#PRIDE2017: Nessuna persona è illegale, siamo tutte indecorose! Orgogliosamente meticci & queer

24 Giugno

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Pride Parade!

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 "NESSUNA PERSONA E' ILLEGALE, SIAMO TUTTE INDECOROSE"

e al suo interno quello degli studenti meticci & queer

"Siamo tutt* diversamente (A)normali"!

MANIFESTO METICCIO - QUEER

a cura del laboratorio KARABA dell'Università Popolare di SMS

Nessun testo alternativo automatico disponibile.Negli ultimi tempi abbiamo assistito al verificarsi di eventi che avremmo giudicato improbabili, che aprono la strada a scenari inediti e potenzialmente inquietanti. Dall'orrore del Bataclan e di Orlando, alla guerra in Siria, fino alla deriva sessista, razzista e oscurantista di Trump, all'incerto futuro dell'Europa...Viviamo un'epoca di grande confusione e dolore. Da dove cominciare per riprendersi da questi shock?"

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♦ Leggi l'appello della rete Nessuna Persona è illegale:

>> vai all'evento facebook

L'immagine può contenere: sMSLa rete Nessuna Persona è Illegale aderisce e partecipa al Milano Pride 2017, significativamente intitolato "DIRITTI SENZA CONFINE".
Avvertiamo una profonda sintonia tra i valori e le scelte politiche che ci ispirano e quanto il comitato promotore dichiara nel manifesto politico dell'iniziativa:
  • I confini non dovrebbero dare o togliere diritti, perché il concetto stesso di "diritto" non può essere soggetto a limitazioni spazio-temporali, ma deve essere tutelato sempre e ovunque. I diritti delle persone non possono dipendere da chi sia la persona in oggetto, da dove venga o da dove intenda andare: vanno semplicemente riconosciuti e garantiti sempre e comunque. Non esiste concetto di confine quando si parla di diritti!”
L'identità di genere, l'orientamento sessuale, il sesso, le forme in cui viviamo ed esprimiamo i nostri desideri, proprio come il luogo in cui siamo nate o nati, il colore della pelle, la lingua e la cultura attraverso le quali traduciamo in azioni e parole le nostre intimità, sono fili che intrecciamo per tessere le nostre soggettività, tutte favolose. Non è una vicinanza solamente ideale e sentimentale, ma materiale: abbiamo problemi comuni e comuni devono essere le nostre lotte. Nessuna persona è illegale e noi combattiamo ogni processo che genera ingiustizia e discriminazione, schierandoci dalla parte di chi ne è oppresso e oppressa:
  • Contro l'iniqua divisione internazionale del lavoro, che garantisce l'accumulo di risorse in una sola parte del mondo e impedisce a chi non ne fa parte una vita dignitosa, costringendo spesso le persone alla dolorosa, coraggiosa scelta dell'emigrazione;
  • Contro ogni forma di discriminazione su base etnica o sessuale e contro lo sfruttamento del lavoro e dei corpi, che impoverisce le persone imprigionandole in una crescente condizione di precarietà istituzionalizzata che ne restringe gli orizzonti, che diventa terreno di ricatto e sfruttamento generalizzato nel quale in relazione all'origine, all'identità di genere e all'orientamento sessuale possono verificarsi esclusione dall'accesso al lavoro, demansionamento, ridicolizzazione, senso di isolamento, controllo sulle abitudini private;
  • Contro il patriarcato, la più antica e radicata forma di ingiustizia e di sfruttamento, con la sua pretesa di far passare per "naturale" la sottomissione delle donne e l'esaltazione del maschio dominante, imponendone il modello fin dentro le nostre coscienze.
Attraversiamo un clima politico e culturale che sembra aver perso di vista la grande prospettiva dell’uguaglianza per offrire solo l’illusione di poter coltivare la propria sicurezza e la propria serenità erigendo barriere destinate a lasciar fuori il rumore, il dolore, la violenza generati dall’allargarsi della distanza tra privilegiati ed esclusi: anziché mettere in atto processi di redistribuzione della ricchezza si sprecano risorse nell’inutile tentativo di rinchiudersi in rifugi impermeabili.
Questo tentativo, evidente su scala internazionale (dal muro di Trump agli accordi bilaterali coi paesi a sud del Mediterraneo), si replica in realtà a tutti i livelli, fin dentro i nostri quartieri e le nostre vite quotidiane, arrivando con la legge Minniti a evocare la possibilità di disegnare nelle città zone di esclusione per determinate categorie di persone indesiderate , perché lesive del pubblico decoro: questo meccanismo innesca inesorabilmente un progressivo allargamento della “indesiderabilità”, e chi oggi lo applaude pensando di esserne protetto non si rende conto di essere destinato ad esserne travolto.
Combattiamo le ingiustizie attivandoci quotidianamente per superarle con la pratica della solidarietà reciproca e miglioriamo così nel concreto le nostre vite, e soprattutto costruiamo ponti tra soggetti che solo l'interesse di chi è privilegiato vorrebbe divisi; contro il razzismo e ogni discriminazione, non parole, ma solidarietà: questa la ragione della nostra adesione, questo lo spirito che intendiamo portare al Pride.
