate (come successo a Ventimiglia) quando cercano di superare una frontiera che non è neanche tale per chi ha un passaporto di un altro colore.

Le retoriche razziste e xenofobe di cui la Lega e i suoi alleati neofascisti continuano a riempirsi la bocca, quindi, rimangono funzionali a un sistema che sui migranti, sulle persone, ha sempre speculato e continua a farlo. Sappiamo bene, infatti, come la clandestinità, le politiche da “tolleranza zero” (così come le retoriche della continua emergenza) lungi dal costruire sicurezza, fomentino solo la paura, l’incertezza costante e la sistematica negazione dei diritti, abbassando gli standard dei diritti e di una vita dignitosa non solo per chi migra ma anche per le/gli autoctone/i.
Sappiamo come il razzismo sia utile a chi vede i diritti, la dignità, la sostenibilità sociale e ambientale solo come un ostacolo agli affari.
E allora, davanti a questo, non possiamo che ribadire come l’unica cosa che per noi va affondata, arrestata, respinta subito sono il razzismo, le guerre, le speculazioni, in modo che finalmente a tutte e tutti possano essere restituiti un futuro e una vita degna.


 

CONTRIBUTI E APPROFONDIMENTI, WORK IN PROGRESS!

* Report dal presidio permanente NO BORDERS a Ventimiglia  

Anomaliaparma.org / ArtLab di Parma

  We are not going back MG_3497-1024x682

La tenacia dei  migranti e delle migranti che in questi giorni presidiano la frontiera italo -francese ha dimostrato a tutta Europa i limiti e l’egoismo con cui vengono gestite, dall’UE, le politiche migratorie.  Il dibattito tra il governo italiano e quello francese ne è la prova.

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Per anni si è discusso di come rendere più rigidi e controllati i confini , mentre dall’altra parte del mediterraneo , conflitti e guerre producono la fuga di migliaia di persone che provano a cambiare la loro vita abbandonando tutto.

Tutto questo in nome del trattato di Dublino , non riconoscendo il fatto che è giunto il momento di cambiare , di costruire un diritto d’asilo Europeo che permetterebbe a migliaia di persone di poter decidere dove andare senza dover essere costretti a restare nel Paese dove sono state prese le impronte digitali per la prima volta.

I fatti che stanno avvenendo a Ventimiglia danno l’ennesima dimostrazione dell’inospitalità della Fortezza Europa nei confronti dei migranti, in particolare dell’Italia che evidenzia ulteriormente l’impreparazione nel gestire tali situazioni critiche . Oggi ci siamo trovati davanti ad un’ottantina di migranti che presidiano permanentemente ponte san Ludovico davanti alla frontiera francese con la richiesta di poterla attraversare per ricongiungersi con le loro famiglie che si trovano in vari paesi europei; molti di essi, dopo aver acquistato al prezzo di 130€ un biglietto del treno per arrivare a Parigi sono stati intercettati, ammanettati e scaricati nuovamente alla frontiera di Ventimiglia.

La risposta delle istituzioni nei confronti di esseri umani , che fuggono da guerra, morte , povertà e disperazione è stata lo schieramento dei corpi di polizia italiana da una parte e della gendarmerie francese dall’altra i quali in questi primi tre giorni di presidio permanente dei migranti hanno risposto in maniera disumana.
Inizialmente le f orze dell’ ordine hanno tentato con la forza di disperdere i migranti e le migranti da una pineta, utilizzata come accampamento negli scorsi giorni, situata a poche centinaia di metri prima della frontiera.
In cinquanta sono stati trasferiti in stazione dove è stato allestito una sorta di centro di prima accoglienza.
Giunti sul luogo, ci siamo trovati davanti ad un corridoio colmo di uomini, donne e almeno una decina di minori sistemati in condizioni precarie e costretti a dormire, per terra, su cartoni.
A risollevare gli animi di queste giornate, ci stanno pensando i cittadini e le  cittadine di Mentone e Ventimiglia che, con grande spirito di solidarietà, portano viveri e beni di prima necessità ai presidianti sugli scogli.
“we are not going back” e “where is Europe union, where are human rights?” sono i contenuti principali della protesta portata avanti dalle persone del presidio permanente NO BORDER di Pont St. Ludovic. Sono per lo più sudanesi , etiopi ed eritrei e da quella frontiera non vogliono allontanarsi, vogliono raggiungere la Francia e il Nord Europa , è un loro diritto e vogliono che venga rispettato . Le tensioni su quel punto del ponte non sono mancate,grazie alla caccia all’uomo innescata dalle forze dell’ordine , uno di quei ragazzi per protesta si è tuffato in mare ed è stato soccorso dalla croce rossa, altri sono stati malmenati .
Nonostante questi gesti disperati la risposta non arriva; sembra che l’intenzione sia quella di portarli allo sfinimento per fare in modo che abbandonino il presidio.
Di fatto i migranti con pratiche di disobbedienza civile attestano la volontà di non arrendersi davanti ad una gestione che nega ogni diritto fondamentale alle persone. Con determinazione e coraggio, con la capacità di essere uniti e resistere,  ci stanno dimostrando che la dignità è in perenne cammino e viene dal mare. 

