Fermiamo il genocidio del popolo Palestinese! Corteo a Milano

SABATO 19 MAGGIO H.17.00 @PIAZZA SAN BABILA
MANIFESTAZIONE
* a sostegno della resistenza del Popolo Palestinese
* per ricordare il 70esimo anniversario della Nakba
* contro lo spostamento dell’ambasciata USA a Gerusalemme
* per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi
* per la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi
 
I 61 morti e oltre 2000 feriti nella Striscia di Gaza, uccisi dalle pallottole (vere) sparate dai soldati israeliani e dai raid con i droni su manifestanti indifesi (che anche avessero avuto davvero pietre e molotov ci dovete spiegare cosa avrebbero fatto contro uno degli eserciti più potenti del mondo) sono solo la punta di un iceberg.
La punta di un iceberg di una repressione che va avanti dal 28 marzo di quest’anno, da quando è iniziata la Marcia del Ritorno, e che ha visto più di 100 manifestanti, civili, tra cui anche donne e bambini, uccisi dall’esercito israeliano nell’ultimo mese e mezzo. 
La punta di un iceberg che è un sistema di apartheid e discriminazione, di pulizia etnica e segregazione iniziato 70 anni fa e continuato fino ad oggi, intensificandosi negli ultimi 20 anni con la costruzione del muro e con la moltiplicazioni delle colonie illegali nei territori occupati, per cui oltre il 95% dei Territori Palestinesi è, di fatto, sotto il totale controllo israeliano.
La punta di un iceberg di completa impunità, da parte di Israele (e dei suoi alleati), del diritto internazionale, come dimostrano le oltre 100 risoluzioni ONU che denunciavano la politica israeliana completamente ignorate, così come le sentenze del tribunale internazionale dell’Aja che sancivano come illegali il Muro e le colonie costruite da Israele in territorio palestinese.
Un diritto internazionale negato ieri anche dallo spostamento dell’Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, città che ogni dichiarazione ONU e processo di pace ha riconosciuto come condivisa dai due popoli (arabo ed ebraico) e su cui invece Israele reclama il controllo esclusivo, come dimostra la nuova estensione del Muro che Israele sta costruendo intorno a Gerusalemme Est, distruggendo case, espropriando terreni, annettendo nuovi pezzi e escludendo dalla possibilità di abitare la città la parte araba della popolazione.
E appaiono deboli e ipocrite le dichiarazioni dei paesi europei (tra cui l’Italia) che si dicono “preoccupati” che la scelta americana “comprometta il processo di pace”, nella realtà già annullato dalla continua cancellazione di ogni possibilità di autodeterminazione del popolo palestinese, con il suo governo ridotto in nome del “processo di pace” a cane da guardia dello stesso stato occupante, con la completa riscrizione della storia (a partire dalla toponomastica), con il rifiuto del diritto al ritorno, con la costruzione continua di nuove colonie, con l’assedio incessante a Gaza che dura ormai da 12 anni…
La stessa Italia, che oggi auspica la “pace”, ha scelto quest’anno di far partire proprio da Israele (e da Gerusalemme Est!) il Giro d’Italia, negando l’apartheid e l’occupazione, ringraziando Israele per le politiche di sicurezza del Giro che permettevano di vendere al mondo la favola de “l’unica democrazia del Medio Oriente” e di coprire sullo sfondo la distruzione sistematica di interi quartieri per far spazio a nuovi pezzi di muro.
 
I morti a Gaza di queste ore, di questi mesi, però ci parlano anche di un popolo che nonostante l’abbandono totale della Comunità e del Diritto Internazionale continua a resistere, continua ad affermare la propria soggettività e resilienza, la propria determinazione a un’esistenza degna e libera, il proprio diritto ad autodeterminarsi anche al di là dei giochi regionali di potere ed alla corruzione interna. Le imponenti manifestazioni di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme Est ci raccontano di una generazione di giovani donne e uomini che non accettano più di accontentarsi della promessa di una pace alle regole del più forte, in attesa del contentino sempre affermato e mai agito del prossimo negoziato, ma che dall’altra parte sanno anche che solo una risposta dal basso, moltitudinaria, politica e r-esistente può aprire una breccia nel muro.
 
 
qui la diretta sulla giornata di ieri fatta da NenaNews
 
e la diretta sulle manifestazioni di oggi in Palestina 

http://nena-news.it/nakba-day-nuove-proteste-il-giorno-dopo-la-strage/

 
alcune analisi delle ultime settimane sulla politica israeliana nei territori
 
 

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