La manifestazione del Pride, espressione della dignità e dell'aspirazione alla libertà delle persone LGBTQI* a cui è stato per millenni negato il diritto all'esistenza, ha avuto un ruolo centrale nel loro processo di emancipazione, e tuttavia non è stata storicamente priva di contraddizioni: troppo spesso è stata dominata dalla visione e dagli obiettivi del gruppo oggettivamente meno discriminato, ovvero gli uomini gay bianchi, di cultura occidentale e con una buona posizione sociale, e spesso ha finito col restituire l'immagine di un momento di rivendicazione solo di diritti individuali, insensibile alle grandi questioni sociali che costituiscono la principale preoccupazione di miliardi di persone.
Queste contraddizioni emergono oggi ancora una volta nel desiderio di parte delle persone LGBTQI* di mostrarsi adeguate a quegli standard di “decoro” e “legalità” che si impongono per poter evitare l’esclusione, e anzi di cooperare alla loro affermazione; accade anche qui e ora, nel quartiere di Porta Venezia, storicamente luogo di convivenza tra le comunità delle persone originarie dell’Africa Orientale e quelle delle persone LGBTQI*, sotto forma dell’avanzare di progetti di "pulizia e riordino" che comporterebbero la presenza di guardie private e l’implicita minaccia di allontanamento delle persone che “disturbano” gli avventori dei locali.
Interventi di questo tipo avrebbero il solo effetto di creare una contrapposizione che oggi non esiste, scavando un solco di rancore e incomprensioni e andando a colpire la natura meticcia e multietnica di quel quartiere che ne costituisce la principale attrattiva: in Porta Venezia, come in ogni situazione dove nascano conflitti, i problemi sociali vanno affrontati in quanto tali, favorendo l'inclusione di chi vive la condizione di maggior svantaggio, non cercando inutilmente di nasconderli sotto il tappeto.
Riconoscendo il grande sforzo portato avanti negli anni dall'organizzazione del Milano Pride per superare questa contraddizione, includendo e facendo proprie le rivendicazioni di tutte le persone sfruttate e discriminate, noi intendiamo contribuire a questo processo portando nella manifestazione il nostro messaggio di solidarietà fra gli oppressi e le oppresse, impegnandoci per far sì che il Milano Pride 2017 sia ricordato come:
  • Un Pride meticcio, multicolore e antifascista, fatto dei corpi, dei desideri e delle legittime aspirazioni di persone di ogni provenienza e cultura;
  • Un Pride popolare, nel quale emerge il protagonismo di lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, giovani e famiglie dei quartieri popolari;
  • Un Pride antisessista, dove trovano spazio e dignità le rivendicazioni e le lotte per l'autodeterminazione delle donne, delle persone transgender, di chi non vuole riconoscersi nello schema di opposizione tra i due generi, così a lungo imposto da sembrare inevitabile.
Sarà un Pride nel quale alla giusta rivendicazione dell'uguaglianza dei diritti si aggiungerà quella che tali diritti non siano solo enunciati sul piano giuridico, ma garantiti nella realtà a tutte e a tutti: diritto alla casa, al lavoro, alla salute, per un'esistenza dignitosa e non schiava del bisogno, per consentire a ciascuno e a ciascuna di vivere la propria identità nella piena autonomia delle proprie scelte anche affettive e sessuali.
Sarà un Pride in cui i diritti civili (identità, genere, parità) andranno a braccetto con i diritti sociali (casa, reddito, Stato sociale), in cui ogni forma di violenza, anche quella economica, verrà considerata ostacolo alla libera espressione di ogni individuo.
Porteremo, naturalmente, le nostre vite e le nostre rivendicazioni: rivedere radicalmente le leggi ingiuste che impediscono di accedere al nostro paese e all'intera Europa in modo sicuro e legale, garantire la libertà di circolazione per ogni essere umano, investire in servizi e solidarietà per l'intera cittadinanza anziché nell'inutile innalzamento di muri.
Proporremo a tutte e a tutti di unirsi a noi nel chiedere l'immediata cancellazione delle odiose leggi Minniti e Minniti-Orlando, che non solo disprezzano i diritti delle persone migranti, ma diffondendo un clima di sospetto e paura costituiscono un grave pericolo per tutte e tutti; non dubitiamo che la maggioranza delle persone che parteciperanno al Pride non faticheranno in particolare a comprendere che l'erigere il "decoro" a criterio che permette di limitare la facoltà di spostarsi persino dentro le nostre città mette a grave rischio la loro, la nostra libertà.
Saremo con tutte le persone LGBTQI* e non che vorranno marciare quel giorno insieme a noi, ascolteremo le loro voci e proporremo loro la nostra alleanza, e sarà certamente una magnifica giornata di lotta e di festa.
Ci vediamo il 24 giugno in piazza Duca d'Aosta.
♦ Leggi il volantino del Coordinamento dei Collettivi studenteschi:
 