 

* Il contributo di Gino Strada:

Quando leggo in questi giorni alcuni commenti sulla “emergenza migranti” mi vengono i brividi: non mi interessano (se esistono) posizioni di destra o di sinistra, il “bisognerebbe fare…” questo o quello. Ci troviamo, io come tutti i cittadini della “civilissima Europa”, di fronte a una situazione chiara: c’è una massa enorme di persone povere, disperate (oh certo tra loro ci sarà anche qualche delinquente! Ma tra noi non ce ne sono?) che scappa dalla guerra e dalla povertà, dai regimi che riducono i popoli alla fame.

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Gino Strada Quando leggo in questi giorni alcuni commenti sulla “emergenza migranti” mi vengono i brividi: non mi interessano (se esistono) posizioni di destra o di sinistra, il “bisognerebbe fare…” questo o quello. Ci troviamo, io come tutti i cittadini della “civilissima Europa”, di fronte a una situazione chiara: c’è una massa enorme di persone povere, disperate (oh certo tra loro ci sarà anche qualche delinquente! Ma tra noi non ce ne sono?) che scappa dalla guerra e dalla povertà, dai regimi che riducono i popoli alla fame. E’ così difficile capire che sono queste le spinte principali alla migrazione di parti di popolazioni di Paesi diversi? Possiamo darci spiegazioni, ciascuno la sua, del perché questo succeda. Ma alla fine un solo fatto è certo, una sola verità è inconfutabile: ci troviamo di fronte a centinaia di migliaia di persone disperate che chiedono aiuto. E bisogna fare una scelta, da esseri umani di fronte ad altri esseri umani. Qual è la risposta più “umana”? Ce lo ha insegnato qualcuno dal nome sconosciuto, forse un migrante, che ha esposto un cartello di protesta alla frontiera (a proposito, non erano state abolite in Europa?) di Ventimiglia “Noi vogliamo solo passare per raggiungere un posto dove ci sia umanità”. Al posto loro credo e spero che noi avremmo fatto la stessa richiesta, e avremmo sperato di incontrare tanti disposti ad aiutarci nella ricerca di una vita più ricca di umanità, magari preparandoci “il mangiare per il viaggio”, come si è sempre usato da noi, tra le persone per bene.

*L’articolo di Alessandro Leogrande (giornalista e scrittore) su Internazionale “L’offensiva della Lega sulla pelle dei migranti

La polemica intorno all’accoglienza dei profughi divampata nelle regioni del nord Italia conferma la spaccatura politica del paese, già sancita dall’ultima tornata delle elezioni regionali e comunali.

Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha scritto ai prefetti di non inviare altri profughi nella regione da lui amministrata. Non solo: dopo aver ribadito che “non c’è più posto” ha minacciato i sindaci che non obbediranno di privarli dei fondi regionali.

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Il fronte antiaccoglienza si è subito allargato alla Liguria e al Veneto e – per rincarare la dose – il segretario della Lega Matteo Salvini ha annunciato di voler occupare quelle prefetture che si atterranno alle indicazioni del governo centrale e non a quelle dei “propri” governatori. Ovviamente, nessuna legge dello stato contempla che sia un presidente di regione a decidere della politiche migratorie e, per di più, a intimare a sindaci e prefetti cosa fare o non fare, minacciando pesanti ritorsioni se non si adegueranno alle sue decisioni. In più, che a comportarsi come una sorta di federale dell’Italia che fu sia un ex ministro dell’interno è il sintomo di una distorsione profonda del rapporto stato-regioni. Sembra che la Lega stia proseguendo sotto altre forme la campagna elettorale appena conclusa, presidiando innanzitutto i “territori” in cui ha avuto un ampio successo e interpretando il potere locale come un potere assoluto, slegato dal contesto nazionale circostante. Che tutto questo emerga di fronte alla gestione della complicatissima emergenza profughi non è un caso. In questi giorni assistiamo a due forme di divaricazione nord-sud. Una su scala continentale, l’altra su scala nazionale. A livello continentale, gli stati nordeuropei hanno deciso di rinviare a data da destinarsi ogni seria discussione sulla ripartizione delle quote dei profughi che sbarcano sulle coste dell’Europa meridionale, in particolare Grecia e Italia. In Italia, i governatori delle regioni del nord vorrebbero invece scaricare su quelle meridionali (Sicilia e Puglia, in particolare) tutto il peso dell’accoglienza. In sostanza, in alternativa all’affondamento dei barconi, la Lega vorrebbe che i profughi (sistematicamente chiamati “clandestini”) restino nelle regioni in cui vengono lasciati dalle navi militari. Con questa doppia frattura sarà praticamente impossibile gestire organicamente gli arrivi dei prossimi mesi, fronteggiare la crisi siriana e quelle dei paesi del Corno d’Africa che, dati del ministero alla mano, costituiscono le principali aree da cui partono i richiedenti asilo. Vista da sud, la Lega non costituisce un’offerta politica alternativa alla crisi del berlusconismo, e per tanto – allo stato attuale – è difficile che possa accreditarsi come il partito nazionale che guidi il centrodestra alle future politiche Quanto all’Italia e alla sortita dei governatori leghisti, è possibile aggiungere però un ulteriore lettura politica di quello che sta succedendo. Alle recenti elezioni regionali, la Lega ha ottenuto un ampio successo in Veneto e Liguria (esattamente quelle regioni che accanto alla Lombardia guidano il fronte anti quote) e buoni risultati in Toscana e Umbria. Tuttavia, benché Salvini mirasse a fare della Lega un partito nazionale e abbia candidato le liste Noi con Salvini in molte città del sud, i risultati sono stati deludenti. In Puglia hanno ottenuto il 2,3 per cento, in molti comuni siciliani e calabresi tra l’1 e il 3 per cento, mentre in Campania alla fine non si sono proprio candidati. Vista da sud, la Lega non costituisce un’offerta politica alternativa alla crisi del berlusconismo, e per tanto – allo stato attuale – è difficile che possa accreditarsi come il partito nazionale che guidi il centrodestra alle future politiche. Per questo la sortita dei governatori leghisti ha innanzitutto la funzione di rinsaldare la collocazione settentrionale del partito, a patto di delineare l’immagine di un paese politicamente diviso. Ancora più diviso perché la crisi del “partito della nazione” renziano si è fatta evidente proprio in quelle regioni del nord che hanno lanciato la secessione dalle politiche dell’accoglienza. Sulla pelle dei profughi, la Lega ha lanciato la sua strategia di logoramento del governo. Il piano è evidente: partire dalle proprie roccaforti che, interpretate come un blocco omogeneo, si vorrebbe rendere politicamente autonome proprio su quelle materie che attengono al governo nazionale.

*Il comunicato stampa del Naga dopo le dichiarazioni di Lega e Comune sull’arrivo di migranti in Stazione Centrale

Da un anno e mezzo ogni giorno arrivano cittadini stranieri alla Stazione Centrale di Milano.
Da un anno e mezzo vengono forniti loro un’assistenza di base e beni di prima necessità al mezzanino della Stazione Centrale.
Da un anno e mezzo le persone che arrivano ricevono assistenza sanitaria dalle associazioni di volontariato perché, da un anno e mezzo, la Regione si rifiuta di aprire un presidio sanitario, nonostante gli appelli delle associazioni e del Comune.

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“In un giorno è cambiato tutto: la situazione in Stazione Centrale diventa la prima notizia su tutti i media, la Regione apre un presidio sanitario, oggi anche l’appello del Papa”, dichiara Luca Cusani, presidente del Naga. “Un’emergenza può essere definita come una circostanza imprevista che richiede un intervento immediato. Questa certo non lo è dato che dura da quasi due anni. Però rimane l’esigenza di un intervento immediato, ma anche duraturo e organizzato nel tempo. Il fenomeno non è destinato a fermarsi, dato che non sono destinate a fermarsi le motivazioni che spingono le persone a lasciare il proprio Paese: guerre, fame, instabilità, paura e la legittima forte volontà di un futuro migliore”, prosegue il presidente del Naga. “Pensavamo che il riconoscimento di diritti fondamentali come quello alle cure o sentimenti di umanità e accoglienza verso persone che, per fortuna, riescono ad arrivare nel nostro Paese senza morire in mare, fossero sufficienti per un’attivazione politica, sociale e umanitaria. Invece ci son voluti dei casi di scabbia – malattia, per fortuna, curabilissima – la visita dell’Assessore Regionale alla salute, che non si era mai visto prima alla Stazione e, poi, anche la visita del cardinale Angelo Bagnasco, per smuovere qualcosa. Meglio tardi che mai”, conclude il presidente del Naga. Il Naga continuerà a portare assistenza attraverso la sua unità mobile e ad informare i cittadini stranieri che avrà, ancora, il privilegio d’incontrare. Info: 349 160 33 05 – naga@naga.it – Facebook: https://www.facebook.com/NagaOnlus

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