Come ogni anno, il 24 giugno avrà luogo il pride, occasione di festa per tutta la comunità LGBTQIA+ e di lotta all'omofobia.

Abbiamo intenzione di scendere in piazza per portare il messaggio di NO ONE IS ILLEGAL, sottolineare come razzismo, sessismo, fascismo e omofobia siano cause complementari che si intrecciano indissolubilmente,
per rivendicare la nostra volontà di un mondo libero da imposizioni di genere, differenze, disparità e confini;

per dire che siamo siamo stufi di una società che ci divide in barbie e ken, che ci dice come dobbiamo vestirci, che sport praticare, che professione intraprendere, cosa comprare, come comportarci, chi amare e come;


stufi di una concezione distorta di normalità basata su stereotipi binari di uomini macho e donne vestite di rosa, lesbiche coi capelli corti e gay con la borsetta.


Normalità significa essere "secondo una norma" ed essa è una regola che qualcuno ci impone.
Se questa è la norma, siamo fieramente ribelle, ribelli e anormali. Noi vogliamo essere libere e liberi.


Siamo giovani, siamo il futuro, la nostra cultura è fatta di intrecci, è ibrida, meticcia e questa è la nostra forza.
Quando diciamo che siamo tutti QUEER, intendiamo affermare una dichiarazione politica, un grido di rifiuto contro ogni imposizione e divieto ai nostri corpi e ai nostri desideri, l'espressione di come vediamo nascere una società nuova, meticcia e pronta al cambiamento.

Siamo tutte e tutti meticc*, Siamo tutte e tutti queer.

Ci vediamo in piazza il 24 giugno per una giornata di festa con musica e piena di colori!!

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